Inghilterra, una festa a Wembley attesa 56 anni: 2-1 alla Germania nella finale dell’Europeo femminile

Inghilterra, una festa a Wembley attesa 56 anni: 2-1 alla Germania nella finale dell'Europeo femminile

LONDRA – Chloe Kelly non ci crede. Non ci crede nessuno. Is football coming home? Davvero? Sì, Chloe. L’arbitro indica il centro del campo: è gol. Eccola, al 110imo minuto, l’istantanea che immortala la Storia: la 20enne attaccante del Manchester City si strappa la maglietta, esulta, si tuffa tra le lacrime, il delirio e la gioia di Wembley, dopo il gol più importante della sua vita e di una nazione. Due a uno. L’Europeo femminile è dell’Inghilterra, ladies & gentlemen.

L'esultanza di Chloe Kelly dopo il gol della vittoria L'esultanza di Chloe Kelly dopo il gol della vittoria
L’esultanza di Chloe Kelly dopo il gol della vittoria (ansa)

Provvidenza. Redemption. Riscatto di tre generazioni. Ci volevano queste donne straordinarie per riportare finalmente “il calcio a casa” in Inghilterra, visto che i maschi non ce la fanno da ormai 56 anni, nemmeno l’anno scorso contro l’Italia sostenuti dalla ferocia degli 80mila di Londra. Pure stavolta sembrava un remake di 12 mesi fa: pareggio delle avversarie, stavolta le irriducibili tedesche otto volte campionesse, con Lina Magull. I supplementari. La paura di vincere. I rigori sempre più vicini. E la Germania che aveva battuto le inglesi 27 a 2 prima di questa finale.

No way. Perché questa Inghilterra ora guidata dalla guru olandese Sarina Wiegman, già vincitrice agli ultimi Europei con le oranges, è ancora imbattuta. E perché queste sono 22 “leonesse” leggendarie. Che finalmente, dopo quel Mondiale altrettanto casalingo del 1966 e la tripletta di Sir Geoff Hurst, hanno regalato un trofeo all’Inghilterra, assetata e prosciugata di successi e gloria, oltre i cannibali della Premier League.

Certo, la buona sorte aveva fatto uno squillo da subito. Alexandra Popp, la bomber, capitana tedesca e capocannoniera insieme all’inglese Beth Mead, si fa male. Il delizioso 1-0 di Ella Toone in pallonetto al 61esimo, in contropiede su un fendente alla Pirlo di Walsh, arriva mentre l’Inghilterra è in 10. E poi ovviamente, la Germania, come nel 1966, quando Elisabetta II premiò quegli eroi. La 96enne regina subito dichiara: “Queste ragazze ispireranno generazioni”. Peccato che non ci fosse, sostituita dal nipote William.

Ma è qui la festa, comunque. Dopo una cavalcata trionfale e una finale di eccellente livello tecnico. In un Paese che per mezzo secolo dopo la Seconda guerra mondiale ha vietato il calcio alle donne. Tra i cori “Football’s coming home”, una sbornia di croci di S. Giorgio, “Don’t Stop me now” dei Queen, “Sweet Caroline”. A differenza dell’anno scorso, poi, niente scontri, niente ubriachi, niente violenze. Solo calcio, amore e fantasia. Lo sport, quello vero. Rimarrà scolpita nella storia anche questa cifra: 87.192. Il numero di spettatori più alto della storia degli Europei, maschili e femminili. Sì, Women have the power. Sognando Beckham in una notte di mezza estate, non ha vinto solo l’Inghilterra. Hanno trionfato le donne di tutto il mondo

Fonte Repubblica.it

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