Il Mondiale cambia direzione: in Qatar arbitrano tre donne

Il Mondiale cambia direzione: in Qatar arbitrano tre donne

Il Mondiale cambia direzione: in Qatar arbitrano tre donne

Fischieranno anche loro, le donne. Per la prima volta in campo, ai Mondiali di calcio in Qatar. Per il diritto di contare e perché il calcio è (dovrebbe) essere di tutti. E se sai valutare e applicare le regole il genere non conta. È una svolta: a dirigere tra i 36 arbitri anche Stéphanie Frappart (già a Euro 2020), 38 anni, francese, Yamashita Yoshimi, giapponese, 36 anni, già giocatrice nella Tokyo Gakugei University, Salima Mukansanga, 34 anni, ruandese, laureata in infermieristica. Inoltre ci saranno tre guardalinee donne tra i 69 assistenti: la brasiliana Neuza Back, la messicana Karen Díaz Medina e l’americana Kathryn Nesbitt. Non è una concessione. Lo ha detto anche Pierluigi Collina, presidente della commissione arbitri della Fifa: “Per noi conta la qualità e non il genere e mi auguro che in futuro la selezione di ufficiali di gara femminili per importanti competizioni maschili sia ritenuta un fatto normale e non clamoroso”.

C’è chi già parla di uno spot progressista, chi apertamente denuncia un’invasione di campo (“Perché non restano ad arbitrare le gare femminili?”) e chi si domanda: chissà in Qatar come le vestiranno. Ma è meglio precisare che non esistono quote rosa nel settore arbitrale e che Frappart non è un fischietto allo sbaraglio: nel 2019 è stata la prima donna ad arbitrare un match di Ligue 1 in Francia, prima di dirigere in quello stesso anno la finale del Mondiale donne e la Supercoppa Uefa maschile Liverpool-Chelsea, per poi diventare nel 2020 la prima ad arbitrare una partita di Champions League, Juventus-Dinamo Kiev, e poi dirigere i match di qualificazione mondiali, Olanda-Lettonia e Lituania- Irlanda del Nord. Quando le toccò la Supercoppa, Frappart corse 11,9 km nei tempi regolamentari e furono 16,1 in tutto, alla fine dei supplementari. Il dato più alto mai registrato nelle precedenti 400 partite di Champions. Ottenuto grazie a una tenuta fisica costruita col sudore: due allenamenti al giorno, attenzione assoluta alla preparazione, doti atletiche, e ore di studio di partite in tv. Anche l’allenatore Jurgen Klopp le fece i complimenti: “Ho detto ai miei che se avessimo giocato come la terna arbitrale ha gestito il match, avremmo vinto 6-0”. Stéphanie non è tipa da imbarazzi, quando nelle prime direzioni nel calcio maschile (Dijon-Clermont Foot) un calciatore le chiese: preferisce che la chiami madame o monsieur?, lei replicò: “Fai tu: a cosa pensi che somigli di più?”. Si spera che presto non interesserà più a nessuno il genere di chi arbitra. Lei sostiene: “Ai giocatori importa solo che tu prenda la decisione giusta. Se sbaglio sono contestata come un uomo. C’è più rispetto da parte dei calciatori nel faccia a faccia con un arbitro donna, c’è meno aggressività anche nelle parole utilizzate”.

Buffo che la notizia dei fischietti rosa arrivi all’indomani di un’altra decisione storica: i giocatori e le giocatrici della Nazionale di calcio degli Stati Uniti guadagneranno la stessa paga e divideranno in parti uguali i bonus della Fifa. Anche qui nessuna concessione, ma molte lotte in tribunale. E ora: a quando un’allenatrice su una panchina maschile?

Fonte Repubblica.it

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