Inzaghi e l’Inter d’accordo, la finale di Coppa è già un traguardo. E si guarda al futuro

Inzaghi e l'Inter d'accordo, la finale di Coppa è già un traguardo. E si guarda al futuro

Sembra un paradosso ma non lo è: il risultato della finale di Coppa Italia di questa sera e le ultime partite di campionato non cambieranno poi molto la considerazione che l’Inter ha di Simone Inzaghi e viceversa. Contraddicendo l’adagio secondo cui i conti si fanno alla fine, l’allenatore ha anticipato il bilancio della stagione già ieri, alla vigilia della partita che potrebbe assegnare ai nerazzurri il secondo trofeo stagionale dopo la Supercoppa di gennaio. Un modo per togliere pressione dalla squadra in vista di una gara importantissima, certo. Ma anche una dichiarazione di intenti, che non tutti i tifosi interisti hanno apprezzato: arrivare in fondo a tutti i tornei a cui si prende parte è importante di per sé, indipendentemente da come va a finire.

Tutti i trofei contano

Nel presentare la partita di questa sera, andando oltre le domande e le aspettative dei cronisti, l’ex tecnico della Lazio ha tracciato il manifesto del proprio lavoro: il campionato è cruciale in una stagione, certo, ma tutte le competizioni devono essere affrontate con uguale serietà. Un proclama in linea con la storia di un allenatore che negli anni della tirannide bianconera è riuscito a vincere in biancoceleste la Coppa Italia e la Supercoppa per due volte. La terza l’ha alzata quattro mesi fa, da tecnico nerazzurro, sempre contro la Juventus di Allegri. E proprio alla Juve sarebbe potuto finire Inzaghi qualche anno fa, visto che Marotta lo stima da sempre. Ora che lo ha portato alla Pinetina non vuole rinunciare al vantaggio di averlo in panchina anche il prossimo anno, alla guida di una squadra che lui conosce e che lo conosce. Quest’anno nelle prime 12 gare di campionato, in piena fase di rodaggio fra tecnico e giocatori, l’Inter ha accumulato 7 punti di ritardo dal Milan. La speranza dei dirigenti nerazzurri è partire invece già pronti al via il prossimo agosto.

Oltre le aspettative

“Essere qui a giocarci campionato e coppa dimostra che abbiamo fatto un grandissimo lavoro. L’8 luglio scorso non mi sarei aspettato tutto questo”, ha detto Inzaghi, tornando indietro al giorno zero in cui, nella pancia di San Siro, presentò ai tifosi nerazzurri se stesso e la sua Inter senza più Lukaku, Hakimi ed Eriksen. Una squadra da qualificazione Champions, ad andar bene, secondo la maggioranza degli osservatori. Otto mesi più tardi si ritrova ad essere il primo allenatore interista a giocarsi una finale di Coppa Italia dopo undici anni. E l’allenatore che, dopo la trentaseiesima giornata di campionato, ha fatto più punti di tutti all’Inter dal 2000 in avanti dietro al solo Mourinho, capofila dei tecnici convinti del fatto che non esistano trofei inutili, capace di piangere per una finale di Conference League conquistata con la Roma.

I passi falsi in campionato

Certo, le cose sarebbero state molto più semplici e certe se l’Inter avesse evitato quel mese e mezzo di carestia fra febbraio e marzo, quello dei sette punti in sette partite, a partire dalla doppietta di Giroud che ha ribaltato il risultato del derby e rilanciato il Milan nella corsa scudetto. “Quel calo è valso una finale di Coppa Italia e un grande ottavo di Champions col il Liverpool: lo rifarei”, analizza ora l’allenatore, chiudendo così il cerchio. Se l’anno prossimo vorrà evitare periodi di black out dovrà lavorare sulla testa dei giocatori. E la società dovrà mettergli a disposizione una rosa in cui ogni titolare abbia un sostituto all’altezza, compreso Marcelo Brozovic, le cui assenze sono coincise con i momenti più difficili per l’Inter. Ma non è solo il croato a essere mancato in momenti clou. Continua a fare male, per squadra e tifosi, la sconfitta di Bologna, dovuta alla contingenza di non potere contare né su Handanovic né su Bastoni, che faticosamente ha recuperato da un guaio muscolare per essere in campo questa sera. Per il resto Inzaghi avrà tutti a disposizione. In attacco, al fianco di Lautaro, dovrebbe trovare spazio Dzeko, che all’Olimpico in giallorosso ha passato le sei stagioni della sua piena maturità come centravanti. Ma che a Roma non ha mai vinto un trofeo. 

Fonte Repubblica.it

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Nerazzurro
Ospite
Nerazzurro
7 giorni fa

La Juve pareggia grazie ad un gran gol di Handanovic….