Juve, cercasi personalità e rinforzi. Per Allegri la strada è subito in salita

Ritrovare la Juventus con un solo punto in classifica dopo due giornate, e soprattutto con un calendario tutt’altro che impossibile, è uno scenario che sarebbe stato impensabile fino a due settimane fa. La squadra di Allegri, o per meglio dire la “non squadra” rifacendosi al labiale di Chiellini intercettato nel dialogo con l’allenatore, ha mostrato lacune sia tecniche che caratteriali, venendo sonoramente fischiata sia a metà partita, con l’Empoli già in vantaggio per 0-1, sia al termine dell’incontro.

Il malumore dell’ambiente

Eppure fino a poco prima dell’inizio della partita, il mondo bianconero aveva mostrato la reazione di carattere migliore possibile di fronte all’addio di Ronaldo. “La squadra viene prima di tutto” era il leit motiv per i tifosi, convinti che Bonucci e compagni avrebbero compensato con una prova di carattere all’assenza di colui che in questi tre anni aveva trovato sempre la via per togliere dai guai la Vecchia Signora. Condizionandone però, nell’immaginario collettivo, il gioco con la sua ossessione per il gol. Dopo la prestazione del primo tempo, invece, scarica e con errori tecnici desolanti, è piovuta sul capo dei bianconeri una bordata di fischi, ripetuta a fine partita. Ronaldo è mancato, senza dubbio, ma soprattutto si è sentita l’assenza di qualcuno in grado di togliere dall’imbarazzo la squadra con una giocata, un tiro, un’invenzione: Dybala alterna picchi sublimi a baratri incomprensibili.

La rabbia dei tifosi

I più bersagliati di tutti sono stati Rabiot e Bentancur. Entrambi, nel momento in cui hanno lasciato il campo, sono stati travolti da fischi di disapprovazione: forse, anzi certamente, la loro partita non è stata delle migliori, ma individuare nei due calciatori gli unici responsabili sembra ingeneroso. La Juve si è dimostrata scollata, un gruppo di individualità disconnesse l’una dall’altra, con diversi calciatori fuori ruolo anche se il “ruolo” rappresenta un concetto ormai vecchio per qualcuno. Eppure dover dirottare, alla seconda giornata di campionato, un difensore esterno come Danilo in posizione di regista, è una doppia “riga blu” sugli errori di programmazione. Dopo l’infortunio di Ramsey, l’ennesimo stop per un calciatore dalle enormi doti tecniche, pari solo alla fragilità fisica, Allegri ha dovuto scegliere: con Locatelli indietro di condizione, l’unica carta possibile è stata piazzare Danilo vertice basso nel 4-4-2 schierato dal tecnico. Il risultato in campo non poteva essere diverso da quello visto ieri sera all’Allianz Stadium.

La rosa giovane

Ci perdonerà Max Allegri, ma la teoria della squadra giovane e con poca esperienza non regge. La rosa della Juve non è più giovane di quella dell’Empoli e di tante altre squadre in Serie A e, soprattutto, i giovani portano nomi pesanti come Chiesa, De Ligt, Kulusevski: quasi 200 milioni in tre. Eppure sarà proprio il mercato a dover fornire risposte al tecnico. Quali? Difficile da capire, visto che al momento il club naviga a vista. Dopo aver lavorato quasi due mesi per chiudere la trattativa Locatelli e aver visto partire Ronaldo in tre giorni (per inciso: ottima la gestione della società, anche se tutti sapevano che Ronaldo se ne sarebbe andato. Perché non anticipare la resa dei conti? ndR), oggi la Juve naviga a vista. Anche se a centrocampo emergono le lacune più evidenti, il club ha provato a riaprire la pista Icardi con il PSG, anche se l’attaccante argentino non sembra essere la soluzione a tutti i mali. Possibile invece il ritorno di Pjanic, messo ufficialmente in uscita da Koeman: le due settimane di stop per le nazionali arrivano probabilmente nel momento giusto. Il tempo per riprendersi non manca, evidentemente: ma considerare i problemi della Juve un semplice malanno di stagione, e non dei difetti strutturali, non aiuterà a trovare la soluzione.

Fonte Repubblica.it

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