“Interista Social Club”, le vittorie e le sconfitte nerazzurre per scandire i tempi della vita

La massima citata in esergo, pronunciata da José Mourinho non per blandire una tifoseria ma per educarle tutte, sta al libro come la traccia a un tema: Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio. Partendo da qui, Tommaso Labate nel suo “Interista social club” gioca per 145 pagine a entrare e uscire dall’argomento pallone per parlare della vita. La sua, certo, ma anche quella di altri milioni di tifosi: l’eliminazione dalle coppe e le prime lacrime consapevoli di un bambino; il terribile 5 maggio 2002 e il sapore, da lì in poi insopportabile, della birra bevuta dalla bottiglia da 66 centilitri; un mozzicone di sigaretta conservato come cimelio, insieme a un pezzo di rete gialla e blu (quella della porta), come totem della vittoria dello scudetto al Tardini il 18 maggio 2008.

Come nel romanzo Alta Fedeltà di Nick Hornby il negoziante di vinili Rob Fleming ordina i ricordi in base ai dischi che ha amato, Labate, che del libro è autore e protagonista, usa come metronomo della propria esistenza passata i successi e gli insuccessi del club che non solo ama, ma in cui crede. Si parte dall’altro ieri: l’Inter campione d’italia per la diciannovesima volta, una festa che per Stefan De Vrij comincia con un attimo di ritardo (è una delle tante chicche contenute nel libro), visto che da pianista e amante del silenzio il difensore ha vetri di casa così spessi da escluderlo dal suono corale dei claxon delle auto. Poi parte il lungo flashback, in cui tutto si tiene. Le canzoni dei Verve e le prodezze di Ronaldo, “quello vero” per gli interisti. L’addio di Gigi Simoni e la lezione sull’essenza effimera la vittoria, rappresentata dalla parabola di Toto Cotugno vincitore dell’Eurovision del 1990. Un trionfo che si ricorda solo per la tinta nera dei capelli colata sull’abito bianco del cantante, e per la guerra che di lì a poco avrebbe travolto l’ex Jugoslavia.

Anche se il tifo è un fatto intimo e personale, quindi necessariamente lirico, Labate porta l’argomento sul piano politico, almeno nelle metafore. L’Inter è come il centrosinistra – spiega – che quando dovrebbe stravincere invece vince e basta, e che i momenti di massima passione li trova nelle sconfitte. Non è un caso che due delle più belle partite nel ricordo di un interista siano state perse, entrambe contro il Barcellona: la semifinale Champions del 2010 finita 1-0 per i blaugrana, che consentì ai nerazzurri il passaggio in finale, e il 2-1 nei gironi del 2019, in cui grazie a un primo tempo spettacolare gli interisti impararono ad amare l’ex nemico Antonio Conte. Altro riferimento alla politica è l’individuazione del tifoso interista “governomonti”, costretto dalla crisi del calcio a occuparsi di economia, dopo che l’economia si è occupata di lui, portandogli via Lukaku e Hakimi.

Come i libri del super juventino Massimo Zampini, “Interista Social Club” è una lettura consigliata anche ai tifosi avversari, che potranno arrivare a comprendere l’essenza dell’essere nerazzurro. Comprendere, ovviamente, in una logica di tifo avverso, non significa giustificare né tantomeno condividere.

Tommaso Labate presenterà Interista Social Club domenica 21 novembre alle ore 10, con Nicola Savino alla Sala Biancamano di Palazzo della Scienza e della Tecnologia, via Olona 6

Fonte Repubblica.it

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