I rimpianti della Juventus su Donnarumma. Le altre sorelle fanno già sul serio

Wojciech Szczesny non è certo un cattivo portiere, ma la serata peggiore della sua carriera fatalmente riaprirà la vera ferita del mercato dei bianconeri, essersi lasciati passare sotto il naso Donnarumma, consentendogli di finire a Parigi. Esattamente vent’anni fa la Juventus vendette Zidane al Real Madrid, e con buona parte del corrispettivo (il resto arrivò dalla cessione al Milan di Pippo Inzaghi) portò a casa Buffon, Thuram e Nedved, la spina dorsale di uno squadrone. Quest’anno Ronaldo è rimasto, e non è stata una scelta di nessuno vista la mancanza di acquirenti a quei costi; la crisi ha fatto il resto, obbligando la Juve a un mercato conservativo. Donnarumma poteva essere preso a zero, ma ovviamente tra premi e commissioni quello zero non sarebbe mai stato davvero gratis: occorreva almeno cedere Szczesny, che non ne ha voluto sapere. Un suo diritto, ma dopo i disastri di Udine il portiere polacco giocherà i prossimi match con un bel gorilla sulle spalle.

Il calendario delle prime due giornate, il trailer di un campionato che inizierà sul serio dopo la pausa – quando il mercato sarà chiuso, e diciamo chiaro che giocare mentre ancora si tratta è una mostruosità tecnica – non prevede scontri diretti fra le prime otto della scorsa stagione: una situazione atta a separare subito le teste di serie dal plotone, ma anche a esporle a passi falsi da mordersi le mani. Il pari della Juve a Udine ha la genesi evidente negli errori di Szczesny e un epilogo sfortunato nel fuorigioco minimo che ha tolto a Ronaldo il gol dell’apocalisse. Però il primo approccio di Allegri con le cinque sostituzioni – non allenava da due anni – ha prodotto prima una Juve bassa, compatta e fulminea nelle ripartenze capace di portarsi avanti di due gol con uno splendido Dybala, e poi una versione assai pop con cinque difensori, quattro attaccanti e il solo Bentancur a fare da (parziale) collante. Il 2-2 impiomba il decollo bianconero, visto che le altre “sorelle” hanno vinto, ma due aspetti positivi vanno sottolineati: Allegri ha riaffermato con chiarezza il primato dell’allenatore nelle scelte tecniche – da tre stagioni non era così – e Ronaldo ha risposto alla mutata realtà con un numero accessibile a pochissimi. Nel giorno in cui è stato riportato alla normalità, ha ribadito la sua eccezionalità: facile che le due cose siano collegate.

La scena madre mancata d’un soffio da Ronaldo è stata invece interpretata alla perfezione da Lorenzo Insigne, che dopo aver sbagliato malamente un rigore ha avuto il carattere di tirarne un secondo in modo impeccabile. Se non è mai facile tornare sul dischetto dopo un errore, farlo in una situazione da separato in casa col presidente è doppiamente complicato perché implica un all-in: Insigne voleva firmare la prima vittoria del Napoli di Spalletti, un Napoli molto promettente, per dichiarare il suo desiderio di farne parte (e ricevere quindi almeno una proposta di rinnovo, fin qui latitante). Pur di farlo ha corso il rischio di un secondo flop, che l’avrebbe seppellito. Senza certo abiurare al nostro amore per Francesco De Gregori, diciamo che è anche da questi particolari – la capacità di sostenere tanta pressione – che si giudica un giocatore. Un campione d’Europa, come Di Lorenzo che si è guadagnato il secondo rigore, come Meret che ha salvato l’1-0, come Belotti, Immobile e Raspadori, e Chiesa che aveva messo sulla testa di Ronaldo la palla del 3-2, e Barella che s’è inventato un tacco di classe per mandare in gol Vidal. Il bilancio della partenza di sabato aveva esaltato la facilità di gioco dell’Inter, i progressi della Lazio di Sarri, la conferma del Sassuolo e la tigna dell’Atalanta, capace per una volta di raccogliere punti esagerati. Se anche la Roma ha centrato il bersaglio pieno nel match d’apertura, malgrado la Fiorentina di Italiano sia stata subito convincente e abbia retto l’espulsione eccessiva di Dragowski, una parte consistente del merito va a Tammy Abraham, veloce e tecnico, assai ben disposto al dialogo: Mourinho ha il centravanti sul quale costruire una Roma da corsa.

Fonte Repubblica.it

Condividi
Subscribe
Notificami
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
0
Would love your thoughts, please comment.x
()
x
Available for Amazon Prime