Investcorp vicino al Milan: dove investe e quali interessi ha il fondo del Bahrain

MILANO — Passato in una sola turbolenta annata, nel 2017-2018, dalla storica proprietà italiana di Berlusconi a quella opaca del cinese Yonghong Li fino a quella americana del fondo Elliott di Paul Singer, inedita e di stampo prettamente finanziario, ora il Milan, nemmeno quattro anni dopo i continui ribaltoni al vertice, può andare incontro a un’altra rivoluzione. Diventare arabo. I tifosi lo hanno scoperto a poche ore dalla partita col Genoa, la prima del ciclo delle ultime sei di campionato in cui la squadra si gioca lo scudetto che interromperebbe un digiuno lungo 11 anni, ma anche a tre giorni dal derby della semifinale di ritorno di Coppa Italia, trofeo che il club italiano più titolato in campo internazionale non vince dal 2003. La notizia sullo stato avanzato delle trattative col fondo del Bahrain Investcorp, sulla base di 1,1 miliardi di euro, è arrivata dalla Francia, dalla quale erano già rimbalzate negli anni scorsi le indiscrezioni sull’interessamento di Bernard Arnault, padrone del gigante del lusso Lvmh, che le aveva poi smentite. La crisi finanziaria mondiale, sotto la pandemia, ha in seguito congelato ogni ulteriore accostamento di nuovi potenziali acquirenti, americani, russi e arabi.

La due diligence e il Lille

Ma adesso che l’economia sembra entrata nella fase del post Covid, che quasi mezza Serie A è diventata americana e che in Premier League il Newcastle ha la targa saudita, nessuna vera smentita ha ancora fatto seguito all’inchiesta del quotidiano sportivo francese L’Equipe, che nell’occuparsi della situazione del Lille, campione uscente della Ligue 1, ha scoperto il nome di Investcorp: il fondo del Bahrain punterebbe al doppio acquisto, sia del Milan sia del Lille. Si sono via via aggiunte autorevoli conferme sulla trattativa Investcorp-Milan: quelle di Reuters, Forbes, Financial Times e Bloomberg, che parla anche del supporto all’operazione del fondo sovrano degli Emirati Arabi Uniti. L’esclusiva sulla trattativa, iniziata l’1 aprile, sarebbe di due settimane. A Repubblica risulta che nelle scorse settimane si sia già svolta la due diligence sui conti, propedeutica all’accordo. 

Il bilancio risanato 

L’assenza di commenti ufficiali da parte del fondo Elliott – e anche di Investcorp – è una consuetudine consolidata: era accaduto anche in passato, di fronte ad analoghe indiscrezioni. Negli ambienti economici il mantra sul ruolo a termine della proprietà americana era un ritornello fin dal luglio 2018, quando il colosso finanziario di Paul Singer rilevò il club da Yonghong Li, debitore insolvente: “Il fondo Elliott, per sua natura, prima o poi venderà”. Più prima che poi, pare adesso, il che è certamente inatteso per le tempistiche, non per la sostanza. Il Milan resta in effetti tra i marchi calcistici più importanti del mondo e lo è a maggior ragione grazie al rilancio sportivo, col secondo posto dello scorso campionato e il ritorno in Champions League dopo sette anni di esilio. Anche la prossima edizione della Champions è già prenotata, indipendentemente dall’esito della corsa scudetto.

Elliott ha risanato i conti, il bilancio si sta a poco a poco aggiustando e avvicinando al pareggio, i ricavi commerciali sono aumentati del 40%, gli ultimi 6 mesi hanno fatto registrare un attivo, la crescita del fatturato ha riportato il Milan tra i primi 20 club al mondo (al diciannovesimo posto) e la partecipazione bis alla Champions può garantire l’ulteriore scalata. Non c’è dunque migliore momento per attirare gli investitori, visto che la società ha riacquistato valore e pare sempre più indirizzata verso l’ulteriore valorizzazione.

