I ko negli scontri diretti, i gol incassati, gli errori: Inter, così lo scudetto scivola via

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La sconfitta contro la Juventus, scesa in campo senza sei titolari, per l’Inter riapre tutte le ferite che la Champions in qualche modo aveva suturato. Basta sentire i discorsi dei tifosi, comprensibilmente a terra. Il 2-0 dello Stadium riporta indietro l’orologio a inizio ottobre, quando dopo le débacle con Udinese e Roma il dibattito verteva non tanto sull’opportunità o meno di mandare a casa Inzaghi, ma direttamente su quando farlo. Ripulendo il discorso dal comprensibile sconforto per una sconfitta a Torino, che al popolo interista fa sempre particolarmente male, è indubbio però che l’Inter, bella in Europa, in campionato non sia riuscita a superare i suoi problemi. Vediamoli, uno per uno.

Gli scontri diretti

Dall’inizio della stagione, l’unico scontro diretto vinto dall’Inter è stato il discusso 1-0 a San Siro contro il Barcellona nel girone Champions, che ha consentito alla squadra di Inzaghi di passare ul turno. Per il resto, tutte sconfitte: Lazio, Milan, Udinese, Roma e ora Juventus. “In questi match dovevamo fare di più, è un dato di fatto. Bisogna migliorare nei dettagli perché questi match sono sempre sul filo e la mia squadra deve fare di più”, ha detto Inzaghi a fine gara. L’analisi è sempre quella, ma la soluzione ancora non l’ha trovata.

I gol presi fuori casa

Nemmeno lo Spezia ha incassato più reti in trasferta dell’Inter, che a quota 16 ha il poco invidiabile primato dei gol presi lontano dal proprio stadio. L’allenatore la spiega così: “Hanno inciso due fattori. Da un lato, abbiamo incontrato squadre molto forti a casa loro. Dall’altro, evidentemente fuori da San Siro perdiamo sicurezza”. Una spiegazione che non si avvicina nemmeno a rendere conto di come mai tutti gli altri in Serie A abbiano finora fatto meglio. Di tutti i misteri sul rendimento dell’Inter, questo rimane il più difficile da svelare.

L’incapacità di reagire dopo i gol

Nella scorsa stagione, l’Inter è stata la squadra che ha recuperato più punti da situazioni di svantaggio. Dall’inizio di questo campionato, invece, nessuno. Inzaghi la legge così: “Abbiamo fatto un ottimo primo tempo, ma dopo il gol mi sembra che ci siamo persi e abbiamo perso la partita in generale. Non c’è qualcosa di mentale, siamo l’Inter e sappiamo cosa fare e come reagire”. Se il problema non è mentale, cos’è? Se l’Inter va in svantaggio, crolla. A memoria, nessuna squadra ha mai vinto nulla con un approccio simile.

I gol mangiati davanti alla porta

La sequenza della rete divorata da Dumfries sullo 0-0 rimbalza da ieri sera da cellulare a cellulare: il lancio per Barella, il tiro-cross sporco del sardo e l’olandese che spara alta la palla a porta vuota. Non è che la punta dell’iceberg. Nell’Inter allo Stadium si sono mangiati gol tanto Lautaro quando Dzeko, ugualmente appannati. L’allenatore fino alla scorsa partita ripeteva che “c’è da preoccuparsi quando mancano le occasioni”. Questa volta ha virato su un più consapevole “la sfortuna non esiste, gli episodi vanno indirizzati”.

Il fallo necessario che nessuno fa

Ci sono falli stupidi e dannosi, falli dettati dalla frustrazione, altri di puro nervosismo. Poi ci sono i falli necessari, che salvano partite e campionati. Ieri ne ha fatti un paio Rabiot, cinturando Barella pronto a ripartire. Quando è toccato ai nerazzurri, invece, la pedata non è arrivata. Lo stesso Barella ha guardato Kostic che scappava via, senza fare nulla per fermarlo. Gol della Juve. Se sui gol mangiati non ha colpa, qui Inzaghi un po’ di responsabilità la ha: se sostituisci sempre gli ammoniti, non puoi poi pretendere dai giocatori un atteggiamento battagliero.

Fonte Repubblica.it

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