Inter, il cattere di Calhanoglu e il rigore strappato a Lautaro

MILANO – A partita finita, Simone Inzaghi lo ha chiarito: rispettando l’ordine delle cose, non sarebbe toccato a lui. “I nostri rigoristi sono Lautaro, Calhanoglu, Perisic”, ha detto. Sottinteso: lo sono in quest’ordine. Eppure, dopo essere caduto in area milanista per il contatto con Kessie, il turco non ha avuto tentennamenti. Si è avvicinato a Lautaro che stringeva la palla fra le mani, se l’è fatta consegnare, l’ha sistemata sul dischetto, ha preso la rincorsa, ha tirato, ha segnato e ha poi liberato l’adrenalina incitando la curva del Milan a insultarlo più forte, come prima di lui avevano fatto Nicola Berti e Marco Materazzi. Ma qui è diverso: Calhanoglu per i rossoneri non è solo un avversario, è un ex.

Perché Çalhanoglu ha lasciato il Milan

L’ormai fu numero 10 del Milan ha salutato Milanello la scorsa estate a scadenza di contratto, senza portare un solo euro nelle casse della società. Ed è questo, forse ancor più che il passaggio all’Inter, i tifosi non gli perdonano. Come a Donnarumma, che ha scelto di mettersi in tasca a rate i soldi che il Milan avrebbe potuto ricevere tutti insieme dal Paris Saint Germain se prima di salutare il portere avesse firmato il rinnovo. Per quanto riguarda Calhanoglu, si dice che l’intesa coi rossoneri non si è trovata per una distanza di mezzo milione l’anno fra richiesta e offerta. Ma le sue parole fanno pensare che ci fosse molto altro: “Pioli era l’unico che mi voleva tanto al Milan. Ho parlato con lui, ha rispettato la mia decisione, mi ha fatto gli auguri”, ha detto il turco lo scorso 14 luglio, già ufficialmente giocatore dell’Inter.

Il ruolo di Calhanoglu all’Inter

Nel 2020/21, con indosso la maglia del Milan, Calhanoglu ha concluso il campionato con il record europeo di 98 occasioni gol create in stagione, fra campionato e coppe. Più di Bruno Fernandes e Memphis Depay, che seguono nella speciale classifica. Merito suo, di Pioli e del modulo: come centrale fra i tre trequartisti nel 4-2-3-1 era libero di svariare praticamente in ogni centimetro di campo che non fosse l’area piccola della propria squadra. Improbabile che riuscirà a ripetere la stessa performance all’Inter, dove nel 3-5-2 di Simone Inzaghi alle mezzali è richiesto di cantare e portar la croce. Fuor di metafora, la mezzala ideale dell’ex tecnico laziale – Luis Alberto, ancor più di Milinkovic Savic – deve sì rifornire le punte, ma anche presidiare una porzione definita di campo, pressare, coprire, sovrapporsi e scambiarsi di posizione col compagno in fascia. In pratica: quel che fa Barella, solo dall’altra parte.

Il posto lasciato libero da Christian Eriksen

In una gabbia a maglie fitte,  che non prevede un  numero dieci classico, Calhanoglu dovrà dimostrare di poter fare comunque la differenza con la verticalità, con le idee e con il piede, che non gli manca. Per ora lo ha fatto all’esordio col Genoa, con gol e assist. Nelle gare a successive, solo a sprazzi. Quanto durerà il suo pieno adattamento al ruolo, non è dato sapere. Probabilmente non poco. Lo stesso Christian Eriksen – che Calhanoglu è stato chiamato a sostituire in fretta e furia dopo lo shock cardiaco del danese all’Europeo – ha impiegato un anno e mezzo a entrare nel vestito stretto della mezzala nel 3-5-2, nella versione di Antonio Conte. Ma intanto ieri a San Siro, nella notte più importante, ha dimostrato di avere carattere, ed è già metà del mestiere. Subissato dai fischi, è stato capace non solo di riemergere, ma anche di trasformare il disprezzo altrui in rabbia, e la rabbia in rivalsa.

I vecchi compagni per tutta la partita lo hanno menato anche più di quanto fosse ragionevole farlo. I nuovi, nel momento apicale di questa tragedia tutta milanese, lo hanno accolto, protetto, difeso. Calhanoglu polemicamente esultava rivolto alla curva sud, loro lo hanno portato dall’altra parte, sotto la nord, dove ora ci sono i suoi tifosi. Se sarà vero amore lo dirà il tempo. Di certo un gol nel derby, segnato e festeggiato così, aiuta. A maggior ragione  avrebbe facilitato le cose una doppietta del turco dal dischetto. Ma Inzaghi è stato chiaro: il primo rigorista è Lautaro. Se se la sente, calcia lui. E dopo l’entrata di Ballo Touré su Darmian, il Toro ha deciso di calciare. È andata come è andata.
 

Fonte Repubblica.it

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