Inter-Napoli vietata a chi vive in Campania: “Ma potevano dirlo prima”

L’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive ha vietato l’accesso allo stadio di San Siro per la partita Inter-Napoli di domenica a chiunque sia residente in Campania. Una decisione presa sulla scia lunga della morte del tifoso Daniele “Dede” Belardinelli, investito da un’auto fuori dal Meazza il 26 dicembre 2018, giorno della sfida fra nerazzurri e partenopei. “Non è il primo divieto di questo tipo e non sarà probabilmente l’ultimo, ma dopo un anno e mezzo di stadi chiusi per i tifosi napoletani è particolarmente difficile da digerire”, dice Salvatore di Roberto, 38 anni, organizzatore di convegni medici e vicepresidente del Napoli Club Milano 2006, che per settimane si è dato da fare per organizzare la trasferta milanese dei suoi compagni di fede calcistica, poi vietata.

Quando avete saputo del divieto di accesso allo stadio per i residenti in Campania?
“Solo l’11 novembre scorso, ed è proprio questo il punto. Un provvedimento simile già di per sé è discriminatorio, ma preso così a ridosso della partita danneggia in tifosi anche dal punto di vista economico”.

Perché?
“Molti residenti in Campania avevano già comprato da tempo biglietti di treno e aereo non rimborsabili, e avevano prenotato gli alberghi. A questo punto verranno a Milano lo stesso. Noi del Club di Milano ne accoglieremo una quarantina, di quattro club diversi”.

Li accoglierete dove?
“Al pub Carlsberg, in zona Garibaldi, dove abbiamo ricominciato a vedere tutte le partite del Napoli, quando non andiamo allo stadio in trasferta. Si entra solo con green pass, come è giusto che sia. Lì potranno stare insieme ad altri tifosi del Napoli, ma è davvero un peccato”.

Lei è residente a Milano?
“Sì, da dieci anni, e infatti andrò allo stadio. Ma fra i nostri iscritti ci sono ragazzi che pur vivendo qui non hanno spostato la residenza. Penso agli studenti universitari, o a chi si è trasferito al nord per brevi periodi di lavoro. Non ha senso che siano esclusi. Così com’è assurdo che non possano andare a San Siro i tifosi dell’Inter residenti in Campania, e non sono pochi”.

Lei contesta anche le necessità di ordine pubblico alla base del provvedimento?
“No, non è questo il punto. L’Osservatorio fa le sue valutazioni e le rispetto. Contesto lo strumento. La tessera del tifoso, che pure ad alcuni non piace, è sicuramente uno strumento di controllo più democratico rispetto a un divieto che colpisce in base al luogo di residenza. E poi, come dicevo, i tempi: lo dicessero almeno per tempo”.

Succede sempre così, o di solito le comunicazioni sui divieti sono più tempestive?
“Da sempre. Per un Milan-Napoli qualche anno fa prima decisero di vietare la partita ai residenti in Campania, poi invece di aprirla. Ma lo comunicarono solo all’ultimo, quando ormai i biglietti scarseggiavano e organizzare la trasferta era un problema. Anche in quel caso fu un disagio. Basterebbe solo un po’ di buon senso”.

Fonte Repubblica.it

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