Inter, l’ad Alessandro Antonello: “Ora un calcio sostenibile con regole uguali per tutti. Vogliamo il nuovo San Siro col Milan, ma pronti a cambiare”

Inter, l'ad Alessandro Antonello: "Ora un calcio sostenibile con regole uguali per tutti. Vogliamo il nuovo San Siro col Milan, ma pronti a cambiare"

MILANO. “Il mondo del calcio deve ripensare alcuni paradigmi. Certi compensi a cui si era arrivati prima della pandemia erano drogati. Ora bisogna tornare a un equilibrio tra spese e incassi. Serve una gestione sostenibile del calcio, non solo in Italia ma a livello europeo”. Decimo piano, gocce sparse. Il panorama dall’ufficio dell’amministratore delegato dell’Inter Alessandro Antonello è spettacolare, benché tendente al grigio, ma San Siro non si vede. Né il vecchio Meazza, né tantomeno l’ombra del nuovo stadio che “da tre anni”, lamenta, resta poco più di un progetto che le due squadre milanesi vorrebbero ma non riescono a concludere: “Nella sostenibilità economico-finanziaria includo anche il nuovo stadio, che assicurerebbe maggiori incassi alle squadre e servizi migliori al pubblico, al quartiere e alla città. Per noi costruire un impianto a San Siro è di sicuro la prima scelta, ma se il dibattito pubblico che si sta avviando dovesse avere tempi troppo lunghi, o se il progetto già modificato ne uscisse stravolto, allora ci orienteremo su un piano B. Vogliamo un nuovo stadio e averlo è più importante rispetto a dove averlo”. 

Intanto la sostenibilità a partire dai vostri conti: un 2021 chiuso con un rosso record di 245 milioni. Quest’anno come finirà? 
“Quello dell’anno scorso era un risultato penalizzato da fattori straordinari: non solo la pandemia, ma anche l’interruzione dei rapporti contrattuali con il mister Conte, Nainggolan o João Mario. Quest’anno la perdita sarà più che dimezzata, diciamo attorno ai 100 milioni. Certo che i costi, specie quelli per i compensi della rosa, sono poco comprimibili”.

Novantesimo minuto

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11 Febbraio 2022

Inter, l'ad Alessandro Antonello: "Ora un calcio sostenibile con regole uguali per tutti. Vogliamo il nuovo San Siro col Milan, ma pronti a cambiare"

Costi che voi state tagliando. 
“Questo era l’impegno e questo prevediamo anche nel nostro business plan”.

Quindi bisogna aspettarsi altri anni di austerity all’Inter? 
“In questo momento è corretto garantire una sostenibilità economica e finanziaria al club e se questo significa una riduzione dei costi andremo avanti in questo senso”. 

E come si conciliano i tagli con l’esigenza di essere competitivi in Serie A e nei tornei internazionali? 
“La disciplina economico finanziaria deve essere sempre bilanciata dalla competitività sul campo. Con Beppe Marotta dobbiamo lavorare, e lo facciamo, a braccetto. Lo scudetto della scorsa stagione e la nostra corsa di quest’anno dimostrano che le due cose si possono tenere insieme. E poi il tema della sostenibilità è generale e dovrà segnare i comportamenti di tutte le squadre”. 

Lei ha appena partecipato all’assemblea dell’Eca, la Lega dei club europei. Cosa accadrà in questo senso? 
“Quello che entrerà in vigore, penso con il comitato esecutivo Uefa del 7 aprile, è un nuovo approccio di sostenibilità che si sostituisce appunto al tradizionale financial fair play. Oltre alle regole più severe sui debiti scaduti verso altre squadre, e a quelle sull’equilibrio dei conti, ci sarà la “squad limit ratio”, che prevede che il costo della rosa, quello dell’allenatore e gli ammortamenti, non possano superare a regime il 70% del fatturato e delle eventuali plusvalenze da trasferimenti. È un parametro che entrerà in vigore nel 2025 dopo un periodo di transizione di tre anni in cui si partirà dal 90%. Del resto la Uefa ci ha detto che in Europa, in tutte le Leghe, il crollo dei ricavi della pandemia lo ha portato in media dal 65% al 93%”.

Sul financial fair play, intanto, come Inter avete un problema con la Uefa. 
“Anche Milan, Roma e Juve stanno dialogando con la Uefa su questo punto e in generale gli effetti della pandemia coinvolgono più di una trentina di club in tutta Europa. Per questo la Uefa, in uno spirito collaborativo e non punitivo, sta mettendo a punto i termini di un accordo transattivo in cui accompagnerà le squadre ai nuovi criteri di sostenibilità finanziaria”. 

