Inter, la difesa non funziona più: i numeri della crisi nerazzurra

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Inter, la difesa non funziona più: i numeri della crisi nerazzurra

Troppi gol subiti, troppe sostituzioni. La difesa dell’Inter non funziona più. Nelle prime sette gare i nerazzurri di Milano hanno incassato 11 reti, sei in più del Napoli, otto più dell’Atalanta. Per trovare un’altra squadra che abbia prese altrettante, tocca scorrere la classifica fino alla dodicesima posizione, occupata dallo Spezia. Degli undici gol, nove sono stati incassati nelle tre sconfitte fotocopia (almeno nel tabellino) contro Lazio, Milan e Udinese. Inzaghi, dopo la disfatta del Friuli, ha detto: “Non si può andare in vantaggio e poi perdere 3-1. A noi è successo per tre volte. Bisogna migliorare qualcosa”. Quel qualcosa è anzitutto la difesa.

Troppi cambi in difesa

Una delle regole più antiche del calcio è che il portiere e i centrali li sostituisci solo se stanno male. Nel tempo, la norma è stata addolcita, emendata e in parte confutata. Oggi chi sta fra i pali e protegge l’area è considerato un giocatore come gli altri. Ok. Ma c’è un limite a tutto. Inzaghi, oltre ad avere scelto l’alternanza in porta fra Handanovic (titolare in campionato) e Onana (in campo dall’inizio in Champions) è all’affannosa ricerca di un assetto base per la difesa che ancora non riesce a trovare. Contro l’Udinese ha cambiato più volte la conformazione del reparto. Partito con Skriniar, Acerbi e Bastoni, al 31′ del primo tempo ha sostituito quest’ultimo, ammonito, con Dimarco. Al 35′ della ripresa ha richiamato in panchina Acerbi, fin lì impeccabile, per inserire il disorientato De Vrij, che ha prima regalato un calcio d’angolo e poi sulla battuta ha lasciato libero Bijol di segnare.

I tre dello scudetto non funzionano più

Il cambio di Bastoni, scolastico e dettato dal timore, ha fatto discutere soprattutto per il momento. Contemporaneamente, dopo appena mezz’ora di gioco, Inzaghi ha tolto dal campo anche Mkhytarian, a sua volta ammonito. Non si vedono spesso due sostituzioni nel primo tempo senza che nessuno si sia fatto male. Quanto alla scelta di togliere dal campo Acerbi, viene da chiedersi se non potesse giocare ancora dieci minuti. Evidentemente no. Oppure, Inzaghi ha optato per un cambio “politico”, per garantire qualche minuto a De Vrij, che insieme a Skriniar e Bastoni ha formato  una difesa che ha incassato 35 gol nella stagione vittoriosa 2020/21 e 32 in quella appena conclusa. Ma qualcosa lì dietro si è guastato. De Vrij è in crisi nera, lo stesso Skriniar commette errori che non sono da lui e Bastoni appare spesso nervoso. Come ieri, appunto. Proiettando il dato delle 11 reti prese in 7 partite su tutto il campionato, l’Inter di questo passo finirebbe la stagione con 60 gol subiti. Come nella scorsa stagione il Genoa retrocesso, per intendersi.

I guai cominciano dal centrocampo

Come ovvio, i problemi della difesa non si limitano ai soli difensori. Le punte titolari dell’Inter – tanto Dzeko quanto Lautaro – si dannano a pressare e ad aiutare la squadra quando la palla la hanno gli altri. Lo stesso non si può dire del centrocampo. A Udine, Mkhytarian per fermare Pereyra si è fatto ammonire. Brozovic è parso scarico e ciondolone come nei giorni peggiori. Barella, sul 3-1 dei bianconeri, si è limitato a guardare Arslan che andava a incornare. Così non va. Quello su cui deve lavorare Inzaghi non è quindi solo un reparto, ma un’intera fase di gioco. Quella che, fatalmente, in Serie A fa vincere gli scudetti. Anche perché il Milan fa paura: entrambe le milanesi rincorrono in questa stagione la seconda stella, e se dovessero arrivare prima i rossoneri, i tifosi nerazzurri non lo accetterebbero. In questo senso, il fatto che il Milan abbia appena due punti in più dell’Inter è in qualche modo rassicurante. Ma non basta a placare una tifoseria in cui il partito degli #InzaghiOut, per ora inascoltato da società e proprietà, cresce ogni giorno nei consensi.

Fonte Repubblica.it

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