Il progetto messo da parte, i giovani della Juve possono aspettare

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Per superare la crisi che affligge la Juventus e provare a rimettere in piedi la stagione, Allegri ha dovuto rafforzare le proprie certezze tralasciando i progetti in fase di sviluppo. A pagarne le conseguenze, almeno in questo primo scorcio di stagione, sono stati coloro che la Juventus la stavano conoscendo, come il difensore Gatti, o semplicemente stavano imparando a conoscere meglio, come i due giovani Miretti e Fagioli. Quando il gioco si fa duro il tempo per gli esperimenti diminuisce: con il mare in burrasca Allegri ha spesso puntato sui senatori del gruppo. Anche a costo di fermare il percorso di crescita dei giovani.

Il mistero Gatti, nazionale senza un posto nelle notazioni

“In Italia basta fare due partite bene per essere considerato un campione, ai miei tempi dovevi giocarne cento in Serie A prima di essere considerato un calciatore”. Un cavallo di battaglia di Allegri, che ha sempre messo un freno ai facili entusiasmi appena un nuovo profilo si affacciava al grande calcio. Oggi l’allenatore bianconero vive in prima persona una situazione decisamente particolare, quella di Federico Gatti. Atteso come il centrale del futuro dall’ambiente, convocato in Nazionale da Mancini quando ancora non aveva messo piede in campo nel massimo campionato, il centrale nato a Rivoli è stato al centro di una querelle di mercato con il Torino, che a gennaio aveva l’accordo con il calciatore prima dell’intervento della Juventus. Dieci milioni di euro di investimento e l’inserimento nella rosa della prima squadra: niente prestito per farlo giocare, la convinzione era che dopo aver scalato una categoria all’anno, passando dalla Serie D alla Serie A in quattro stagioni, spazio per lui ce ne sarebbe stato. Invece a oggi le presenze in campionato sono soltanto due, nonostante il reparto arretrato non stia godendo di grande salute, viste anche le condizioni di Bonucci. Allegri preferisce dirottare Danilo al centro piuttosto che dare fiducia a Gatti: che ha esordito contro lo Spezia, prova discreta, prima di crollare con il Monza, principale colpevole del gol di Gytkjaer. A gennaio sarà presa in considerazione anche la cessione in prestito per accumulare esperienza: ne trarrebbe beneficio il calciatore ma anche la Juventus, che potrebbe pensare a un profilo più pronto.

La parabola di Miretti, da capitan futuro alla panchina

Discorso diverso per Miretti, che ha avuto la possibilità di dimostrare il suo valore ritagliandosi giornata dopo giornata il proprio spazio. Anzi, a un certo punto si stava trasformando in una pedina insostituibile, in una delle colonne del centrocampo per la capacità di giocare in modo efficace senza perdere la sua semplicità, dote innata che lo rende bello da vedere e ficcante nelle scelte. L’età è dalla sua parte, essendo il più giovane del gruppo squadra di Allegri (classe 2003), e a differenza di Gatti e Fagioli, le 9 presenze in Serie A in stagione e le 3 in Champions League testimoniano la grande fiducia riposta in lui da Allegri. La sensazione è che in questo momento l’allenatore voglia quasi proteggere il ragazzo, visto il momento della Juventus e le difficoltà incontrate anche da calciatori molto più esperti di lui come Paredes, McKennie e Locatelli. Lo sta centellinando, facendolo comunque entrare in campo in quasi tutte le partite tranne nel derby con il Torino, partita chiave, e nell’ultima, sciagurata trasferta di Champions, quella di Haifa contro il Maccabi: essendo diffidato, Allegri ha preferito non rischiarlo e, sotto di due gol, di farlo  riposare. Ci sarà bisogno di Miretti anche in futuro, nonostante i rientri di Pogba, Chiesa e Di Maria potrebbero ridurre di molto lo spazio per lui.

Fagioli, il secondo calciatori meno utilizzato da Allegri

Cinquantanove minuti complessivi, tra Serie A e Champions. Le aspettative di Nicolò Fagioli non erano così basse quando ha commentato la permanenza in bianconero: “Restare alla Juve è stata la scelta migliore”. Invece il centrocampista nato a Piacenza e cresciuto  nel settore giovanile è stato l’unico, insieme a Soulé, a non aver mai giocato interamente una partita. I segnali sulla scarsa fiducia da parte di Allegri si erano intravisti già durante il mercato, quando la società aveva provato a mandarlo in prestito per fargli fare esperienza, vista la troppa concorrenza in mediana. Scampoli  di partita con Fiorentina (7′), Salernitana (28′) e Monza (4′), a cui si aggiungono 20′ nel ko con il Benfica: contro  i portoghesi era anche entrato in campo  nel modo giusto. Dopo  quella partita, però, con la crisi scoppiata nella sua forma più virulenta, il suo spazio già misero è diventato inesistente. Qualche tempo fa il suo agente, Andrea D’Amico, commentò con l’amaro in bocca la decisione  del club, poi cambiata, di mandarlo in prestito: “La forza di un tecnico è investire sui giovani. Il mercato bianconero è stato condizionato dalle uscite sperate e non verificatesi”, aveva attaccato. Oggi, a quasi  due mesi di distanza, Fagioli è l’ultima ruota di un carro in difficoltà mentre l’ex compagno Rovella, partito per Monza, la stessa destinazione pensata per Fagioli, ha già accumulato 526′ con quattro partite giocate interamente. La crisi della Juventus non lascia spazio ai giovani.

Fonte Repubblica.it

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