Il gioco del silenzio dopo una disfatta. così Ancelotti si è ripreso il Real Madrid

Il gioco del silenzio dopo una disfatta. così Ancelotti si è ripreso il Real Madrid

Quando sei l’allenatore del Real Madrid di Florentino Perez – vale con tutti i presidenti, ma con lui di più – c’è soprattutto una cosa che non ti puoi permettere: una brutta figura con il Barcellona. Perdere male da quei rompiscatole dei catalani, sempre ansiosi di spiegarti come va il mondo, quanto dev’essere caramellizzata la crema e qual è il calcio migliore, è una circostanza che manda letteralmente fuori di testa i giornali di Madrid. Editoriali avvelenati, polemiche tempestose, telefonate roventi, e a Florentino per osmosi vengono i fumi. Nel novembre del 2005 Vanderlei Luxemburgo perse 0-3 al Bernabeu la partita in cui Ronaldinho venne applaudito a scena aperta, e in capo a due settimane era a prendere il sole a Bahia. Sempre a novembre, ma di dieci anni dopo, Rafa Benitez venne bullizzato ancora al Bernabeu (0-4 per il Barça festante di Luis Enrique). Riuscì a resistere fino a Capodanno perché era al primo anno di contratto, e va bene che sei il Real ma stracciare un pacco di milioni non è mai buona politica: appena Zidane accettò di subentrargli, però, non solo Benitez venne defenestrato, ma il giocatore che Florentino gli aveva vietato di utilizzare – Casemiro – divenne con tutti gli onori un pilastro di Zizou. Nel 2018 Julen Lopetegui, che pur di guidare il Real s’era fatto buttar fuori dalla federazione tre giorni prima del debutto mondiale, venne direttamente sbalzato di sella alla decima giornata in seguito al 5-1 subito al Camp Nou. Se ne vada, non la vogliamo più vedere. 

Carletto e quella disfatta col Barça ritrovato

Lo scorso 20 marzo il Real di Carlo Ancelotti ha perso 0-4 dal Barcellona al Bernabeu. A bruciare la pelle dei giornali di Madrid è stata soprattutto la rapidità con la quale Xavi non soltanto ha invertito l’inerzia stagionale del Barça – da squadrina di metà classifica a regina del girone di ritorno – ma le ha anche restituito un futuro che pareva annegato nel gorgo dell’immane buco finanziario. Xavi è un discepolo di Guardiola dotato di gran cervello – ce ne sono di acefali – e promette di molestare per anni la grandeur del Madrid. Il 20 marzo Ancelotti è stato il primo allenatore del Real ad assaggiarne il talento tattico, e i soliti fiammiferi della sala stampa del Bernabeu si sono accesi sostenendo l’opportunità di ingaggiarne subito un secondo, perché uno 0-4 reclama vendetta. Soltanto dieci giorni prima, però, Carletto – lo chiamano tutti così, nel mondo e non solo nella sua Reggiolo – aveva diretto il Real nella memorabile rimonta sul Psg, che per questioni di Superlega Florentino, in questa fase della sua presidenza, odia persino più del Barcellona. Uno scudo molto forte, capace di resistere alle turbolenze dello 0-4 in sinergia con… la pausa delle nazionali. Ancelotti si è cosparso il capo di cenere e poi è sparito per qualche giorno, e come sa chiunque sia finito nel tritacarne di una polemica social – un ko calcistico ne è il paradigma – sparire per un po’ è l’unica via d’uscita.

Il Covid prima dello show di Benzema a Londra

Al momento di tornare, atteso da un paio di pericolose conferenze stampa, ecco il colpo di scena: un tampone di routine rivela la sua positività al Covid. Isolamento, silenzio e altro tempo che passa, come passa il Real a Vigo, diretto dal figlio Davide in occhiali scuri (non ha ancora la licenza). Emorragia subito bloccata. Ancelotti resta positivo fino alla vigilia della gara di Stamford Bridge col Chelsea, andata dei quarti di Champions, e quindi prolunga il suo silenzio in un ambiente che ormai ha scollinato la vergogna del Clasico e pensa soprattutto alla rivincita con i campioni d’Europa, che l’anno scorso li eliminarono in semifinale. Finalmente negativo al mattino del match, Ancelotti vola a Londra in tempo per godersi la nuova serata d’onore di Karim Benzema, uno dei suoi pupilli storici. A fine gara affronta una sala stampa piena di vecchi amici inglesi – ha allenato con successo anche il Chelsea – e di spagnoli entusiasti per la vittoria. Non ancora pacificati, visto che alla vigilia della gara di ritorno gli viene infine chiesto quanto senta salda la sua panchina: la risposta, con un primato in classifica che va dai 9 ai 12 punti (dipende da un recupero del Barcellona) e una qualificazione alla semifinale di Champions che pare blindata – arriverà poi, ma dopo un bel giro sulle montagne russe – non è tra le più difficili della sua lunga carriera.

Un tecnico per tutte le stagioni 

Jorge Valdano, pensatore immaginifico ma non esattamente vicino alle ragioni del calcio all’italiana, scrisse una volta di Fabio Capello che se lo avessero sepolto per un anno in una fossa di serpenti velenosi lui ne sarebbe risalito senza danni, mentre tutti i serpenti nel frattempo sarebbero morti. Adattando la storiella a Carlo Ancelotti, lo immaginiamo uscire non solo intatto dalla fossa, ma con un esercito di serpenti pronto a seguirlo ovunque. Salvo cataclismi, tra circa un mese diventerà il primo allenatore ad aver vinto i cinque campionati major (con Milan, Chelsea, Psg, Bayern e appunto Real). Il suo calcio è un sistema equilibrato – la parola “equilibrio” compare da anni in tutte le sue interviste/conferenze – che mette i giocatori nelle migliori condizioni per esprimersi al massimo: siccome sono spesso dei grandi campioni il risultato è nelle cose, e dell’empatia naturale Carletto ha sempre fatto la sua arma per nulla segreta. L’hanno chiamato al Real per succedere a Mourinho e al Bayern dopo Guardiola, il che significa che sarebbe un ottimo ministro sia in un governo Meloni che in un governo Letta. 

A proposito di Guardiola. Philip Lahm, totem del Bayern, ha scritto l’altro giorno che quel che Pep diceva alla squadra in tre ore impiegava una settimana per uscire dalla bocca di Ancelotti, il che risultava assai più rilassante (troppo per Robben che, convinto di non lavorare abbastanza, organizzava allenamenti segreti). La semifinale di Champions che metterà di fronte City e Real sarà uno spettacolo, e occhio che nell’unico precedente Carletto non ha lasciato pietra su pietra a casa di Guardiola: 2014, semifinali come oggi, Real-Bayern 1-0 e Bayern-Real 0-4. Non tutti gli 0-4 vengono per nuocere. 

Fonte Repubblica.it

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