Ibra, Kessié e Rebic non segnano più: e il Milan va in ansia da gol scudetto

MILANO – Già dannazione della Nazionale di Mancini nella corsa fallita verso il Mondiale, l’imprecisione sotto porta sta diventando la sottile angoscia di Pioli, che l’ha più o meno dichiarata dopo lo 0-0 col Bologna. Finora, nella gara a tre per lo scudetto, il suo chiodo fisso statistico era notoriamente la comparazione tra i punti dello scorso campionato, chiuso a meno 12 dall’Inter, e questo, in cui a 7 giornate dalla fine il Milan conserva un punto di vantaggio sul Napoli e virtualmente sull’Inter stessa, in caso di vittoria della squadra di Simone Inzaghi nel recupero col Bologna.

L’attacco si è inceppato

Se però alla trentunesima giornata, rispetto alla stagione 2020-21, il Milan ha un punto in più (67 contro 66) e questo conforta ancora il suo allenatore, c’è ormai un altro dato che certamente lo sta allarmando. Non è tanto il leggero calo dei gol fatti (1,94 a partita era la media dello scorso campionato, scesa fin qui a 1,80), quanto l’elenco dei goleador che mancano all’appello: Ibrahimovic, Rebic e Kessié. Contro il Bologna sono entrati nel secondo tempo con la missione evidente di segnare, soprattutto per i primi due. Non ci sono riusciti, come non ci erano riusciti i compagni da loro sostituiti (Giroud, Messias e Bennacer). È soltanto la terza volta che la capolista chiude una partita senza gol. Però è già l’ottava, nelle ultime dieci, con meno di due gol all’attivo. La frenata di San Siro si spiega anche così.

Missione goleador 

La classifica cannonieri non è un orpello, quando si gioca per lo scudetto. I 24 gol di Lukaku e i 17 di Lautaro – totale 41 – erano stati decisivi per il titolo dell’Inter di Conte, ma il trio milanista li aveva avvicinati con 39 gol: Ibra, undicesimo in graduatoria, aveva raggiunto quota 15, Kessié, tredicesimo, aveva toccato i 13 pur col “doping” di 11 rigori, e l’eclettico d’attacco Rebic, diciassettesimo con 11 reti, aveva appaiato centravanti di ruolo come Morata, Destro e Caputo e sopravanzato Osimhen, bloccato dagli infortuni. Oggi il responso parziale è ben diverso. Ibra è a soli 8 gol, Kessié a 5, Rebic addirittura a 2. Ne mancano all’appello 24 e sarà difficile che il terzetto colmi la lacuna nelle 7 partite che restano. Le reti di Giroud (8) e Messias (4), che la scorsa stagione non c’erano, hanno compensato solo in parte la carenza. Leao è diventato un po’ più concreto (8 finora, contro i 6 del campionato passato) ed Hernandez (4) può ancora mantenere lo stesso livello (7). Ed è vero che l’Inter, per conservare la capacità realizzativa dello scudetto (89 gol), dovrebbe segnare 26 gol nelle 8 partite che le rimangono e il Napoli 33 in 7 gare (con Gattuso ne segnò alla fine 86). Ma è vero anche che la difesa di Spalletti è fin qui la migliore della Serie A – 23 gol al passivo – e che quella dell’Inter (24) non le è da meno. In sostanza, siccome comunque dalle parti di Maignan non ci sono troppi spifferi (29 gol), la differenza a favore del Milan, da qui al 22 maggio, dovrebbero farla proprio i tre goleador dispersi. Non sarà per nulla semplice.

Zlatan e Ante, i declassati

Per nessuno dei tre la situazione è comoda, anche perché sono attualmente declassati al ruolo di riserve, per via dei rispettivi guai. Ibra, soppiantato da Giroud, ha sommato solo 19 presenze, ha saltato 11 partite di campionato per infortunio e in altre 9 è andato in panchina. Non segna dal 9 gennaio a Venezia e per lui adattarsi a fare l’Altafini, con l’ingresso nel finale, è un’inedita e scomoda condizione, tanto che sono affiorati tra le righe delle sue dichiarazioni più recenti propositi per ora vaghi di ritiro a fine stagione. Anche Rebic è arrivato a 19 presenze, ma in forma ancora più difficile da accettare. È palese il nervosismo dell’ex jolly Ante, vicecampione del mondo con la Croazia, di fatto fermo al gol firmato contro la Juventus il 19 settembre 2021, in una delle sue uniche due partite intere (l’altra con l’Atalanta, a ottobre). Appiedato a sua volta dagli infortuni per 11 giornate, è poi riuscito a segnare solo con la Salernitana a febbraio, ma la sua stagione racconta di ben 13 spezzoni, di 14 panchine e di sole 6 gare da titolare, l’ultima 6 mesi fa col Verona, quando si fece male alla caviglia.

Franck, l’ultimo dei “cinesi”  

Il caso Kessié intreccia invece questioni extracalcistiche, essendo ormai l’ultimo reduce del Milan cinese di Yonghong Li e Fassone un separato in casa, che il pubblico milanista sonoramente disapprova con tanto di fischi alla lettura del suo nome, quando vengono lette le formazioni, e talvolta anche quando tocca palla. Mentre il Barcellona lo ha già accolto nelle parole del capitano Busquets come futuro esponente del centrocampo di Xavi, la sua residua permanenza al Milan si sta trasformando nel passaggio più grigio di 5 stagioni per lo più ottime: lui si sente evidentemente un corpo estraneo o almeno i tifosi lo percepiscono come tale. Il Donnarumma bis è potenzialmente meno scivoloso, perché Kessié è più sostituibile di un portiere. Pioli tenta di gestire la scabrosa situazione, alternandolo nelle posizioni di trequartista al posto dell’ondivago Diaz e di mediano. Però la scelta di mandarlo non più occasionalmente in panchina (6 volte, mentre le 7 partite saltate sono state per infortunio, 3, o per squalifica, 4) rimanda al rebus classico in questi frangenti: conviene schierare chi è inviso alla folla o tenerlo fuori, magari pronto all’uso? Di sicuro c’è che il contratto dell’ex trascinatore Franck vale fino al 30 giugno. E che se finirà al Barcellona, può servire ancora al Milan, nella volata per lo scudetto. Dall’inizio o dalla panchina, lo stabilirà l’allenatore. Pecunia non olet, come la fuga in Catalogna del contestato Kessié conferma. Però nemmeno i gol.    

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Ibra, Kessié e Rebic non segnano più: e il Milan va in ansia da gol scudettoFonte Repubblica.it

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castigamatti
Ospite
castigamatti
1 mese fa

non capita tutte le volte che uno faccia due gol tirando in porta due volte in tutta la partita come nel derby…