Inter, Dumfries e il pasticcio con la Juve: ora l’eredità di Hakimi pesa ancora di più

MILANO – Prendere il posto di Hakimi in fascia destra è un’incombenza scomoda per chiunque. Come cucinare per una ragazza che la sera prima ha cenato da Cracco, o dover fare un discorso a un convegno in cui ha appena parlato Obama. Eppure, dopo la partenza del marocchino per Parigi, è un mestiere che qualcuno doveva pur fare. L’Inter ha scelto di affidarlo a Denzel Dumfries, che nel compito si alterna con Matteo Darmian. In una logica di alternanza, visto che Denzel era partito titolare in Champions contro lo Sheriff Tiraspol, ieri contro la Juve dal primo minuto ha giocato il quasi trentaduenne di Legnano. Fin qui, tutto bene. Ma la sorte a volte ingarbuglia i piani degli uomini.

Un cambio sfortunato

Nel caso di Dumfries, la sorte ha assunto le sembianze dell’allenatore juventino Max Allegri, che al minuto 20’ del secondo tempo di Inter-Juve, con i nerazzurri in vantaggio per 1-0, ha messo in campo Federico Chiesa togliendo Cuadrado. Il tecnico nerazzurro Simone Inzaghi ha reagito sette minuti più tardi richiamando Perisic, fin lì ottimo, e mettendo in campo il malcapitato (col senno di poi) Dumfries, di modo da poter spostare Darmian a sinistra, per garantire più copertura sul nuovo entrato bianconero. Una mossa che ha fatto mugugnare i tifosi allo stadio. E che si è rivelata una sciagura quando nel finale l’olandese è maldestramente intervenuto a gamba tesa per togliere la palla ad Alex Sandro. L’arbitro Mariani ha prima lasciato correre poi, richiamato dal Var, ha assegnato il rigore del pareggio juventino.

Una maglia che pesa

C’è da scommettere che sulla schiena del povero Dumfries – povero si fa per dire: a Milano guadagna 2,5 milioni di euro netti a stagione più bonus, scadenza 2025 – quel numero 2 che la scorsa stagione è stato di Hakimi ora peserà ancor più dei prima. Nessuno gli chiede di fare 7 gol e 10 assist come il fuoriclasse marocchino nella scorsa Serie A (anzi 11 assist, contando anche la Champions). Ma un conto è non segnare come una punta, un altro è trovarsi proprio malgrado a propiziare una rete avversaria decisiva come quella del pareggio bianconero ieri a San Siro. Bisogna vedere ora come Dumfries saprà riprendersi dalla botta subita. Pur avendo appena 25 anni, l’esperienza non gli manca. Al Psv Eindhoven, dove ha giocato per tre anni, è stato capitano. E si è affermato come uno dei migliori giocatori dell’Olanda a Euro 2020.

Un amore europeo

Proprio vedendolo correre in fascia all’Europeo, l’allenatore Simone Inzaghi si è innamorato dell’esterno di Rotterdam. Già prima dell’inizio del torneo gli uomini mercato dell’Inter avevano prospettato al tecnico la possibilità di acquistarlo a un prezzo onesto, ma l’ex condottiero della Lazio aveva preso tempo, valutando profili più simili a Manuel Lazzari, che tanto aveva amato in biancoceleste. Alla fine Dumfries è stato pagato 12,5 milioni più 2,5 di bonus. Ora di lui Inzaghi dice: “È forte. Se imparerà l’italiano, potrà diventare davvero determinante per noi”. Il terzino, intervistato da Sportmediaset tre giorni fa, conferma: “Qui c’è un sistema di gioco totalmente nuovo rispetto a quello in cui ero abituato a giocare. Anche l’ambiente, il Paese, le persone: tutto nuovo. Quindi sì, a volte è un po’ difficile ma cerco di fare il massimo e provo a farlo tutti i giorni”. E sul peso di aver rimpiazzato Hakimi: “Non avverto questa pressione, ma lui ha fatto ha strepitosa stagione. Ha fatto un gran lavoro, ma ora è il mio turno. Credo in me stesso e so che arriverà il mio momento”.

Nei numeri la differenza fra lui e Hakimi

Hakimi e Dumfries sono giocatori molto diversi. È più forte il marocchino? Molto probabilmente sì. Ma non da tutti i punti di vista. Lo spiegano i dati elaborati da Soccerment, società che fornisce statistiche avanzate sul calcio. “I primi mesi di Dumfries all’Inter non sono stati facili. Si trova ancora in una fase di ambientamento, avendo giocato solo il 33 per cento dei minuti in campionato. Ma confrontando i dati, appare evidente il maggiore contributo difensivo dell’olandese rispetto al suo predecessore”, dice l’amministratore delegato Aldo Comi. Dumfries all’Inter ha vinto in media il 50 per cento dei duelli aerei, Hakimi nella sua unica stagione nerazzurra era a quota 36,4 per cento. E stupisce il dato sui dribbling: all’olandese riescono nel 75 per cento dei casi, al marocchino appena nel 52,6 per cento. Hakimi rispetto a Dumfries aveva però una performance migliore nei passaggi intercettati: 0,74 ogni 90 minuti contro 0,33.

L’olandese fa peggio di se stesso

Il paragone sulla performance difensiva si fa davvero impietoso se confrontiamo invece i dati di Dumfries quest’anno con quelli di se stesso nella scorsa stagione, l’ultima con indosso la maglia del Psv. In Olanda il terzino aveva una media di 5,80 palloni recuperati ogni 90 minuti. In Serie A è a quota 3,61. Se oggi vince il 50 per cento dei contrasti, nella scorsa stagione usciva con la palla al piede il 58,7 per cento delle volte. E anche sui duelli aerei si registra un’involuzione: in Italia è a quota 50 per cento di successo, come abbiamo visto, mentre in Eredivisie raggiungeva il 69,8. “Si ravvisa un netto calo nella performance difensiva rispetto alla scorsa stagione con meno intercettazioni, contrasti riusciti e duelli aerei vinti – conclude la ricerca di Soccerment – Queste tendenze nel rendimento hanno almeno in parte motivi tattici, in quanto nella scorsa stagione Dumfries ha giocato come terzino destro in una difesa a quattro, e quindi e? lecito attendersi un aumento di produzione offensiva e una diminuzione del contributo difensivo passando ad un ruolo piu? offensivo come quello di esterno in un centrocampo a cinque”. I dati sul contributo offensivo all’Inter, rispetto al suo rendimento al Psv, sono infatti migliori: il suo tasso di pericolosità per le difese avversarie, calcolato in termini di occasioni create in 90 minuti, è salito da 0,10 a 0,15. 

Fonte Repubblica.it

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