I cambi, i gol, il calendario. I numeri raccontano un’Inter tutt’altro che in crisi

I cambi, i gol, il calendario. I numeri raccontano un'Inter tutt'altro che in crisi

L’Inter, che lo scorso agosto ha salutato tre dei suoi migliori giocatori, dopo avere battuto il Liverpool ad Anfield si sta giocando lo scudetto con Milan, Napoli e Juve. Ha quattro punti di distacco dai rossoneri in vetta, ma deve recuperare la partita non disputata il 6 gennaio a Bologna. Ed è in semifinale di Coppa Italia. Niente male, insomma. Eppure, dopo un filotto di sei gare in campionato che ha portato appena altrettanti punti, fra i tifosi sono cominciati i processi: a Lautaro che non segna (anche se ha fatto tripletta alla Salernitana), ad Handanovic accusato di costare punti (ma col Toro a una mezza papera ha fatto seguire due ottime parate), quindi ai cambi di Simone Inzaghi. Troppo prudenti, troppo inchiodati allo schema “ruolo per ruolo”, troppo spesso mirati a ripulire il campo dai diffidati piuttosto che ad arricchirlo di energie fresche, a seconda delle critiche. Eppure, i dati dicono altro.

Dai cambi nove reti e sei assist

In dieci partite di questo campionato, i subentrati dalla panchina dell’Inter hanno fatto reti e assist. Si parte dalla prima in casa col Genoa dello scorso agosto, con Vidal entrato al minuto ’69 e assistman diciotto minuti dopo. Si arriva a Sanchez, inserito al 67′ di Inter Torino e autore della rete del pareggio al 93′. In mezzo, fra l’altro: la doppietta di Correa al Verona, quella di Dzeko al Bologna, l’assist di Gagliardini a Firenze, il gol di Lautaro a Venezia e l’assist di Gosens a San Siro con la Salernitana. Un campionario ampio ma non esaustivo. In totale, nelle dieci gare in cui la panchina ha inciso direttamente sul tabellino, dai subentrati sono arrivati 9 reti e sei assist. E nella serie l’Inter ha messo insieme 9 vittorie e un pareggio. In altre 18 partite – 8 vinte, 7 pareggiate e 3 perse – i cambi non hanno portato marcature e passaggi decisivi.

Reti e corsa ancora al top

Analizzando la sola gara col Torino, viziata dal rigore solare negato ai granata, l’ingresso di Sanchez è arrivato al termine di una partita poco brillante ma tutt’altro he disastrosa: più possesso palla rispetto all’avversario, 56 per cento contro 44, più tiri in porta, 7 a 4, più passaggi e una percentuale superiore di passaggi a segno. Allargando il campo all’intera  stagione l’Inter in Serie A, resta la squadra con il miglior attacco, con 61 gol contro i 58 della Lazio, e quella con più tiri in porta, 186 quindi 23 in più del Sassuolo secondo. Nessuna squadra in questo campionato ha percorso più chilometri, e solo il Napoli ha un possesso palla medio più elevato. Questo significa che l’Inter è nel suo momento di forma? No. Ma probabilmente la situazione non è nemmeno drammatica come molti tifosi comprensibilmente la vedono.

30 punti in palio (all’andata ne raccolse 26)

Ora per l’Inter il vero tema è la gestione delle forze per cercare di riprendere il Milan in testa. Contro il Torino, per problemi muscolari, Inzaghi ha dovuto fare a meno di De Vrij e Brozovic. Barella e Calhanoglu sono spesso affaticati. E anche le punte di recente hanno vissuto alti e bassi. Sabato a San Siro sarà ospite la Fiorentina, contro cui l’Inter all’andata in trasferta ha vinto 1-3. I nerazzurri, cosa rara in questa stagione finora, scenderanno in campo senza avere giocato in settimana. Poi, dopo la pausa delle nazionali, incontreranno la Juventus a Torino. Fare quattro punti fra le due gare sarebbe la garanzia di potere rimanere in corsa per il titolo, a meno di non immaginare che Milan e Napoli vadano sempre a pieni punti. Dopo la Juventus l’Inter affronterà infatti otto squadre contro cui nel girone d’andata ha raccolto complessivamente 23 punti su 25 disponibili, lasciandone due solo contro la Sampdoria. La squadra di Inzaghi ha infatti vinto con Fiorentina, Verona, Spezia, Roma, Udinese, Empoli, Cagliari e Bologna. Ripetere il ruolino di marcia, con la pressione del finale di stagione, non è facile. Ma sulla carta nemmeno impossibile.

Fonte Repubblica.it

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