Guardiola, svolta all’insegna del gol: con Haaland torna all’antico

Guardiola, svolta all'insegna del gol: con Haaland torna all'antico

Il centravanti è lo spazio: certo, figurarsi, quella è stata la più grande rivoluzione di Pep Guardiola e la più ciclopica illusione dei suoi replicanti che hanno pensato che bastasse battezzare chiunque “falso nueve” per far finta di avere Messi. Ora – con l’acquisto del cyborg-cannoniere Erling Haaland – Pep svolta e nel segno del nuovo che avanza riscopre il centravanti di sfondamento, vedi alla voce Paulo Roberto Cotechiño.

Al Barcellona Eto’o e Ibra

In realtà – se si considera la questione nello specifico – si scopre che a parte le invenzioni di Messi e De Bruyne a briglie sciolte nello spazio, i centravanti veri – e molto forti – Guardiola li ha sempre avuti. Fin dal suo primo Barcellona 2008-09, il 9 era l’allora 27enne Samuel Eto’o che – guarda un po’ – nel suo ultimo campionato in blaugrana, toccò vette realizzative mai più raggiunte. 30 gol nella Liga, 36 stagionali. Ma il feeling tra i due non c’era, questione di pelle. Partito Eto’o, arriva Ibra, non esattamente Cetto La Qualunque. Tensione, veleni, incomprensioni: due personalità troppo ingombranti per non entrare in conflitto. Traduzione: Guardiola ci dimostra che si può giocare a calcio (divinamente) anche senza un centravanti di ruolo. Buon per Pep che in quel periodo Messi è Messi all’ennesima potenza: 34, 31 e 50 gol nella Liga (e due titoli da capocannoniere) nel 2°, 3° e 4° anno di Guardiola al Barca.

Bayern, da Mandzukic a Lewandowski

Nel mentre Pep si consola con gli ultimi bagliori di Henry, si fa comprare David Villa, valuta e boccia Bojan Krkic. Il passaggio al Bayern Monaco implica un cambio di scenario. Nel suo primo anno in Bundesliga Guardiola si arrangia con quello che trova: Mario Mandzukic e Claudio Pizarro. Il cannoniere del Bayern è Mandzukic con 18 reti: esattamente come era successo a Eto’o, anche SuperMario beneficia del tocco di Pep e quell’anno segna come mai, né prima e né dopo. E’ sempre Guardiola a trasformare Thomas Muller nel miglior incursore – diciamo finto-centravanti – di quegli anni e venir ripagato da una media realizzativa assai significativa: (13, 13 e 20 reti in Bundesliga nel triennio insieme). Nel 2014 arriva a Monaco di Baviera il polacco Robert Lewandowski. Ha 26 anni, sta prendendo la rincorsa per la definitiva consacrazione. Nel secondo anno con Pep, Lewa vince la classifica dei cannonieri della Bundesliga con 30 gol, sono 42 se si considerano tutte le competizioni e da allora non è mai sceso da quelle medie. Altra conferma che con Guardiola i centravanti-centravanti vengono messi nelle condizione di dare il meglio.

Il mancato arrivo di Kane al City

Succede anche al City. Nei primi tre campionati inglesi di Guardiola il miglior marcatore del City è il Kun Aguero, che soddisfa in pieno le esigenze del tecnico i quanto a movimenti senza palla, inserimenti e puntualità in zona-gol. Poi il testimone passa a Sterling, che si offre come “utilizzatore finale” della manovra avvolgente della squadra. In tutti questi anni il terzo incomodo è Gabriel Jesus, sempre utile ma mai veramente decisivo. L’anno scorso il miglior marcatore dei Citizens in Premier League è stato Gundogan, un centrocampista. Chissà, forse Guardiola si è spinto troppo in là. Deve averlo capito la scorsa estate, quando ha chiesto insistentemente alla proprietà del City che gli prendesse Harry Kane. L’affare non si è concretizzato. Sterling ha abbassato drasticamente le sue medie realizzative, Gabriel Jesus non ha alzato le sue. E a quel punto Guardiola aveva davanti due strade. O trasformare Ederson nel primo portiere-centravanti della storia – non è detto che non ci provi prima o poi – oppure considerare la questione da un’altra prospettiva, l’unica che riporta il calcio alle sue origini. Servono i gol? Allora serve chi li si fare. Signore e signori, ecco a voi il cannoniere dei prossimi dieci anni: Erling Haaland.

Fonte Repubblica.it

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