Handanovic più forte delle critiche. Le mani del portiere sul primato dell’Inter

Come Medvedev sul centrale di Flushing Meadows contro Djokovic. Come Saul Canelo Alvarez ogni volta che gli tocca di incontrare in trasferta un pugile statunitense. Samir Handanovic più lo criticano e più si gasa. Più monta l’ondata degli sfottò sui social – allo stadio mai, San Siro lo sostiene e lo incita – e più lui ricorda all’Inter e alla Serie A perché a 37 anni è ancora il portiere titolare e il capitano della squadra campione d’Italia. “Non si butta più”, “non esce mai”, “cerca di fermare la palla con gli occhi, come se proiettassero raggi laser”, “è un citofono”. Sono queste le gentilezze che più di frequente gli vengono rivolte su Twitter, Facebook e Instagram. Critiche facili per like facili, che probabilmente deprimerebbero un novellino. Non lui, che dai rimbrotti sembra uscire rafforzato.

Sbaglia quando può permetterselo

Che Handanovic rispetto a un tempo sbagli qualcosa in più, è un fatto. In avvio di stagione qualche inciampo evitabile c’è stato,  soprattutto contro il Verona. Ma il portiere dell’Inter, aiutato da una buona stella, anche in questa stagione sta confermando una tendenza che – con poche eccezioni – lo ha accompagnato in quasi tutta sua carriera nerazzurra: sbaglia quando può permetterselo, raramente fa perdere punti alla squadra, e quando conta davvero si fa trovare prontissimo. Nella scorsa, vittoriosa, stagione di Serie A il capitano dell’Inter ha giocato bene tutti gli scontri diretti, tirando fuori la squadra da situazioni non facili, come col Napoli. E forse per questo Antonio Conte nel suo biennio interista lo ha schierato titolare sempre, anche in Coppa Italia, solitamente occasione per far giocare il secondo portiere.

L’ultimo baluardo nel primo tempo fiorentino

Ieri sera a Firenze Handanovic è stato il principale, se non l’unico, argine allo strapotere viola nella prima mezz’ora. Il capitano nerazzurro ha salvato la porta prima uscendo su Gonzalez, poi deviando in angolo un potente sinistro di Vlahovic, infine respingendo in tuffo un bel tiro in corsa di Biraghi. Nulla ha potuto quando Gonzalez – fin lì migliore in campo, prima del patatrac del rosso nella ripresa – ha vinto un duello fisico con Skriniar e ha invitato Sottil ad appoggiarla in porta. Ma a lui e quasi solo a lui va il merito di aver tenuto i nerazzurri in partita, consentendo poi dal minuto 7′ della ripresa la memorabile prova di carattere che ha portato Simone Inzaghi e i suoi a uscire dal Franchi vincitori per 3-1, con il conto di gol fatti aggiornato a 18 in cinque giornate.

La metafora del sasso e del cane

Oltre che in campo, dove lo ha sempre fatto, Handanovic ha cominciato a rispondere alle critiche anche fuori e questa è una novità. Intervistato da Dazn ha detto che “non puoi tirare un sasso a ogni cane che ti abbaia per strada”. Come dire: non ragioniam di lor, ma guarda e passa. Una metafora brutale, poco animalista, ma che chiunque abbia fatto un viaggio in motocicletta nell’Europa dell’Est, circondato dai randagi ululanti, può comprendere (mai giustificare). Handanovic viene dalla Slovenia, che dell’Est Europa è avamposto e ai randagi che lo insultano, spesso al riparo di account anonimi, ha deciso di rivolgersi così.

Capitano di oggi anche per i capitani di domani

Qualche accenno alle critiche ricevute lo aveva già fatto in occasione di una delle premiazioni come miglior portiere della Serie A, riconoscimento che gli è stato conferito più volte, l’ultima per la stagione 2018/19. Ma non lo aveva mai fatto con questa fierezza. Una fierezza che i suoi compagni di squadra apprezzano da sempre. Se alcuni tifosi non lo amano (o non lo amano più) i giocatori invece riconoscono in lui un riferimento. Anche e soprattutto quelli che in spogliatoio hanno maggiore autorevolezza fra cui Milan Skriniar, indicato insieme a Nicolò Barella come possibile futuro capitano. Ma intanto il capitano è lui, Samir da Lubiana, che se gli abbai contro non ti tira un sasso, ma ti salva la partita.

Fonte Repubblica.it

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