Ibrahimovic alla Altafini: il goleador part-time nella corsa scudetto del Milan

Ibrahimovic alla Altafini: il goleador part-time nella corsa scudetto del Milan

Se la prima vita milanista di Ibrahimovic è iniziata con l’ultimo scudetto nel 2011 e la seconda nel 2020 con la resurrezione della squadra trascinata da lui attempato figliol prodigo, la terza potrebbe cominciare adesso, nella veste di quarantenne campione che entra nella mezz’ora finale come prezioso jolly per scortare di nuovo il club verso lo scudetto. Ha prefigurato lo scenario proprio il mentore del primo Ibra rossonero: lo storico ad Galliani, alla presentazione del libro su Milanello scritto dal giornalista di Sky Peppe Di Stefano, ha pescato dal più classico dei precedenti storici: “Ho un ricordo da ragazzo di Altafini, che andò alla Juventus e nell’ultimo quarto d’ora risolveva tante partite. Zlatan può dare ancora parecchio, come qualità dei minuti”. Che il diretto interessato abbia intenzione di accettare come regola l’eventuale part-time è in verità improbabile.

Toccherà a Pioli, che a Cagliari deve gestire le energie di Giroud reduce da influenza, stabilire se questo ruolo può essere adatto al campione svedese, atteso tra l’altro da un appuntamento molto importante anche con la sua Nazionale: non intende certo arrivarci da spettatore della partita di Cagliari. Il ct Andersson lo ha appunto convocato per i play-off,  malgrado sia squalificato per la semifinale di giovedì prossimo con la Repubblica Ceca. Ibra mira allo spareggio del 29 marzo con la Polonia (già in finale per la squalifica della Russia) e aspetta dai compagni il regalo. Non è d’altronde un mistero che sogni per l’estremo lembo di carriera il doppio record di antico goleador sia al Mondiale invernale in Qatar sia nella prossima Champions, anche per riscattare quella anonima da poco attraversata senza squilli. Molto dipenderà dall’esito della corsa per lo scudetto: il titolo lo invoglierebbe certamente al rinnovo annuale del contratto, sia pure a cifre più che dimezzate rispetto agli attuali 7 milioni di euro netti.

Quel pensiero chiamato Champions

La Champions non è solo nei pensieri del veterano, ma del Milan tutto a cominciare da Pioli e Maldini, il cui primo approccio da allenatore e da dirigente con la coppa principale va riconsiderato, alla luce della precoce uscita a marzo di tutte le italiane. Tornato dopo sette anni in Champions e zeppo di neofiti, il Milan è stato in fondo capace di sei partite dignitose nel classico girone di ferro, in cui lo aveva catapultato lo status di squadra di quarta fascia al sorteggio. Contro l’Atletico Madrid di Simeone, che è rimasto tra le prime otto d’Europa, soltanto l’espulsione di Kessié ha impedito che si traducesse in vittoria il dominio tecnico e tattico della prima mezz’ora, ma al ritorno è arrivato il successo al Wanda Metropolitano col famoso gol dell’ex fattorino Messias. Nel debutto ad Anfield, contro il Liverpool di Klopp che ha conservato più o meno intatta l’ossatura del trionfo del 2019, la sconfitta è stata tortuosa, dopo il primo tempo chiuso in vantaggio. E l’1-1 di San Siro col Porto, rivisitato a posteriori, somiglia molto a un’occasione perduta.

Origi tra gli obiettivi

Così, confortati dal riesame della recita sul palcoscenico ritrovato, Pioli e i giocatori si sentono più che mai all’altezza dello scudetto, nonché dell’obiettivo non dichiarato ma nemmeno snobbato della Coppa Italia. Sapendo di essere padrona del proprio destino, la capolista si permette di sorvolare sull’incerta data del recupero di Bologna-Inter e sul rischio connesso allo status di separato in casa di Kessié, da qui a fine stagione. A Cagliari il novello trequartista, promesso sposo del Barcellona, verrebbe probabilmente riarretrato in mediana dalla febbre di Tonali, comunque guarito e candidato per la Nazionale di Mancini. Cagliari non è una tappa secondaria: se prima della sosta per i play-off  arrivasse l’undicesima vittoria su 15 trasferte, il Milan si avvicinerebbe al traguardo imprevisto e si riapproprierebbe del dna internazionale. Lo scudetto gli garantirebbe l’abbandono immediato della quarta fascia al prossimo sorteggio e l’ingresso nella prima, con maggiori probabilità di un sorteggio abbordabile. Galliani ha riassunto lo status quo: “Pioli è stato fantastico, ha cambiato il Milan col suo 4-2-3-1, non si può paragonare a Sacchi, né a Capello. Ora deve essere il quinto allenatore a vincere la Coppa dei Campioni”. Non pare casuale il nome (non smentito, un parametro zero di lusso) di Origi per la campagna acquisti estiva. Tra le alternative possibili, come il costoso Scamacca, il belga, 27 anni, non è solo il terzo centravanti del Liverpool, ma soprattutto l’uomo che nel 2019 ha consegnato la vittoria ai Reds, con una doppietta nella rimonta sul Barcellona in semifinale e con un altro gol nella finale col Tottenham. Origi ha chiara dimestichezza col ruolo di protagonista in Champions e non si spaventerebbe certo per la concorrenza, alla quale è avvezzo visto che si ritrova Salah, Mané, Firmino e Diogo Jota nello spogliatoio. I concorrenti al Milan sarebbero i due veterani Ibrahimovic e Giroud: quale sia la gerarchia lo chiarirà forse la partita di Cagliari.

Ibrahimovic alla Altafini: il goleador part-time nella corsa scudetto del MilanFonte Repubblica.it

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