In Serie A decide tutto il Var: gli arbitri non fischiano, aspettano consigli dalla regia

In Serie A decide tutto il Var: gli arbitri non fischiano, aspettano consigli dalla regia

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ROMA — Doveva essere lo spot pubblicitario del calcio italiano: la vetrina con cui tentare di rilanciare l’immagine deteriorata da esclusioni mondiali e figuracce europee. E invece Juventus-Inter è diventata l’aula di giustizia in cui celebrare il processo agli arbitri italiani. Partiamo da una premessa: non è e non sarà mai un problema di buona fede. Ma analizzare il sistema è necessario per capirne le prospettive. 

Falli e rigori non visti

Una cosa è certa: stavolta prendersela col Var – o solo col Var – sarebbe ingiusto. Anzi, il problema appare l’opposto. Dopo anni di tecnologia, stiamo arrivando lentamente al punto più temuto: gli arbitri non arbitrano più. In tutte le decisioni chiave del weekend è servito l’intervento di un occhio esterno, per decidere. Ci è voluto il Var a Bergamo per concedere un rigore del tutto evidente anche a velocità normale in favore del Napoli, con l’arbitro Di Bello – in versione Ambra di Non è la Rai – che dava apertamente l’impressione di attendere un aiuto dalla regia. Idem a Firenze per cancellare un gol di Di Francesco dell’Empoli. E, ovviamente, a Torino: il rigore su Dumfries appartiene di diritto alla categoria dei “rigorini”, e quindi darlo o meno era più che altro a discrezione dell’arbitro, che non del suo video aiutante: ma a Irrati sono serviti quasi due minuti solo per decidere di andarlo a rivedere. 

Juve-Inter, rigore negato a Zakaria 

Il problema è che la tecnologia a volte genera mostri. Soprattutto quando Bastoni tocca Zakaria a cavallo della linea dell’area. In quel caso, Irrati vede punizione dal limite. Il Var Mazzoleni gli dà ragione, ma lo zoom stavolta solleva più di un dubbio. Anzi, l’impressione è proprio che il tocco sia sulla linea, che fa parte dell’area. E questo è forse il meno spiegabile degli errori. Perché se c’è un argomento su cui finora il video arbitraggio aveva offerto certezze solide era l’interpretazione “geografica” dei fatti: fuorigioco, falli dentro o fuori area. Dove l’oggettività è più semplice da dimostrare. Non allo Stadium, però. Il tutto, nella sfida più vista del fine settimana, quella con più storia e più punti in palio. Com’è possibile? Difficile dirlo.  

Perché si ripetono i rigori

Nel frattempo, la tecnologia ha invaso pienamente anche l’ultimo spazio rimasto. Tra sabato e domenica, due rigori respinti dai portieri sono stati fatti ripetere. Ed è sempre l’incontro dello Stadium a offrire il maggiore spunto di analisi. Perché anche qui Irrati aveva deciso che fosse tutto regolare: il tiro, la respinta dei difensori della Juventus, poi colpiti fallosamente prima che il pallone finisse nella loro porta. Ma poi qualcuno, da Lissone, lo ha richiamato: altro consulto, e rigore da ripetere. Cancellando la parata di Szczesny come la sera prima era stata cancellata quella di Sepe su Belotti in Salernitana-Torino: ma lì almeno il difensore entrato in area prima del tiro (parliamo sempre di frazioni di secondo) era stato il più veloce a rinviare il pallone. A Torino l’infrazione è stata di De Ligt, che ha partecipato all’azione di disturbo, anche se ad arrivare prima di tutti sul pallone poi è stato Danilo. I romanisti a novembre avrebbero voluto poter ribattere il loro rigore, sempre allo Stadium, per una dinamica simile. Esageravano, loro. Ma dopo esserci abituati all’esultanza differita per timore che un gol sia annullato, è il momento di non agitarsi troppo nemmeno per un rigore parato.

Fonte Repubblica.it

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