Juve, dal ritorno di Allegri ai giocatori: storia di un progetto sbagliato

TORINO – Da Allegri ad Allegri, da una Juventus all’altra per scoprire che invece è sempre la stessa, anzi addirittura peggiorata: perché, a livello di uomini, quella squadra che uscì ai quarti contro l’Ajax era superiore a quella appena sconfitta dal Villarreal. Dopo quattro passaggi a vuoto e tre allenatori diversi, l’ultimo dei quali la fotocopia del primo, i bianconeri hanno in parte smarrito il senso del loro futuro. Perché un diverso progetto di gioco è naufragato non dell’idea del cambiamento, ma negli uomini sbagliati per condurlo, e ora ci si ritrova al punto di partenza. Anzi, più indietro. Tutto questo, in un calcio italiano senza Champions a marzo, e a una manciata di giorni dai pericolosissimi spareggi mondiale: una crisi di sistema che la Juventus ha appena ribadito, ma che tutte le nostre squadre impegnate nelle Coppe hanno vissuto e stanno vivendo in modo impietoso. Eppure gli azzurri sono campioni d’Europa: oggi, sembra difficile credere che ci siano davvero riusciti. Eppure accadde, in un passato recente che già sembra lontanissimo.

L’allenatore

Come si cambia: è solo una bella canzone. Nella vita, e anche nel calcio, si resta nella sostanza quello che si è. Massimiliano Allegri gioca da sempre in questo modo, a volte produttivo, altre volte un po’ antico. Per lui, il calcio è adattabilità alle caratteristiche dei giocatori a disposizione. Per divertirsi, ripete, è meglio andare al circo (che pure è uno degli spettacoli più tristi e deprimenti al mondo). Tornando ad Allegri, la Juventus si è legata questa idea fissa, la stessa che Andrea Agnelli aveva provato a scavalcare con Sarri e Pirlo, tecnici sbagliati in un ragionamento giusto: e si è legata per quattro anni, a più di otto milioni di euro netti a stagione. Questo adesso diventa un obbligo, più che una scelta. Allegri e Vlahovic sono, per ragioni diverse, le uniche certezze della prossima Juve che proverà per l’ennesima volta, dopo un quarto di secolo di inutili tentativi, l’assalto alla Champions. Che non è più una maledizione, ma un torneo disputato e vinto da molte squadre migliori della Juventus.

I giocatori

Per buona parte della squadra, lo 0-3 contro il Villarreal è sembrato un ultimo giro di giostra. Limitandoci ai titolari in campo contro gli spagnoli, non è pensabile che nella prossima Juventus possano ancora esserci, nella formazione-tipo, uomini come Danilo, Rugani, De Sciglio, Arthur e Rabiot. A loro vanno aggiunti altri personaggi che saranno condizionati dall’anagrafe o da evidenti limiti, oppure buone figure di secondo piano come, ad esempio, McKennie e Bernardeschi. Ma il più estraneo di tutti al progetto bianconero diventa, per assurdo, il giocatore tecnicamente più dotato, cioè Paulo Dybala: nello schema attuale, tanto più con il ritorno di Chiesa, non c’è spazio per l’argentino. Questione tattica, e in parte atletica (gli infortuni in serie), rafforzata da considerazioni finanziarie: la Juventus non si accollerà un altro contratto così oneroso e punterà a rinforzarsi altrove.

Servono almeno due laterali, un regista (non si chiama più così, ma è sempre una figura essenziale), un centrocampista di livello europeo e un centrale difensivo. In prospettiva, anche un portiere. Ma, di più, serve un’idea di squadra che si è smarrita sia nel cercare il nuovo (Sarri, Pirlo), sia nel riaffidarsi al vecchio (Allegri). Si dovrà lavorare anche sulla forza psicologica di un gruppo incapace di reagire alle difficoltà nelle diverse fasi di un match, quasi mai pronto alle rimonte: dopo avere preso il gol, la Juve è uscita mentalmente da sé stessa e dalla partita, mentre all’andata gli spagnoli si erano ritrovati proprio dopo lo svantaggio.

Certo, ora c’è Dusan Vlahovic, una certezza. Ma questo giovane centravanti di rango dovrà crescere e abituarsi a una grande squadra: da solo, non potrà colmare altri evidenti limiti. E per abituarsi a ciò che significa una grande squadra, occorre giocarci: in questo momento, e da anni ormai, la Juventus non lo è più.

Juve, dal ritorno di Allegri ai giocatori: storia di un progetto sbagliatoFonte Repubblica.it

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