Il gol di Lukaku, il carattere, la forma. Inter, ecco cosa va e cosa non va dopo Lecce

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Il gol di Lukaku, il carattere, la forma. Inter, ecco cosa va e cosa non va dopo Lecce

LECCE – Quello che conta sono i tre punti, ci mancherebbe. Ma guardando al microscopio la vittoria dell’Inter a Lecce, arrivata al novantacinquesimo con rocambolesca rete di Dumfries, si notano tante cose diverse. Alcune belle, altre meno. L’Inter ha segnato subito con Lukaku, poi ha sofferto per 93 minuti prima della rete fuori tempo massimo dell’olandese. E a Simone Inzaghi restano indicazioni contrastanti sulla sua squadra: pregi da esaltare e difetti su cui lavorare.

Il ritorno di Lukaku

La prima buona notizia è il ritorno di Big Rom. È ancora lui. È ancora il giocatore in grado di spaccare le partite, almeno in Serie A dove a marcarlo è il povero Cetin (fuori ruolo e infortunato) e non Van Dijk. Certo, vista la sua mole e le vicessitudini dell’ultimo anno, il belga non è ancora nella migliore condizione di forma. Però il suo impatto sulla partita – sul tabellino, soprattutto – è stato devastante, come ai vecchi tempi. Aveva esordito in nerazzurro nel 2019 segnando contro il Lecce ed è stato riaccolto in nerazzurro segnando a Lecce. Il cerchio si chiude.

Dimarco e Darmian alternative di lusso

Continuando a ragionare di singoli giocatori, benissimo ha fatto ovviamente Dumfries, entrato a metà secondo tempo in quella modalità “punta esterna aggiunta” che tanto gli piace. Nota di merito anche per Darmian, partito in fascia destra proprio al posto dell’olandese e autore del primo generoso assist per Lukaku, e per Dimarco, incessante nel far piovere palloni pericolosi in area leccese. E a Lautaro tutto si può dire tranne che non si impegni: ha preso pedate, qualcuna l’ha restituita, ha pressato tutto il pressabile. Il toro non è solo pronto, è anche furioso.

Da Gosens a Skriniar: miglior forma cercasi

Passando dalla lavagna dei buoni a quella dei cattivi (si fa per dire), troviamo i nomi di troppi giocatori che ancora devono trovare la miglior forma. Calhanoglu è parso disorientato e leziosetto, come gli capita nelle serate peggiori: poca interdizione e qualche fastidioso colpo di tacco di troppo. Gosens, dopo una partenza sprint, è un po’ sparito dai radar. Facendo il paragone con il Robin dell’Atalanta verrebbe da dire, alla Johnny Stecchino, che non gli somiglia per niente. Skriniar ha pasticciato sul gol leccese. Brozovic non ha brillato. Ed è un problema, perché quando si blocca il croato, tutta la macchina si inceppa.

La risposta di carattere

Sul piano del collettivo, la vera buona notizia che l’Inter si porta a casa da Lecce è la risposta di carattere. Non è banale vincere una partita con rete negli ultimi secondi del recupero. Lo ha saputo fare il Milan nel finale dello scorso campionato, e infatti lo ha vinto. Deve saperlo fare anche l’Inter, se vuole arrivare prima nella corsa alla seconda stella. Da questo punto di vista Inzaghi ha avuto le rassicurazioni che cercava: chi giocherà contro l’Inter, da ieri sera in poi, saprà che non è finita fin quando non è finita. Una consapevolezza che distingue da sempre le grandi squadre, agli occhi degli avversari.

Il secondo gol in ritardo

Un limite di questa Inter, all’opposto, è stato non riuscire a trovare la seconda rete per oltre 90 minuti. E non va bene, contro una neopromossa in totale emergenza, senza i difensori centrali titolari e con sette giocatori nell’undici di partenza che mai avevano messo piede in Serie A. Segnato il primo gol, i nerazzurri avrebbero dovuto azzannare la partita, invece dopo 20 minuti di fiammata si sono limitati ad amministrare, abbassando paurosamente il ritmo, fino al pareggio del Lecce. Come nella boxe, anche nel calcio il momento giusto per affondare il colpo è quando l’avversario è intontito da un pugno preso. L’Inter non è stata capace di farlo, portando il match all’ultima ripresa.

Il coraggio dei cambi

Un’indicazione positiva l’ha data Inzaghi alla squadra e ai tifosi, soprattutto ai suoi detrattori, che non mancano. Accusato nella scorsa stagione di fare cambi pigri e prevedibili, ruolo per ruolo, l’allenatore nel corso del secondo tempo ha completamente stravolto la squadra, mettendo in campo nel finale tutte e quattro le punte a disposizione e attaccando di fatto stabilmente con otto uomini. Questo atteggiamento tattico estremo, alla Mourinho, è la miglior risposta a chi gli ha imputato poco coraggio. Contro il Lecce ha dimostrato di averne da vendere, bisognerà vedere come si comporterà contro avversari più forti.

Fonte Repubblica.it

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