Inter-Viktoria Plzen 4-0: nerazzurri qualificati agli ottavi, Lukaku entra in campo dopo 2 mesi e va subito in gol

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MILANO – Tanto per gradire, pure il gol di Lukaku: l’Inter sforna torte a profusione e le decora di abbondanti ciliegine, come se avesse un’ansia famelica, e ce l’ha, di recuperare tutto il tempo perso a settembre. In Champions ha rimesso le cose a posto chiudendo il cerchio con il 4-0 al tenero Viktoria (prima Mkhitaryan, poi la doppietta di Dzeko e infine il centravantone di ritorno) e in campionato si vedrà, ma intanto ogni pezzo sta ritrovando i suoi incastri e i 10′ minuti di Lukaku, con la rete a battezzarli (scambio rapido con Correa e staffilata a fil di palo), sono stati il soddisfatto sollievo che si prova quando anche l’ultima tessera viene sistemata e il rompicapo finalmente risolto. “Romelu aveva una voglia pazzesca di tornare, ma in sua assenza gli altri ci hanno dato dentro” dirà alla fine Inzaghi, che non era in panchina in quanto squalificato. “Passare il turno era un piccolo sogno, vista le difficoltà del girone: averlo realizzato ci dà tanta autostima”. E a celebrare il momento è arrivato persino il presidente Zhang: “Abbiamo dimostrato di essere una squadra vincente in campo e fuori e Inzaghi è un allenatore top, così resiliente. Il futuro? Siamo oggetto di speculazioni ma non sto cercando investitori e il club non è vendita. Adesso punto a trattenere Skriniar, lui sa quanto io ci tenga che rimanga”.

<<La cronaca della gara>>

È stata una di quelle vittorie che mettono allegria anche se è stato tutto facile (16 tiri di cui 9 in porta e un palo di Mkhitaryan), ma quale che sia il valore dell’avversario, e delle sue motivazioni, è proprio il buonumore dell’Inter a colpire, quella sua gioia di giocare, e di giocar bene, che la induce a fare cose che la tensione decisamente inibisce, tipo il meraviglioso stop, con la palla incollata al piede e subito porta a Dzeko per il 2-0 di Dzeko, con cui Dimarco ha domato e trasformato in oro una non meno pregevole sventagliata di Barella. L’Inter nuova è riconoscibile dalla manovra – sempre ariosa e adesso molto più rapida nei tempi di esecuzione – ma anche dai dettagli di contorno, dai gesti che si scambiano i giocatori, da come comunicano in campo, da come cerchino sempre una soluzione collettiva. Lautaro, per dire, non è riuscito a segnare nonostante quattro o cinque possibilità di farlo (il portiere Stanek gli ha preso tutto) eppure non s’è fatto divorare dall’ansia o dal bisogno di far gol, continuando invece a giocare per gli altro, dando a Dzeko la palla del 3-0 e poi applaudendolo teatralmente (e con lui Barella) al momento della sostituzione, ben sapendo quanto al bosniaco non piaccia mai uscire sempre prima del tempo.

Sono gesti di reciproca cortesia (Acerbis e Skriniar applaudiranno a loro volta l’uscita di Lautaro) che raccontano di una storia ricominciata quando sembrava che la squadra, dopo la sconfitta con la Roma, stesse andando in frantumi. Persino Lukaku, che in quel momento aveva senz’altro un ampio ventaglio di emozioni da esprimere, quando ha segnato (e prima di entrare aveva garantito alla panchina che lo avrebbe fatto) per prima cosa è andato ad abbracciare stretto Correa, colui che l’ha messo nelle condizioni di far gol. Persino la prima rete (testa di Mkhitaryan dopo una notevole iniziativa di Bastoni) è derivata da un gesto d’altruismo, perché Dzeko s’è scansato percependo che gli stava arrivando un compagno alle spalle, “ma pensavo fosse Dumfries”.

Sembra tutto persino stucchevole, ma è quello che in questo momento l’Inter esprime, con la gente attorno a farle da corona: anche ieri erano in 72 mila, gente felice perché vede spettacoli divertenti, che Conte in Europa non sapeva proiettare. Gente convinta che il tempo perduto sia possibile ritrovarlo.

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Fonte Repubblica.it

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