James Rodriguez va a giocare in Qatar: tra carattere e incomprensioni con i tecnici, come si è perso un grande talento

Neanche in Inghilterra si è sentito a casa sua, James. Nella terra di Sua Maestà si era messo al servizio di Carlo Ancelotti, l’allenatore che per lui stravede. Ma, col passaggio del suo mentore al Real Madrid, Rodriguez ha salutato la Premier League per firmare un contratto di tre anni con l’Al-Rayyan. In termini più chiari: a soli 30 anni farà il ricchissimo pensionato a Doha e sfiderà nei derby con l’Al-Sadd Xavi – monumento del Barcellona – che del club qatarino è l’allenatore, dopo esserci arrivato da giocatore a 35 anni. Ma la storia potrebbe non finire qui, perché in agguato c’è il Psg.

Il colombiano è sbarcato in Europa a soli 20 anni, con quel nome che la mamma gli diede per amore della saga di 007 ma che si pronuncia alla spagnola, con la j che diventa una h aspirata e il resto che si legge come si scrive. Nei tre anni al Porto – dal 2010 al 2013 – aveva già vinto campionati, coppe nazionali e perfino un’Europa League (anche se da riserva), oltre a sposarsi con la pallavolista Daniela Ospina, sorella di David, attuale portiere del Napoli (la coppia si separerà nel 2017).

Ma agli occhi del mondo calcistico intero Rodriguez si svelò nei mondiali brasiliani del 2014, trascinando la sua Nazionale fino ai quarti di finale. Fu capocannoniere del torneo, con sei reti, di cui due da vedere e rivedere: il dolcissimo pallonetto nella partita del girone contro il Giappone, in cui regalò anche due assist e, soprattutto, il magnifico gesto tecnico negli ottavi contro l’Uruguay: controllo di petto con le spalle alla porta, giravolta immediata e sinistro al volo, da fuori area, con palla che batte sulla traversa ed entra in rete. Roba da highlights della storia del torneo. Come spesso/sempre in questi casi, Florentino Perez – presidente del Real Madrid sia oggi che allora – disse: “Lo voglio, ad ogni costo”. E il costo fu un’enormità ai tempi, 80 milioni versati nelle casse del Monacò, dove James era arrivato appena un anno prima.

La presentazione fu maradoniana: 45.000 persone allo stadio per applaudirlo e 345.000 magliette col suo nome e col suo numero vendute in sole 48 ore, record assoluto, in così poche ore, per il club di Madrid. Dove Rodriguez incontrò l’allenatore della sua vita: Carlo Ancelotti, appunto, con cui ha poi intracciato i destini anche in Germania e in Inghilterra. A maggio 2015 il tecnico emiliano viene esonerato e per il suo pupillo, complici i pessimi rapporti prima con Benitez e poi con Zidane, gli spazi si restringono, nonostante 37 gol e 42 assist in 125 presenze: A luglio 2017, Ancelotti convince la dirigenza della sua nuova squadra, il Bayern Monaco, a ingaggiare il colombiano con un prestito biennale. Ma due mesi dopo, a settembre, la stessa dirigenza lo licenzia. E anche qui si ripete lo stesso copione: James perde il suo sponsor principale e, nonostante 15 gol e 20 assist in 67 presenze, a fine prestito il Bayern non lo riscatta e lo rimanda a languire in panchina a Madrid. Nel mezzo, un abboccamento di mercato col Napoli dove nel frattempo era arrivato un nuovo allenatore. Chi? Ovviamente Ancelotti. Che riuscirà a portarlo all’Everton nel 2020. Questa volta la cessione è a titolo gratuito, altro che 80 milioni, ma il contratto di due anni rimane solo sulla carta. Ancelotti torna al Real, dove seguirlo è di fatto impossibile, all’Everton arriva il vecchio “nemico” Rafa Benitez e Rodriguez se ne va, questa volta in Qatar, dopo che radiomercato aveva accostato il suo nome al Milan.

Sembra un finale triste, inevitabile per un grande talento dal carattere non facile. Lui che nel 2016 non si fermò all’alt della polizia spagnola mentre correva a 200 all’ora verso il centro tecnico del Real; lui, protagonista di scazzottate varie nello spogliatoio della Colombia; lui, sempre lui, che ha organizzato un party su uno yatch in piena pandemia. Ma, come ogni film dove James è protagonista, può esserci la sopresa finale: l’Al-Rayyan di Doha potrebbe essere solo un “parcheggio” per il colombiano. Lì i proprietari del Psg, la Qatar Investment Authority, possono metterlo sotto osservazione per poi portarlo in tempi più o meno brevi a Parigi, nella Ligue 1, dove giocava nel 2014, l’anno magico in cui Rodriguez si svelò al mondo.

Fonte Repubblica.it

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