I conti in panca: così le 5 sostituzioni cambiano gli equilibri

Roma — Non sempre cambiare vuol dire migliorare, ma per migliorare è necessario cambiare. Lo diceva Churchill, lo pensano probabilmente gli allenatori di tutto il mondo. Soprattutto da quando cambiare può voler dire stravolgere. Da più di un anno, le cinque sostituzioni permettono agli allenatori di far uscire dal campo la metà dei giocatori di movimento scelti all’inizio. Un vantaggio enorme, ma solo per chi ha risorse di alto livello da mettere in campo. Non più riserve, ma una specie di squadra B pronta a sostituire la prima. 

Inter, 4 punti dalla panca

Per qualcuno sono già state un tesoro. Un anno fa Gasperini ottenne 21 gol dai giocatori entrati dalla panchina, quasi il doppio rispetto a Pirlo e Gattuso. Quest’anno l’Inter di Simone Inzaghi è già a quota 6 gol dalle riserve, la metà firmati da Edin Dzeko. L’uomo più decisivo a gara in corso, sin qui. Cambi che hanno fruttato per i nerazzurri 4 punti in classifica: 2 contro il Verona, 2 contro il Sassuolo. Quando in panchina Inzaghi aveva giocatori da 50 milioni e spicci di stipendi lordi. Più o meno quanto spendono ogni anno per l’intera rosa Torino o Fiorentina. Poterne far entrare cinque di quel livello rappresenta indiscutibilmente un vantaggio significativo. «Noi mettiamo Darboe e Calafiori, ma avete visto i cinque che fa entrare l’Inter?», ebbe a lamentarsi Mourinho a settembre. Lasciando intendere che la panchina di qualità conta negli equilibri per lo scudetto. 

Chi più, chi meno

Non per caso l’Inter è una delle 5 squadre del campionato — insieme a Atalanta, Venezia, Verona e Salernitana — a non aver mai rinunciato alle 5 sostituzioni. Ma chi ne ha beneficiato quanto i nerazzurri è l’Udinese (4 gol e 4 punti in più), subito dopo il Torino (5 gol dalla panchina per 3 punti in più, ma con i cambi ne ha persi due per colpa della rete di Aramu del Venezia). Non tutti però hanno saputo sfruttare quest’arma. Chi ha fatto meno sostituzioni è lo Spezia, subito dopo Sampdoria e Juventus. E forse non è un caso che due dei tre allenatori più conservatori — Thiago Motta e Massimiliano Allegri — non allenassero dal 2019, prima della pandemia. Lo stesso Allegri, già a luglio, aveva ammesso come la novità lo trovasse in qualche forma impreparato a gestirla: «Spero di non far casino, non ci sono abituato». Per poi fare mea culpa dopo le prime giornate: «Ho sbagliato le sostituzioni». Il risultato: nemmeno un gol dalla panchina per i bianconeri, nonostante l’arsenale non sia esattamente dei peggiori. Anzi, con i cambi ci hanno rimesso due punti a Udine: decisivo Deulofeu. 

Una scelta per lo spettacolo

Certo, con cinque uomini da fare entrare la forbice tra grandi e piccole rischia di spalancarsi ulteriormente, premiando chi ha più risorse da usare a gara in corso. Ma i vertici del calcio europeo e mondiale si sono convinti che questo strumento, nato per tutelare la salute dei calciatori, permetta di assistere a partite più belle, con una maggiore spettacolarità garantita da calciatori più freschi. Per questo è stata confermata la misura, che avrebbe dovuto aiutare i club a fronteggiare l’emergenza post pandemia, quando i campionati erano ripartiti senza una vera e propria preparazione atletica alla fine di quasi tre mesi di inattività e con partite ogni tre giorni. Ci sarà anche ai Mondiali del 2022 in Qatar: il banco di prova che potrebbe trasformare questa scelta da temporanea in definitiva. In quel caso dovrebbe adeguarsi anche la Premier League, dove dalla scorsa stagione si è subito tornati ai tre cambi. Una decisione che ha fatto infuriare Pep Guardiola, uno che con la rosa del Manchester City a disposizione, con le 5 sostituzioni potrebbe garantire più spazio a tutti i suoi trequartisti (non a caso qualcuno a cadenza regolare si lamenta dello scarso impiego) e avere un’infinità di soluzioni a partita in corso: «Succede solo qui, è ridicolo». Non per il ct inglese Gareth Southgate, che contro la Polonia a settembre, in un match di qualificazione ai Mondiali, non ha sostituito nemmeno un giocatore: all’Inghilterra non succedeva dal 1996. 

Più attaccanti a gara in corso

Una cosa è certa: i 5 cambi non si improvvisano, si studiano. Lavorando sulle caratteristiche dei singoli e sulle situazioni di gioco. Non a caso, vengono sfruttati spesso dagli allenatori per rivoluzionare l’attacco a partita in corso. Gli unici calciatori che in serie A hanno sempre sostituito un compagno sono due numeri nove, Scamacca e Petagna: 7 su 7 partendo dalla panchina. E tra chi è entrato più spesso 8 sono attaccanti, 3 centrocampisti e 3 trequartisti. Spalletti nel Napoli ha usato questa strategia anche in chiave difensiva: contro la Fiorentina ad esempio ha sostituito Fabian Ruiz e Osimhen — centrocampista e attaccante — con Petagna e Mertens, due punte vere: un modo per tenere lontani gli avversari ed evitare la pressione alta. Il tecnico toscano è tra i sostenitori della rivoluzione. Al punto da vedere chi entra non come una semplice riserva: «Chi non si sente titolare se gioca solo nel secondo tempo non può esserlo neanche dall’inizio». Insomma, un tesoro in panca. 

Fonte Repubblica.it

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