Inter, dalla Champions il pieno di sicurezza. Ora un derby da non sbagliare

Come Cesare dovette passare il Rubicone per dare assalto alla sua Roma, Simone Inzaghi ha cercato in una terra lontana la sicurezza che gli serve per affrontare al ritorno la sfida più difficile: il derby a Milano domenica. Espugnare la russofona Tiraspol non è stato complicato. Lo Sheriff, ex capolista del Gruppo D di Champions, è stato poca cosa. Però una vittoria così dà morale. I numeri che raccontano la spedizione transnistriana dell’Inter mettono il buon umore, anche oltre l’1-3 finale: 22 tiri di cui 8 in porta, un possesso palla del 66 per cento, 588 passaggi a segno (per gli avversari il conto si ferma a 313) con una precisione dell’89 per cento.

La difesa restaurata

La rete subita dall’Inter nel recupero, segnata dal malinese Adama Traoré, è la prima che l’Inter incassa su azione nelle ultime cinque partite. Per il resto i nerazzurri hanno incassato il bel gol su punizione di Thill contro gli sceriffi a San Siro, e il rigore sempre al Meazza segnato da Dybala dopo il contatto in area fra Dumfries ed Alex Sandro. Il fatto che Inzaghi nelle ultime gare sia riuscito a restituire alla difesa la sicurezza che aveva ai tempi di Conte è notevole, dopo un avvio di campionato in cui l’Inter segnava sì moltissimo (ha ancora il miglior attacco del campionato) ma subiva troppo. C’era passato la scorsa stagione anche il tecnico di Lecce, ora volato in Inghilterra a prendersi i milioni di sterline del Tottenham: un avvio di stagione alla garibaldina, mutato strada facendo in un approccio più prudente. Antonio ci ha vinto lo scudetto, Simone si vedrà.

I gol che non ti aspetti

Un altro segnale positivo per l’Inter è che segnano tutti o quasi. Ieri Dzeko ha lavorato tanto, ma si è visto negare un gol quasi fatto dal portiere. Il fuoco di Lautaro si è spento contro il palo. Eppure sono arrivati tre gol. Il primo lo ha confezionato il centrocampo: Vidal entra in area e semina il panico, Brozovic interviene per chiudere la pratica. Il secondo è una creatura dei difensori: De Vrij colpisce di testa, il portiere para, Skriniar insacca sulla ribattuta. Il terzo lo ha segnato Alexis Sanchez al primo pallone toccato in partita, dopo essere stato messo in campo dall’allenatore insieme a Correa al posto della coppia d’attacco titolare. È la sua prima rete stagionale con l’Inter. E inzaghi si trova così nella situazione che il luogo comune descrive come impossibile: la botte piena e la moglie ubriaca. Fuor di metafora: le punte segnano parecchio, ma quando non lo fanno ci pensano gli altri.

Lo scoglio degli scontri diretti

Fin qui le buone notizie per i nerazzurri. Ma nella valutazione della stagione dell’Inter finora va fatta una tara pesante: non ha ancora vinto uno scontro diretto. In Champions si è qualificata in prima fascia al girone, ma nella partita contro il Real Madrid a San Siro è uscita sconfitta, pur giocando di più e meglio dell’avversaria. In campionato ha pareggiato 2-2 con l’Atalanta, ha perso per 3-1 con la Lazio in un finale di gara da psicodramma e non è stata capace di superare la Juventus. Ora la attendono due gare consecutive con le prime della classe della Serie A, che procedono a ritmo di record, e che almeno in Italia sembrano incapaci di sbagliare. Domenica il Milan, senza Theo Hernandez ma ugualmente pericoloso. Il 21 novembre, dopo la pausa delle nazionali, il Napoli. Luciano Spalletti tornerà a prendersi gli applausi di San Siro, che lo riconoscerà come il primo architetto di questa Inter: la costruzione dal basso alla Pinetina l’ha portata lui. 

Fonte Repubblica.it

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