Un affare immobiliare: lo stadio e il nuovo Milanello

Il nodo, oltre al prezzo d’acquisto che non si è discostato mai molto dal fatidico miliardo, è sempre stato il nuovo stadio, non a caso il chiodo fisso del Milan, che in consorzio con l’Inter lo vuole costruire a San Siro, abbattendo l’attuale Meazza, e si è appena scontrato col sindaco Sala sul dibattito pubblico e sull’allungamento dei tempi della burocrazia, minacciando il trasloco a Sesto San Giovanni. L’aspetto immobiliaristico della vicenda non va trascurato, perché nelle scorse settimane, come Repubblica può rivelare, si è fatta strada anche l’ipotesi del trasloco dell’intero quartiere generale milanista da Milanello a un’altra area di San Siro. Per ora si tratta di progetti in embrione, ma c’è un particolare non secondario, nella storia del fondo arabo che punta all’acquisto della società: i suoi crescenti investimenti immobiliari.

Sarebbe questa – più dell’eventuale indagine Uefa sugli intrecci delle proprietà di Milan e Lille (“tutti i club partecipanti alle competizioni Uefa vengono monitorati dagli organi competenti”, è l’asettico rilievo di Nyon) – la ragione principale dell’accelerazione della trattativa col fondo del Bahrain, Paese molto impegnato nello sport e capace di portare nel 2016 lo sceicco Salman al ballottaggio per le elezioni alla presidenza Fifa con Infantino. La trattativa potrebbe dunque concludersi anche in tempi brevi, data la suddetta esclusiva di 2-3 settimane, in cui verrebbero messi a punto tutti i dettagli dell’operazione.

Già da qualche mese Elliott aveva intensificato i suoi tentativi per trovare un acquirente, specificando proprio che la base di una trattativa non sarebbe stata più bassa di un valore attorno al miliardo: è la valutazione che permetterebbe al fondo di uscire in positivo dall’avventura nel Milan, avendo finora investito circa 700 milioni. E avendo raggiunto gli obiettivi che si era posto Elliott: risanamento finanziario della società, conferma della qualificazione in Champions, progetto dello stadio avviato. Perché se non ci sarà il nuovo San Siro, la strada pare comunque tracciata verso Sesto.

I nuovi contratti: Maldini sì, Ibra no, Leao ni 

Anche sulla vicenda Lille-Milan non ci sono commenti ufficiali, ma da Casa Milan trapela fastidio per un accostamento giudicato improprio. Elliott non eserciterebbe alcuna forma di controllo sul club francese. L’unico legame indiretto risalirebbe alla presidenza di Gérard Lopez, chiusa nel 2020. L’allora presidente del club francese avrebbe ottenuto da Elliott un prestito a titolo personale, mentre sotto l’attuale dirigenza, presieduta da Olivier Létang, la proprietà va ricondotta al fondo lussemburghese Merlyn Partners e alla società di gestione sempre lussemburghese Callisto Sporting e non al fondo di Singer e del figlio Gordon.

Secondo questa ricostruzione, gli affari di mercato passati tra Milan e Lille – l’acquisto di Leao nel 2019 per 24 milioni di euro, quello di Maignan nel 2021 per 16 milioni – non potrebbero dunque essere oggetto di alcuna indagine e tanto meno le trattative già avviate per gli ingaggi estivi di Botman e Renato Sanches. Tra le potenziali ricadute dell’eventuale passaggio di proprietà ci sarebbe la ridiscussione di alcuni rinnovi di contratto: non quello di Paolo Maldini, la cui conferma al vertice dell’area sportiva non pare in bilico a prescindere dagli sviluppi della situazione societaria, ma proprio quelli di Leao e soprattutto di Ibrahimovic, già di per sé incerto. Quanto all’assetto dirigenziale, dall’ad Gazidis al presidente Scaroni, entro tre settimane il futuro del Milan dovrebbe essere più chiaro. Prima della fine della gara per lo scudetto. Investcorp vicino al Milan: dove investe e quali interessi ha il fondo del BahrainFonte Repubblica.it

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