Jorge Mendes, chi è l’agente di Ronaldo che muove squadre intere

Non deve sorprendere che un volo privato atterrato a Torino desti tutta questa attenzione. Non se il volo accompagna Jorge Mendes. Per chi non fosse avvezzo al mercato del calcio, il signor Mendes è semplicemente l’uomo più potente della storia delle contrattazioni tra calciatori e squadre. L’uomo che ha fondato un impero chiamato Gestifute, e a cui l’etichetta di “procuratore” sportivo va decisamente stretta. Non fosse altro perché intorno a Mendes non ruotano più solo calciatori o allenatori. Ma interessi che coinvolgono intere squadre. E molto, molto di più.

Il regalo di Cristiano

Tutto iniziò nel 1996: fino a quel momento, Mendes gestiva una discoteca, terreno di coltura per creare rapporti con i calciatori che la frequentavano. Ma è intorno a due nomi che il portoghese nato a Lisbona nel 1966 ha costruito la propria fortuna: José Mourinho e Cristiano Ronaldo. Del loro antagonismo con Guardiola e Messi s’è alimentato il calcio globale negli ultimi 15 anni. Negli ultimi 11 anni è stato votato 10 volte Miglior agente dell’anno ai Global Soccer Awards (da lui promossi e sostenuti). Quando Mendes si sposò, nel 2015, con Sandra Barbosa (da cui aveva già avuto due bambine) Cristiano gli regalò un atollo in Grecia. Sì, un’isola: abbastanza per intuire cosa sia stato Jorge per CR7. Quell’evento, con oltre 400 invitati, fu celebrato in Portogallo come un matrimonio reale.

Non solo procure

E in fondo Mendes è davvero un sovrano: l’impero è cresciuto prima in Portogallo, pervadendo i migliori giocatori della Nazionale portoghese, frantumando la concorrenza dei vecchi monopolisti proponendo un atteggiamento più aggressivo nelle compravendite per assecondare le volontà dei suoi calciatori. Ma nel tempo la Gestifute ha smesso (per la verità molto in fretta) di occuparsi solo di procure. Prima acquistando i diritti di immagine dei suoi calciatori. Poi entrando nel capitale, acquistando percentuali intere del cartellino. Avendo quindi interessi diretti nel trasferimento. Successe con Radamel Falcao (ne deteneva il 50%) ma non solo. Un gioco che costrinse la Fifa nel 2015 a regolamentare i trasferimenti per vietare le cosiddette “Tpo”, (third-party ownership) ossia i soggetti che operano come parte terza interessata. Anzi, proprietaria. E che drenano così soldi al sistema calcio. Vietando ai giocatori di stipulare accordi sui diritti economici con investitori terzi. In quell’anno, Mendes ha fatturato qualcosa come 400 milioni di euro.

Wolverhampton targato Mendes

Ma il gioco era già fatto. Mendes ha saputo tessere una trama profonda anche con nuove proprietà. In Francia, ha per anni avuto nel Monaco una base ideale, facendo transitare per il club alcuni dei suoi calciatori migliori da mettere in vetrina, sfruttando le disponibilità del russo Dmitry Rybolovlev per far transitare nel Principato gente come Bernardo Silva o Falcao. Una sorta di porto di scambio. Situazione poi ripetuta col Valencia: sempre nel 2015, in un confronto tra Valencia e Monaco, c’erano tra campo e panchina 19 calciatori gestiti da lui. Oggi il simbolo di questo modus è il Wolverhampton, in Premier League: il club inglese, di proprietà del colosso cinese Fosun, è in realtà il club di Mendes, con 10 calciatori gestiti dalla Gestifute, titolare di fatto dell’amministrazione sportiva della società. Una specie di feudo da cui esercitare potere. E fare soldi: una cosa che a Mendes viene benissimo da anni.

Fonte Repubblica.it

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