Ilicic torna in campo e va subito in gol: la felicità di un uomo ritrovato

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Il dribbling suola&tacco, poi il doppio passo con scartamento a destra. Bellissimi, certo, ma non quanto quel sorriso che si è aperto verso la curva dei tifosi dopo il rigore segnato. Josip Ilicic è tornato a giocare a pallone e a essere felice: ci mancava e gli mancava. È entrato in campo al 32′ del secondo tempo della partita tra il suo Maribor e il Nura, campionato sloveno, 5-1 il risultato finale. Ed è stato subito grande calcio: quell’azione col pallone che appariva e scompariva tra i suoi piedi, lo sgambetto del difensore frastornato, il calcio di rigore, il sinistro potente dal basso verso l’alto, le braccia al cielo, lo sguardo felice e, appunto, quel sorriso. Nulla di meglio da chiedere al nuovo debutto in patria, nella squadra che fu sua per poche settimane del 2010, prima del play-off di Europa League col Palermo che fece innamorare il presidente Maurizio Zamparini e lo portò in Sicilia e nella nostra Serie A.

Ilicic festeggia sotto la curva il suo gol col Maribor Ilicic festeggia sotto la curva il suo gol col Maribor
Ilicic festeggia sotto la curva il suo gol col Maribor 

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E chi se ne importa se la forma fisica è lontana e se a 35 anni il meglio, per un calciatore, è quasi sempre dietro alle spalle. Perché il “meglio” per l’Ilicic calciatore si è fuso con il “peggio” per l’Ilicic uomo, negli ottavi di finale di Champions League del 2020 tra l’Atalanta e il Valencia. L’andata il 19 febbraio: 4-1 con un suo gol, una marea nerazzurra che invase Milano e San Siro per quella che ora ricordiamo come “la partita dei contagi”, l’evento di massa che fu l’alleato perfetto, anche se ovviamente involontario, della spaventosa diffusione del Covid 19 a Bergamo e provincia. E il ritorno, il 10 marzo, giocato a porte chiuse, con l’esagerato poker di reti segnate dallo sloveno, quella foto col trofeo del miglior giocatore del match nella mano destra e il pallone nella sinistra.

Ilicic e la lotta contro la depressione

Poi il buio. La sofferenza, il lockdown, non più il tempo del pallone. Ilicic è un uomo sensibile, la storia della sua famiglia è stata sconvolta dalla guerra dei Balcani. Torna in campo alla ripresa del campionato, ultima partita giocata a luglio. Da lì quattro mesi di silenzio, protetto dalla riservatezza della sua Atalanta. Fino alle parole dell’allora capitano del club, Papu Gomez: “Josip ha contratto il Covid e ha sofferto molto, è caduto in depressione. La testa arriva a un momento in cui esplode. Ma ora sta bene”. Vederlo giocare di nuovo, a ottobre 2020, è una gioia: non più ai livelli altissimi di prima, ma da uomo ritrovato. Decide di continuare con l’Atalanta ma, dopo la partita con l’Udinese del 9 gennaio di quest’anno, si eclissa di nuovo. Questa volta il silenzio è rotto dalle parole del suo allenatore, Gian Piero Gasperini: “A Josip saremo sempre vicini. Lo aspetteremo tutta la vita come persona, come calciatore è imprevedibile. La nostra testa è una giungla, i medici non sanno darci una risposta, non posso darla io. Ne parlo una volta per non parlarne più”.

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Giocherà ancora, con la maglia nerazzurra, soltanto i minuti finali della partita con l’Empoli, ultima giornata dello scorso campionato. Poi la rescissione del contratto e l’emozionante saluto dello stadio di Bergamo, il primo settembre, giorno della partita col Torino. Le lacrime in campo e la promessa: “Non smetto, continuerò con il calcio”. Ha scelto Maribor, la sua Slovenia, per tornare a divertirsi. Con i dribbling tacco&suola, i doppi passi con scartamento a destra, i rigori sotto la traversa. E i sorrisi a braccia alzate davanti a una curva in festa.

Fonte Repubblica.it

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