Inter-Juventus, il salvagente Dybala: “Ora sarò io il leader”

Sembra solo un calcio di rigore, invece è un calcio al terrore. È il millimetro che tiene la Juve in carreggiata, la breve rincorsa verso un futuro diverso. Il ritorno di Paulo Dybala è come il talloncino di qualità nella tasca dei capi di sartoria, unico schema che ha permesso alla Juventus di dominare oltre un secolo di calcio italiano: non solo con la difesa, non con il corto muso, non con la tattica ma con la semplice presenza di calciatori migliori degli altri. “È un punto importante ma dobbiamo attaccare meglio, non solo quando segnano gli altri, non si può vincere sempre 1-0. Ho sofferto per i tanti infortuni, ora sento che è arrivato il mio momento: in questi anni ho imparato da tanti leader, adesso sono io che voglio guidare i più giovani”.

Era un rigore difficilissimo, a partita quasi chiusa, idem il campionato. I bianconeri potevano scivolare a meno undici punti da Napoli e Milan: essere rimasti a meno dieci (e a -3 dall’Inter) non rivoluziona l’aritmetica, ma forse un poco la storia e la filosofia, due materie su cui puntare per passare la maturità. Perché la piccola storia di una stagione anomala, di indubbio rinnovamento, non può non passare dai piedi di Dybala e Chiesa, cioè il meglio che Allegri possiede. I due, a San Siro avevano cominciato dalla panchina, l’argentino perché convalescente, l’azzurro perché sì. Una scelta abbastanza sorprendente, l’esclusione di Federico Chiesa. E il suo ritorno in campo, insieme al gemello in talento, ha accelerato tutte le particelle della partita. È bastato questo per dare alla Juve più rapidità, più imprevedibilità, miglior palleggio e maggior pressione. Un’onda che si è abbattuta sulla battigia dell’Inter, facendola arretrare quando la marea bianconera è tornata a sollevarsi, verso il tramonto della sfida. Ed è stato il momento in cui la Juve ha ripreso senso e posizione, dentro la gara e forse il campionato.

Dybala ancora aspetta il rinnovo del contratto, ma è evidente che non si può fare a meno di lui. Senza Cristiano Ronaldo non ha più limitazioni tattiche, anche se qualche problema di accostamento in area resta fisiologico. Non è sempre possibile concedersi il lusso di tenere insieme Dybala, Chiesa, Morata, un incursore tra Cuadrado e Locatelli e magari un palleggiatore come Arthur. Le evidenze di equilibrio saranno prioritarie, però con Dybala e Chiesa davanti a tutti. L’argentino si era fatto male contro la Sampdoria, aveva segnato ed era uscito. Segnato anche il suo destino in questi anni di alti e bassi juventini, molti intoppi fisici e una brutta forma di Covid, quello della prima ora, dalla quale Dybala faticò non poco ad uscire. Era stato, ora si può dire, parecchio male. Poi aveva deciso di restare a Torino in quei mesi terribili di reclusione domestica e silenzio. I dirigenti juventini e i compagni di squadra apprezzarono molto la scelta di Dybala. Tuttavia, al suo completo ritorno sembrava mancare sempre qualcosa, un muscolo davvero sano, un collega di reparto adatto, l’abbandonarsi di Allegri 1, Sarri, Pirlo e Allegri 2 alla sua classe, pura come porcellana, e come la porcellana assai fragile. 

Fonte Repubblica.it

Condividi
Subscribe
Notificami
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
0
Would love your thoughts, please comment.x
()
x
Available for Amazon Prime