Il derby di Mourinho e Sarri: due marziani a Roma

ROMA – Dicono che il derby sia il modo per prendersi Roma. Ma fare propria la città Eterna è tutta un’altra storia. Alzi la mano chi ha avuto il piacere di scattarsi un selfie con José Mourinho o Maurizio Sarri con il Colosseo sullo sfondo. Difficile: Roma non è la Milano dei Moratti, non ha l’atmosfera glamour delle strade di Belgravia dove Mourinho abitava a Londra, né l’indifferenza della Torino degli Agnelli o del piccolo centro di Cobham, dove il tecnico laziale abitava nell’anno al Chelsea.

Per entrambi, il rapporto con la capitale è un puzzle da comporre ancora. Delle loro differenze – il carattere, il calcio che insegnano – tutto si sa. Di quanto possano essere simili, nelle loro ossessioni, forse meno. Il laziale ha distribuito la propria vita sui 6 chilometri che separano la villa all’Olgiata dal centro sportivo di Formello, dove passa giornate intere: studia schemi, avversari, quasi un eremo. In cui consuma quantità enormi di calcio in tv: ma solo se c’è “il verde”, come ama dire lui stesso. Tradotto: niente talk show, niente chiacchiere, solo calcio giocato. La moglie Marina si concede qualche “gita” a Roma per lo shopping e per visite culturali: lui non si è praticamente mai visto. Se non una volta: era il 2 febbraio, quando ha invitato la squadra a pranzo. Tre giorni dopo la Lazio ha battuto la Fiorentina, ma da quel giorno tutto è cambiato, la squadra ha raccolto 13 punti su 18 e perso in campionato solo una volta, col Napoli in pieno recupero. Come se improvvisamente le distanze tra l’esigentissimo profeta del bel gioco e la squadra pragmatica degli ultimi anni si fossero azzerate attorno a quel tavolo di viale Parioli.

Curiosamente, due passi dall’abitazione di Mourinho, che proprio ai Parioli ha costruito il proprio feudo: una casa-torre da 20 mila euro al mese, in cui però abita da solo. Dal lunedì al venerdì, la sua famiglia è il suo staff di collaboratori, con cui è facile trovarlo a cena fuori, spesso nel quartiere. Per lui le cene con la squadra sono quasi abituali: almeno 4 da inizio stagione, l’ultima ad Arnhem, in Olanda, dopo la vittoria col Vitesse. Ma il suo rapporto con la città è ancora timido: a volte dopo le partite – soprattutto quelle rare volte in cui la Roma gioca al sabato – sale su un aereo e vola a Londra, dalla moglie Matilde. Certo qualche volta a Roma la famiglia lo ha raggiunto: la figlia ha festeggiato qui i suoi 25 anni – tutto molto documentato via social – e anche il figlio è stato alcune volte in città. José lo ha accompagnato in una delle sue visite preferite: al Vaticano, dove è stato almeno tre volte, visitando i Musei, la Cappella Sistina e ovviamente la basilica di San Pietro. Ma a Roma, dove si sono succeduti tecnici decisamente più inclini alle passeggiate turistiche – Paulo Fonseca era appassionato del centro storico – vedere in giro José è difficile. Meglio il “rifugio” di Trigoria: anche in occasione dei due allenamenti pomeridiani a settimana, nel centro sportivo compare già alle 9 di mattina. Indossa tuta, ciabatte e inizia a studiare nell’ufficio al primo piano vista campi: tantissima analisi delle partite, tanti video. Un’ossessione per il lavoro: l’unico punto di contatto con Sarri. Ieri i due si sono marcati a distanza, conferenze stampa fissate all’irrituale orario delle 19.30, poi anticipate di mezz’ora, rincorrendosi. La partita è iniziata così, a Formello e Trigoria: due universi lontanissimi da Roma.

Il derby di Mourinho e Sarri: due marziani a RomaFonte Repubblica.it

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