Il Pallone d’oro è di Benzema. Tutte le ragioni per votarlo

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Il Pallone d'oro è di Benzema. Tutte le ragioni per votarlo

La sera del 28 maggio, diretto allo Stade de France per la finale di Champions League, mi chiedevo se la decisione ormai presa di votare Karim Benzema in testa alla mia cinquina per il Pallone d’oro avrebbe resistito all’eventuale vittoria del Liverpool sul Real Madrid con gol decisivo di Sadio Mané. Numeri alla mano, la questione era meno oziosa rispetto a quanto può sembrare adesso: l’attaccante senegalese aveva condotto con il Liverpool una stagione straordinaria vincendo le due coppe inglesi, chiudendo secondo la Premier alla quota altissima di 92 punti — e 16 gol personali — e aggiungendo con la nazionale la coppa d’Africa vinta ai rigori (suo quello decisivo) e la qualificazione ai Mondiali ottenuta ancora ai rigori (suo quello decisivo). In Champions Mané aveva segnato sia all’andata che al ritorno della semifinale contro il Villarreal, e dunque un suo gol vincente in finale — peraltro poi sfiorato: deviando sul palo un suo velenoso diagonale, Courtois finì di meritarsi il trofeo Yashin — avrebbe reso pesantissima la sua candidatura. Anche la geopolitica sussurrava le sue ragioni: com’è possibile che l’Africa abbia vinto un solo Pallone d’oro, con George Weah nel 1995, e da allora siano andate deluse le aspirazioni di campioni assoluti come Drogba, Eto’o e Salah? Anche per questo la barca di Mané aveva molto vento nelle vele.

Malgrado ciò, sarei rimasto comunque su Benzema. La base del giudizio è l’ammirazione calcistica che ho sempre nutrito nei suoi confronti, da quando lo vidi ragazzino nel Lione alle tante occasioni madridiste in cui, dietro ai numeri fantascientifici di Cristiano Ronaldo, si leggeva in filigrana la classe immensa dell’uomo che con le sue giocate — con o senza palla — apriva gli spazi al portoghese. Di questi tempi va molto di moda la distinzione fra i giocatori “semplici” — anche forti — e quelli “che sanno giocare a calcio”, intendendo i campioni in grado di leggere i movimenti di compagni e avversari, e di conseguenza scegliere la strada migliore per arrivare a dama, immaginando in anticipo le mosse successive come succede al bravo scacchista. Benzema è esattamente questo, un fuoriclasse capace di liberare i compagni — Vinicius ha segnato il gol decisivo della finale, che gli vale la mia quinta preferenza — e di caricarsi la squadra sulle spalle nei momenti topici. I dieci gol segnati nella fase a eliminazione dell’ultima Champions sono un Everest di rendimento ai confini della realtà, perché tutti indispensabili: toglietene uno e il miracoloso castello di carte costruito da Ancelotti crolla, costringendo il Real ad almeno una serie dal dischetto. Karim ha mostrato la via nei momenti decisivi del percorso più difficile mai toccato a una vincitrice del torneo. E l’ha fatto di pura ispirazione. Quando Ancelotti descrive il suo modo di intendere il calcio, spiega che se praticasse una manovra codificata dovrebbe chiedere a Benzema di restare sempre centrale; invece sono i suoi spostamenti — dettati dall’intuito del momento — a risolvere le partite.

Dietro a Karim e a Mané ho scelto l’individualità più splendente della stagione, quella di Kylian Mbappé: contro il Real l’aveva praticamente risolta, se non fosse entrato in scena Benzema. Le sue potenzialità non hanno limiti, ma il rapporto tempestoso con Neymar continua a impiombare le ali del Paris St.Germain. Che sia un futuro Pallone d’oro, e probabilmente seriale, resta certo: ma gli riuscirà più facile fuori da Parigi. Quarto posto per Kevin De Bruyne, il miglior centrocampista del mondo, motore del Manchester City. Ma l’avvento di Haaland gli vieta ulteriori orizzonti di gloria, perché è fatale che dalla prossima edizione (quest’anno la deadline per le gare da prendere in esame era fissata al 31 luglio) l’uomo-immagine di Guardiola diventi il bomber norvegese.

I tre portieri, infine. Inavvicinabile Courtois, trovo giusto premiare poi la qualità con la quale Mike Maignan ha riempito la porta milanista che fu di Donnarumma, aggiungendo e non togliendo come si pensava che sarebbe successo. Medaglia di bronzo a Kevin Trapp, fra gli artefici del trionfo dell’Eintracht in Europa League. Il Pallone d’oro ha cambiato l’ordine dei suoi criteri di scelta, ora pesano di più le prestazioni individuali. Ma che il migliore di solito vinca rimane una legge dello sport.

Fonte Repubblica.it

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il Nerazzurro
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il Nerazzurro
1 mese fa

Bahhhhhh……