Il metodo Gasperini e le partenze frenate, il ‘rischio calcolato’ dell’Atalanta

VILA-REAL – C’è un elemento che potrebbe spaventare. Ma anche, a lungo raggio, lasciare intatta la speranza – o meglio, l’ambizione – di una nuova stagione al vertice. La partenza frenata dell’Atalanta non è una novità. Nella piccola Vila-Real, contro il Submarino amarillo – il sottomarino giallo, come ricordava la nota canzone dei Beatles in apertura di intervallo allo stadio – è arrivato un pareggio che saprebbe di rimpianto solo a ignorare i miracoli di Juan Musso su Gerard Moreno.

Le difficoltà a settembre

Ma non è una novità. Anzi, si può parlare senza offendere nessuno di un vero e proprio settembre nero, per l’Atalanta di Gasperini. Basti pensare che già alla sua prima stagione, nel lontanissimo 2016, il tecnico infilò 4 sconfitte nelle prime 5 partite: soffiava un’ariaccia intorno a lui, nessuno aveva capito fosse l’alba di un periodo glorioso, il migliore senza discussione nella storia dell’Atalanta. Difficile adesso prendersela per un pari esterno in Champions. Giusto, però, analizzare quei dati. Perché fatta eccezione per lo scorso campionato, quando la stagione ripartì giusto un mese dopo la fine di quella precedente, culminata con l’eliminazione nei quarti col Psg a un minuto dalla semifinale di Champions – la partenza è sempre grigia. E in particolare settembre. Quest’anno, dal 28 agosto la squadra ha perso 7 punti su 9, due anni fa furono invece 8 su 18 i punti persi (due sconfitte e un pareggio in 6 gare), con quell’approccio traumatico alla Champions League che rischiò di rovinare la festa prima ancora che iniziasse. Peggio, in senso assoluto, nell’estate 2018: partenza zavorrata, nel solo settembre, da 13 punti persi su 15: solo due pari in 5 partite. E per fortuna che non c’erano le coppe.

Il metodo Gasperini

Il motivo va ricercato nel cosiddetto “metodo Gasperini”. Ne parlano tutti, anche se quando si affronta l’argomento si ha sempre con una sorta di timore reverenziale, quasi ad aver paura di svelare il segreto di un tale successo. Di certo, l’estate dei calciatori dell’Atalanta è un’estate usurante. Perché il tecnico richiede ritmi da partita anche in allenamento: partitelle sette contro sette, allenamenti specifici ad alta intensità anche senza palla. Almeno 12 chilometri a seduta, completate anche da lavoro di corsa “a secco”. Lo ha raccontato, qualche tempo fa, Luca Trucchi, storico collaboratore del tecnico: “Sul campo gli allenamenti di Gasperini sono talmente ben fatti che non ci sarebbe bisogno di fare altre grandi cose, è straordinario sotto il profilo delle proposte di allenamento sul campo”. In estate, i calciatori ricevono una tabella di allenamenti da seguire nelle vacanze, per essere pronti poi al carico quotidiano alla ripresa. Un allenamento che dura 12 mesi all’anno. Un “segreto” per riuscirci a tenere quei ritmi deve esserci. E la controindicazione delle partenze così. Un prezzo non poi così alto, sulla bilancia dell’Atalanta.

Fonte Repubblica.it

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