Il bagno di Andreazzoli e la rabbia di Inzaghi: l’uso del Var fa infuriare gli allenatori

Si è arrabbiato persino Andreazzoli. L’allenatore dell’Empoli, uomo mite come ce ne sono pochi nel calcio e fuori, dopo la sconfitta per 0-2 in casa con l’Inter se l’è presa col Var. O meglio, con l’uso che ne ha fatto Valeri, assistente dell’arbitro Chiffi nella gara del Castellani. E l’impiego che gli arbitri fanno del video torna così al centro del racconto del pallone dopo una giornata, la scorsa, in cui proprio le proteste sul Var sono costate espulsioni e squalifiche dei tecnici in rivolta.

Il contatto fra D’Ambrosio e Bajrami

“C’era un rigore netto. Valeri cosa stava facendo? Forse era distratto. Magari era andato un attimo in bagno, ma ce lo dica. Mio nipote Tommaso, di 4 anni, una situazione del genere la vedeva senza problemi”. Il riferimento è al contatto in area al 31′ del primo tempo fra D’Ambrosio e Bajrami, con la gamba destra dell’interista che tocca lo svizzero in corsa. Al chiuso della sala Var di Lissone, in Brianza, Valeri ha deciso che andava bene così. Avrebbe potuto richiamare il collega Chiffi, che era distante dall’azione, per “missed accident”, contrasto non visto. Non lo ha fatto, evidentemente ritenendo che il contatto fosse palesemente non falloso. Probabilmente non lo sapremo mai, visto che fra gli obblighi dell’arbitro e dei suoi assistenti, in campo e davanti al monitor, non c’è quello di spiegare le proprie azioni.

Una curiosa espressione di Aurelio Andreazzoli durante Empoli-Inter (reuters)

Il precedente di Dumfries e Alex Sandro

Ad Andreazzoli avrebbe probabilmente voluto rispondere Inzaghi, ma non lo ha potuto fare, visto che la partita l’ha guardata dalla tribuna. Al minuto ’43 di Inter Juventus di domenica scorsa è infatti stato espulso dall’arbitro Mariani per avere protestato dell’uso che era stato fatto del Var sul contatto in area fra il difensore interista Dumfries e lo juventino Alex Sandro. Una situazione molto simile a quella di Empoli: lieve contatto non segnalato dal direttore di gara, che nel caso di San Siro era peraltro a due passi e ha visto tutto. Chiaro ed evidente errore? Evidentemente sì, nella valutazione dell’assistente Var. Risultato: calcio di rigore per la Juve, 1-1, proteste di Inzaghi ed espulsione del tecnico nerazzurro per avere “contestato platealmente e con veemenza una decisione arbitrale”.

Stagione che giochi, regola che trovi

Nella stessa giornata, la scorsa, altri allenatori di squadre di vertice sono stati espulsi per proteste. Gasperini, Mourinho e Spalletti, cacciato per avere “assunto un atteggiamento ironico, rivolgendo al direttore di gara espressioni irrispettose”. Del mancato rispetto, nella lettura del labiale non c’è traccia. Dell’atteggiamento ironico sì: nei gesti, nelle espressioni del volto, negli occhi increduli di un allenatore che – come quasi tutti i suoi colleghi – non si capacita di come nell’era della vivisezione al video di ogni episodio gli arbitraggi siano ancora avvolti nel fumo dell’alea e della discrezionalità. Sarà che le regole cambiano di anno in anno: ve li ricordate i falli di mano della stagione 2019/20, con la pioggia di rigori che hanno consentito a Immobile (almeno per l’aritmetica) di eguagliare il record di gol in una stagione di Higuain?

Rivoluzionare un mondo irriformabile

È evidente che qualcosa vada fatto per normalizzare l’impiego del Var, rendendolo certo e prevedibile, come dovrebbero essere sempre le regole e la loro applicazione. Come ogni anno, se ne parlerà probabilmente l’anno prossimo. Al contrario che negli stabilimenti balneari, dove la manutenzione viene fatta in inverno senza turisti, in Serie A gli aggiustamenti vengono introdotti durante la brevissima off season estiva. Serve il Var a chiamata? Forse sì, ma Andreazzoli ha chiarito che non è quello il punto. Bisogna consentire al Var di correggere l’arbitro sempre e comunque, se ritiene ne valga la pena? Probabilmente ci stiamo arrivando, anche se significa spostare dal campo al monitor il cuore dell’arbitraggio. Una rivoluzione in un mondo come quello arbitrale, inchiodato alle proprie tradizioni, anche le meno sensate. A partire dalla più anacronistica, denunciata da Delio Rossi a Radio Sportiva: “È anacronistico che in un calcio dove raggiungere una salvezza o un trofeo sposta tanti soldi ci sia una componente, quella arbitrale, che ancora ha lo status di dilettante. Sono una setta chiusa”. Del professionismo si parlerà. Se ne parla da decenni. Intanto si trovi una soluzione ragionevole per l’uso del Var. Perché che si arrabbi Delio Rossi è normale, ma se si arrabbia persino Andreazzoli significa che davvero qualcosa non va. 

Fonte Repubblica.it

Condividi
Subscribe
Notificami
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
0
Would love your thoughts, please comment.x
()
x
Available for Amazon Prime