Il segno di Ancelotti: Real, il vero fuoriclasse è in panchina

Il segno di Ancelotti: Real, il vero fuoriclasse è in panchina

Dicono che Carlo Ancelotti abbia una passione per gli attici: certo guardare tutti dall’alto è una condizione che lo esalta non soltanto quando cerca casa. Eppure, fino a poche ore prima che il Paris Saint-Germain si presentasse a casa sua, sembrava quasi che a Madrid fossero costretti a sopportarlo: dominare la Liga con 8 punti sul Siviglia e 15 sul Barcellona doveva sembrare scontato, ai bulimici tifosi del Real Madrid. Il campo però ha ripristinato l’ordine. E nella rimonta che ha consegnato alla storia del calcio Europeo l’ennesima debacle del Psg, e una nuova leggenda madridista, l’impronta di Re Carlo è un segno evidentissimo.

Non è un caso che la partita del Bernabeu l’abbiano decisa Benzema e Modric: è su di loro che, dall’inizio, ha puntato tutte le proprie carte Ancelotti. In fondo, sono come lui: quando si parla di Ancelotti, percepisci nitidamente la smania di darlo per finito, in estate quando è tornato al Real, dove pure aveva portato l’agognatissima Décima, la decima Champions League, molti ricordavano come l’ultimo successo fosse il campionato tedesco vinto col Bayern nel 2017. Ad Ancelotti hanno rimproverato per anni di dare troppo spazio al figlio Davide, stabilmente come suo “vice” in panchina. C’è chi ha azzardato l’espressione “superato”, nonostante la cura per dieta e numeri.

Ma nell’epoca dei laptop manager, del calcio delle evoluzioni statistiche, alla fine la differenza la fa ancora il coraggio di stravolgere il canovaccio e lo sguardo di capire come farlo: Ancelotti per tutto il primo tempo era lì, a bordo campo, sferzato dal vento mentre il rivale Pochettino seguiva comodamente sprofondato in panchina i giochi di prestigio dei suoi talenti. Senza accorgersi che Re Carlo stava per compiere il proprio numero: due cambi, un 19enne come Camavinga al posto del fuoriclasse tedesco Kroos, un’aletta come Rodrygo (che aveva invitato famiglia e amici, con cui poi ha potuto festeggiare fino alle 2 in un noto ristorante vicino allo stadio). E Modric avanzato alle spalle di Benzema. In un amen, del Psg non era rimasta traccia.

Appena tornato a Madrid, Re Carlo aveva accarezzato l’utopia di recuperare Hazard, la “cheerleader da 24 milioni di euro all’anno”, come lo hanno definito in patria, che il Bernabeu non è mai riuscito ad applaudire. Ha sperato di rivedere Bale in una versione accettabile, e parzialmente ci è anche riuscito. Ma fin dall’inizio aveva capito che le uniche certezze su cui fare affidamento fossero il portiere Courtois e quei due, Modric e Benzema. Fabio Capello ha raccontato di esserselo sentito dire, dall’amico: “Carlo me lo ha sempre detto: Benzema è fortissimo”. Anche quando a Madrid, oscurato da Ronaldo, molti storcevano il naso, sognando Lewandowski. Carlo no: appena arrivato, nel 2013, ha sacrificato senza pensarci Gonzalo Higuain per responsabilizzare Karim. E ha puntato ciecamente su di lui in estate, quando qualcuno temeva che a 34 anni fosse un rischio. Gli avrebbe affiancato volentieri Mbappé, se il Psg non avesse fatto le barricate anche di fronte a un’offerta da 180 milioni. Ora lo ha sconfitto: per dimostrare al Psg, a Florentino Perez e all’intero Bernabeu, che al di là del mercato, il vero fuoriclasse al Real è ancora quel signore che a 62 anni non si è stancato nemmeno un po’ di fare l’allenatore.

Fonte Repubblica.it

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