Juve bocciata, la strategia dell’attesa in Europa non paga

LONDRA – Più che dalla sconfitta, la Juve è scossa dal senso di ridimensionamento da cui è stata avvolta dopo l’impietosa disfatta in Champions League, che in ogni caso è più dura che sorprendente: quattro gol di differenza tra i capolista della Premier e campioni d’Europa e i sesti in classifica (ma primi per fatturato, monte ingaggi e valore patrimoniale della rosa) nel campionato italiano ci possono stare. Forse la questione va ribaltata: di veramente eccezionale c’è il fatto che i bianconeri si siano qualificati per gli ottavi di finale con due turni d’anticipo grazie anche alla vittoria casalinga sul Chelsea. Sono quelli gli avvenimenti fuori norma, assai più di un tracollo contro una formazione più forte in tutto: nelle tecnica, nella forza, nella freschezza, nella strategia, nello spirito, nel ritmo, nella velocità, nella mentalità e finanche nel senso di appartenenza, visto che tre gol su quattro li hanno segnati ragazzi cresciuti nel vivaio. Su ognuno di questi piani la Juve è inferiore e sull’ultimo può opporre alla tripletta dell’academy (Chalobah, James, Hudson-Odoi) i sei palloni toccati da Kean nei 28 minuti e 57 secondi a sua disposizione: dal settore giovanile non c’è niente altro da proporre.

La seconda sconfitta più rovinosa della storia

Martedì sera, la Juventus ha incassato la seconda sconfitta più pesante della sua storia internazionale. Per trovarne una più eclatante bisogna risalire al 1958-59, ritorno del primo turno di Coppa dei Campioni: dopo la vittoria per 3-1 all’andata contro il Wiener Sport-Club, i bianconeri crollarono in trasferta e persero 7-0, malgrado in quella squadra ci fossero giocatori come Charles, Boniperti e Sivori. Mai la Juve in Champions aveva perso con quattro gol di scarto, però il vero timore è che il rovinoso risultato di Londra non sia fuori contesto o uno scivolone da mettere tra due parentesi, bensì il metro per misurare l’attuale valore europeo della Juventus. Szczesny, il più drastico nei commenti (“Gara tragica, sconfitta inaccettabile”), ha parlato di “netta differenza tra noi il Chelsea”, invece gli altri giocatori sono stati più sfumati, ricordando che un mese fa allo Stadium le cose erano andate ben diversamente. Ma il timore diffuso che il rapporto di forze tra le squadre sia quello visto martedì sera e non il 29 ottobre e che l’impresa eccezionale sia stata il successo dell’andata (per altro accompagnato da un cammino sicuro contro Malmoe e Zenit) e non questo tracollo, perché a Stamford Bridge la Juve non è stata in grado di giocare una partite “europea” a livello di ritmo, di intensità e soprattutto di mentalità. In Champions l’abitudine delle squadre forti è ribattere colpo su colpo, mentre i bianconeri continuano a non avere altra strategia che l’attesa.

Allegri soddisfatto per le barricate, ma la Juve ha un solo tema di gioco

Allegri è stato tenero nei giudizi, non s’è capito se per convinzione (credeva davvero a quello che diceva?) o per evitare di aggravare la situazione con la sua arrabbiatura. “Ci teniamo il buon primo tempo”, ha detto: cioè quel lasso di gioco in cui il Chelsea ha avuto il 59% di possesso palla, ha battuto 8 corner a 1 e fatto 12 tiri a 4, numeri semplici che raccontano di una gara a senso unico. Nell’analisi della partita, Max ha rinunciato a ogni visione generale ma si è aggrappato ai particolari, alle marcature che a un certo punto si sono allentate, alle sbavature difensive indotte dalla pressione dell’avversario, alla concentrazione che a un certo punto è diminuita. Però ha considerato evidentemente corretta l’impostazione tattica della gara, che è la stessa che la Juventus sta applicando contro avversari di livello medio o alto: l’attesa e la ripartenza. In Italia funziona, in Europa può funzionare (è successo col Chelsea all’andata e a San Pietroburgo) ma alla lunga i limiti di questo atteggiamento sono evidenti, un atteggiamento che l’altra sera la Juve non ha voluto modificare di un’unghia nemmeno una volta in svantaggio.

Allegri continua a preparare partite impostate sugli attimi: confida che i suoi colgano al volo l’episodio (difatti li sta rimproverando perché non sono abbastanza concreti in avanti, non per la scarsa produttività del gioco offensivo) e che poi lo difendano con una difesa che ha grandi capacità di protezione dell’area di rigore, ma non c’è una visione più alta del gioco collettivo. Lui pensa a mosse tattiche che spesso funzionano (l’idea di sfidare il Chelsea con due incursori laterali a sorpresa come Chiesa e McKennie era molto buona, sulla carta) ma manca una strategia generale di ampio respiro. Punta a partite senza sbagli, in cui gli attaccanti sfruttino un’occasione su tre e i difensori si impongano sistematicamente sull’avversario diretto: è un sistema che si regge sul fragile equilibrio della perfezione, basta un errore a destabilizzarlo.

La dimensione internazionale degli ex giovani Chiesa e Locatelli

Poi bisognerebbe analizzare con cura come sia possibile che questa squadra abbia sostanzialmente lo stesso valore di mercato e un monte ingaggi più alto di quella che fu vice-campione d’Europa nel 2017 ma che esprima valori tecnici sideralmente inferiori. La Juve resta l’unico club italiano con parametri economici da big europea (fatturato, stipendi), ma si sta sempre più allontanando dal vertice. E all’interno della società si stanno ponendo delle domande anche sull’effettiva caratura internazionale di acquisti considerati senza ombra di dubbio azzeccati, come Chiesa e Locatelli: il primo è costato 60 milioni e il secondo 35, non sono più di primo pelo (uno ha 24 anni, l’altro 23) ma a questi livelli fanno molta fatica a reggere il confronto. Chiesa in queste due stagioni ha avuto grandi sprazzi ma nessuna continuità, mentre Locatelli paga probabilmente il noviziato in Champions. Ma con quell’età e quel costo, dovrebbero già essere delle certezze, non due di cui si resta in attesa.

Fonte Repubblica.it

Condividi
Subscribe
Notificami
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
0
Would love your thoughts, please comment.x
()
x
Available for Amazon Prime