I nervi scoperti del Psg, l’eliminazione è un flop da un miliardo e mezzo

I nervi scoperti del Psg, l'eliminazione è un flop da un miliardo e mezzo

MADRID — Che rumore provoca un fallimento da un miliardo e mezzo di euro? Quello di urla rabbiose, di minacce sguaiate, di una bandierina da guardalinee divelta in un colpo. La reazione scomposta con cui Nasser Al Khelaifi ha agitato lo stomaco di un Santiago Bernabeu in festa costerà, a lui e al dg Leonardo che lo ha seguito, un’indagine del comitato etico dell’Uefa e quasi certamente una squalifica.

Ma quella sceneggiata è una dichiarazione auto accusatoria: il suo Psg è ostaggio di un perenne giorno della marmotta, torna sempre al principio. Come nel 6-1 di cinque anni fa al Camp Nou, un altro fracaso spagnolo: persino più doloroso, stavolta. Perché quella col Real non era solo una partita: era uno scontro ideologico. E Nasser lo ha perso nel modo peggiore: umiliato in campo dal francese Benzema e a tavola dal nemico Florentino Perez, che dopo lo sgarbo del ritardo al pranzo di Parigi all’andata, s’è concesso di far servire al ristorante Zalacain nella comida prepartita tra dirigenti due bottiglie di vino da 9 euro l’una (Nasser, musulmano, non le ha toccate). Quasi un insulto.

Anche per questo l’ennesima eliminazione precoce ha fatto eruttare la rabbia del presidente: due operatori tv presenti nel corridoio degli spogliatoi hanno raccontato come la furia di Al Khelaifi si sia abbattuta su un dipendente del Real intento a filmarlo mentre cercava di entrare negli spogliatoi degli arbitri: “Ti ammazzo”, gli avrebbe detto. L’atteggiamento “aggressivo” verso il direttore di gara Makkelie è finito nel referto con quella bandierina rotta. Mentre nello spogliatoio del Psg Neymar e Donnarumma quasi venivano alle mani (il brasiliano ha smentito via social) per i gol costati l’eliminazione. Il fallimento del progetto Psg.

Il pranzo all’Eliseo

Progetto nato con un pranzo segretissimo – rivelato poi da un’indagine dell’Fbi – in cui l’ex presidente francese Nicolas Sarkozy invitò all’Eliseo lo sceicco Al Thani, all’epoca principe erede al trono di Doha. Le portate principali a quella tavola, furono due: Psg e Mondiali 2022. Ma soprattutto l’apertura di un asse economico tra i qatarini e la Francia. Un mese dopo, a dicembre, il Qatar avrebbe festeggiato la prima, sorprendente assegnazione della Coppa del mondo a un Paese arabo, grazie anche al voto favorevole di Michel Platini, ancora presidente della Uefa. Qualche mese più tardi, la Qatar Investment Authority, cassaforte di Stato, avrebbe fatto del Psg il più costoso giocattolo del mondo: una pioggia di petrodollari stava piovendo sul mercato francese, non solo quello del calcio.

L’ossessione Champions

La scorsa estate, Al Khelaifi deve aver deciso che al Mondiale di novembre il Qatar avrebbe dovuto poter esporre la Champions vinta dal suo Psg. E come un pokerista alle prime armi s’è illuso che bastasse puntare più forte per prendersi il tavolo. Ha aggiunto Messi a Neymar, preso Hakimi, saccheggiato il mercato degli svincolati assicurandosi Donnarumma, Wijnaldum e Sergio Ramos, e a fine agosto ha rifiutato i 180 milioni con cui il Real avrebbe voluto anticipare di un anno lo sbarco a Madrid di Mbappé. Non è servito a nulla, anzi erano 3 anni che il Psg non usciva così presto dall’Europa.

Un miliardo e mezzo

Dal 2011 ha speso 1.406 milioni di euro sul mercato per 71 affari. Questo gli ha consentito di dominare nel giardino di casa – 7 campionati vinti in 10 anni, anche se fanno più rumore i tre persi – ma non in Europa. Dopo quattro eliminazioni ai quarti e tre agli ottavi, negli ultimi due anni aveva raggiunto una finale (persa col Bayern nel 2020) e una semifinale. E la finale la perse per un gol di Kingsley Coman, uno dei ragazzi del proprio vivaio fuggito altrove perché non aveva spazio fra le stelle della collezione parigina. Un contrappasso dantesco.

Il legame con la Uefa

Per anni la domanda è stata: come ha potuto il Psg evitare la tagliola del Fair play finanziario? Nel 2017 la Uefa aprì un’indagine, che stimò la sponsorizzazione dell’Autorità del turismo del Qatar nel Paris 20 volte superiore al valore reale. Ma poi la Uefa stessa mutò opinione e preferì alla perizia dei suoi consulenti quella di parte del club francese. Da anni, la tv del Qatar beIN investe centinaia di milioni per trasmettere la Champions League in Medio Oriente e Nord Africa. E a febbraio 2021, in piena pandemia, Qatar è entrato come sponsor dell’Europeo imminente. L’appoggio politico di Al Khelaifi a Ceferin nel braccio di ferro sulla Superlega è solo l’ultimo atto di un legame saldissimo. Ma è un salvagente bucato, di fronte all’unico giudizio inappellabile: quello del campo. Che, in un Bernabeu infernale, ha certificato il fallimento sportivo e ideologico del giocattolo più caro del mondo.

Fonte Repubblica.it

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