Dopo la pandemia che calcio italiano ci dobbiamo aspettare? Sostenibile può significare anche meno spettacolare o competitivo. 
“Oggi il problema è che la Lega di Serie A esprime all’estero un valore dei diritti televisivi ai minimi storici: siamo sotto i 200 milioni di euro, contro il miliardo quasi raggiunto dalla Premier League o dalla Liga spagnola. Se questo da un lato attrae investitori che vedono prospettive di crescita, dall’altro ci spinge a recuperare il gap che ci divide da altri Paesi. E dobbiamo muoverci subito, visto che la prossima tornata di diritti si aggiudica fra due anni. Poi, certo, ci sono anche le infrastrutture che aumentano l’attrattività del campionato”. 

E qui arriviamo a San Siro. O magari a Sesto San Giovanni. Sul nuovo stadio che voi e il Milan volete costruire, il sindaco di Milano sta avviando il dibattito pubblico, condizione necessaria per partire. Che cosa vi preoccupa allora? 
“Ancora una volta la lunghezza dei tempi rispetto a un progetto presentato tre anni fa. Il dibattito pubblico è lecito e corretto, ma come investitori dobbiamo avere la certezza dei tempi e questo dibattito può durare fino a dodici mesi. Dobbiamo tenerci anche un piano alternativo nel caso le cose non vadano come previsto”. 

Con il Comune avete concordato su una tabella di marcia che dovrebbe dare il via libera definitivo per ottobre.I rischi ormai non sono ridotti? 
“Temiamo un allungamento dei tempi o uno stravolgimento del progetto che è già stato modificato per venire incontro alle richieste del Comune. Se una di queste condizioni si verificasse potrebbe spingerci altrove”.

Opinione diffusa: la vostra è solo tattica. Suolo pubblico e nuovo San Siro costruito e gestito dai privati sono un bel regalo a Milan e Inter. Che cosa risponde? 
“Inter e Milan, due club prestigiosi che hanno dato anche tanto lustro alla città, hanno presentato un progetto al Comune per poter costruire un nuovo stadio. Se il progetto non piaceva si sarebbero dovuti trovare altri proponenti. Non è un regalo ai club, ma un investimento che guarda agli interessi di chi lo fa e anche a quelli della città per rinnovare un distretto importante. E le aree, dopo 90 anni, torneranno al Comune”. 

Opinione diffusa numero due: il Milan è del fondo Elliott, voi avete una proprietà cinese. Appena ottenuto il via libera allo stadio venderanno a prezzo maggiorato…
“Ovviamente rispondo per l’Inter. La presenza del presidente Steven Zhang nell’ufficio qui accanto rappresenta anche fisicamente l’impegno di lungo termine della proprietà nel club”.

Sullo stadio il piano B sarebbe a Sesto San Giovanni. Ma davvero l’hinterland a nord della città potrebbe essere un buon surrogato di un nome storico come San Siro? 
“San Siro lo hanno fatto le squadre e il successo delle squadre. Se i club vincono possono dare lustro anche a un impianto altrove. E poi i tifosi si affezionano in fretta a uno stadio che può dare emozioni, ma anche tanti servizi. Vorrei che quelli che oggi dicono che non bisogna cambiare nulla provassero a vedere la partita dal terzo anello del Meazza. Forse cambierebbero idea”. 
 

Fonte Repubblica.it

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castigamatti
Ospite
castigamatti
1 mese fa

Derby d’Italia alla 31^ di A? Nell’ultimo il contatto Ronaldo-IulianoCONTATTO? e hanno il coraggio di chiamarlo “contatto”?
anotnello ha ragione: quando mai le regole sono state uguali per tutti? la madama non ha nemmeno rispettato le regole sulla pandemia e sono decenni che la fiat degli agnell intasca soldi gratis dallo stato. delle regole del gioco del calcio a vinovo non importa nulla da sempre.
Le urla di Bonucci a Mozzillo: “Ti ammazzo!”.Leonardo Bonucci si è scagliato contro il segretario generale dell’Inter Mozzillo dopo il gol di Sanchez in Inter-Juventus. Parole pesanti quelle del difensore.
mi sembra che i gobbi delle regole se ne fregano ampiamente, anche quelle del vivere civile.