Inter, scena da un autogrill. Dopo la vittoria Barella e Brozovic fanno la spesa per la squadra

Autogrill di Fiorenzuola d’Arda sulla A1, mezzanotte e un quarto. La partita dell’Inter a Reggio Emilia è finita da poco più di un’ora e il pullman della squadra, di rientro dalla travagliata vittoria in casa del Sassuolo, è fermo nel parcheggio. Le porte sono aperte, l’atmosfera è rilassata, qualcuno dormicchia sui sedili in attesa di qualcun altro. Che sta dentro l’autogrill, in coda alla cassa. Nicolò Barella e Marcelo Brozovic, le due anime del centrocampo e della squadra stessa, sono a fare la spesa: snack per tutti e poi il pullman ripartirà, tra chiacchiere e scherzi in libertà, come al ritorno da una gita scolastica. Ma non era una gita, era una tappa importante prima della sosta per le Nazionali, un passaggio cruciale della stagione che l’Inter campione d’Italia ha iniziato tra le incognite attorno alla proprietà cinese, però con una certezza: la forza del gruppo, fondamentale sia sotto la gestione di Antonio Conte sia adesso che in panchina c’è Simone Inzaghi.

Snack per tutti

Questa piccola scena da un campionato è in effetti a suo modo emblematica. Quando la squadra è ripartita da un luogo simbolo dell’iconografia italiana – il rinnovato autogrill di Fiorenzuola d’Arda in provincia di Piacenza, terra degli Inzaghi, era stato il primo costruito a forma di ponte sulle due carreggiate autostradali nel 1959 e figura nei principali documentari sul boom economico – ha lasciato due tracce non banali. La prima è la compostezza della decina di tifosi presenti per caso: non hanno assaltato, a caccia di selfie notturni, i due calciatori e chissà che non si tratti di uno tra i pochi lasciti virtuosi dell’era Covid. La seconda è che in quella spesa per la squadra – 200,30 euro, come da scontrino, Brozovic ha bruciato Barella alla cassa mentre lui sistemava gli snack nei sacchetti di plastica – c’era tutto il senso della coesione del gruppo. C’era anche la certificazione implicita di chi siano, già dalla scorsa stagione, i due leader dell’Inter, gli altruisti per definizione, due pilastri dello scudetto. Barella ha solo 24 anni, ma si è imposto anche per questa sua caratteristica, diventando un cardine della Nazionale campione d’Europa. Brozovic sta per compiere 29 anni (il prossimo 16 novembre) e non per caso nel 2018 è diventato vicecampione del mondo con la Croazia.

Il caso Alexis

Altrettanto poco casuale è il fatto che nella difficile partita col Sassuolo siano stati proprio loro due i sostegni dell’Inter nei momenti cruciali. Barella soprattutto nel primo tempo, quando i compagni parevano sballottati dal ritmo degli avversari, che solo lui reggeva. Brozovic soprattutto nella ripresa, quando le quattro sostituzioni di Simone Inzaghi attorno all’ora di gioco hanno ribaltato il risultato e lui ha innescato Dzeko per la fuga decisiva, quella del fallo da rigore di Consigli. Inzaghi ha cambiato mezza squadra e in particolare ha azzeccato la mossa di Dezko al posto di Correa. Mezza squadra cambiata, ma loro proprio no, né Barella né Brozovic, perché i leader non si toccano. Sul pullman in sosta a Fiorenzuola, per la verità, uno fuori dal coro c’era: Alexis Sanchez, che non è entrato in campo nemmeno per un minuto, aveva già postato a fine partita su Instagram una storia in spagnolo, dal contenuto inequivocabile, esplicitato dalla foto di una fuoriserie nel pantano: “Renditi conto che potresti valere molto, ma se sei nel posto sbagliato non brillerai”. L’allenatore, ignaro del post, aveva affrontato il tema in maniera morbida in conferenza stampa: “Correa e Sanchez hanno avuto piccoli problemi e stanno recuperando nel migliore dei modi. Io devo essere bravo ad alternarli nel momento giusto”. Chissà se ne ha parlato col ribelle, magari proprio sul pullman. Per ora quella dell’attaccante cileno sembra una vera promessa di addio, a gennaio. Dall’autogrill al mercato invernale, il rischio sono tre mesi da separato in casa.

Fonte Repubblica.it

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