Gravina e la battaglia con la A: “Io sono contro l’immobilismo”

ROMA – I venti padri-padroni del pallone si ritrovano domani, martedì, per tentare di eleggere un presidente autorevole che prenda il posto del dimissionario Paolo Dal Pino. Ma dietro a questa decisione, non facile, c’è anche la questione ancora più attuale dei principi informatori, i presidenti della Lega di A non accettano quanto deciso dalla Figc, a larghissima maggioranza, in novembre: il quorum passerebbe da 14 a 11 voti, evitando così (forse) quei blocchi che in Lega sinora hanno impedito non poche riforme. Mercoledì è previsto un consiglio federale e Gravina potrebbe mandare, come ha promesso, un commissario ad acta in Lega che riscriva lo statuto. Il vicepresidente Luca Percassi ha chiesto tre volte invano un rinvio a fine marzo. La resa dei conti è vicina e sembra proprio che Gravina non abbia intenzione di cedere. “Aspetto l’assemblea di domani della Lega A, e mi auguro che ci sia la fumata bianca sul presidente. Sarebbe un grandissimo passo in avanti e sarebbe più rispettoso della Federazione”.

Lo dice ai microfoni di Radio Anch’io sport di Rai Radio1 il presidente della Federcalcio. “Non si può andare avanti urlando -sottolinea- non permetto a nessuno di offendere la dignità della Federazione. Poi decideremo mercoledì, da parte mia c’è la massima disponibilità ad andare incontro alle esigenze dei club. E’ tutto da valutare”. “Non c’è frizione tra Lega Serie A e Figc, non ci sono scontri in atto -continua Gravina- Ci sono in gioco visioni contrapposte. Io sono per la modernizzazione e le riforme, altri per l’immobilismo, come per le multiproprietà. Abbiamo agito con rispetto, cercando di discutere quotidianamente per non far implodere il fragile equilibrio nella Lega di A. Il contrasto a immobilismo e minoranze di blocco è fondamentale. Mi spiace quando si parla di riforme e futuro, e poi si creano delle difficoltà e degli ostacoli” aggiunge Gravina.

“Pensiamo di inserire l’indice di liquidità come criterio di ammissione ai campionari, per la prima volta abbiamo inserito la Serie A”, spiega ancora Gravina. “Poi ci sono altri due indicatori, il parametro sull’indebitamento e poi il rapporto tra ricavi e costo del lavoro allargato. Significa mettere sotto controllo i costi di gestione. Dobbiamo inserire presupposti che salvaguardino la competizione, una serie di regole che diano prospettiva e lungimiranza. Sono anni poi che rivendichiamo la tutela del diritto d’autore e il rispetto di alcuni diritti alla base della dignità del movimento calcio”.

Tornando alla serie A, Gravina, che si augura stadi pieni al 100 per cento “già a fine mese”, spiega: “Dobbiamo trovare un nuovo format, che salvaguardi anche le piccole società. Oggi soffriamo moltissimo il peso dell’idea di spacchettare le gare, di spalmarle. Questa idea è legata alle esigenze finanziarie dei broadcaster, ma su questo andranno fatte alcune verifiche perché mi pare che i riscontri Auditel non sono così positivi”.

Altro tema. “Noi abbiamo chiesto il rinvio della giornata di serie A del 20 marzo e ci auguriamo che la Lega possa concedere a Mancini qualche giorno in più” spiega Gravina. “Sarebbe un’altra brutta pagina se l’Italia non si qualificasse per quello che rappresenta il calcio nel nostro Paese. Noi dobbiamo qualificarci, abbiamo le condizioni per poterlo fare, ci siamo complicati la vita sbagliando due rigori importantissimi. L’Italia nei momenti di difficoltà reagisce”. “Progetto Nazionale è vivo – aggiunge Gravina – non si esaurisce con vittoria Europei o una eventuale, speriamo di no, non partecipazione ai Mondiali”.

L”intervento dei giorni scorsi della sottosegretaria Valentina Vezzali ha creato un po’ di scompiglio: Gravina, spalleggiato da Malagò, ha difeso l’autonomia dello sport da quella che viene considerata una invasione di campo (forse la Vezzali è stata mal consigliata?). Ma la Lega di A è un mondo quasi a parte, le alleanze vanno e vengono. Ci sono grandi imprenditori, d’accordo, che tengono in piedi il mondo del calcio ma trovare una linea comune è stata sovente un’impresa, anche in passato.

Andrea Agnelli, leader della Juventus, sembra più defilato ultimamente, dopo che era stato bocciato il suo piano della Superlega (ma non è certo uno che si arrende). Beppe Marotta, ad dell’Inter, sovente negli ultimi tempi si è astenuto in consiglio federale: è successo anche dell’approvazione dei principi. In quella occasione, a novembre, Claudio Lotito aveva votato contro: ma il patron della Lazio, appassionato di politica sportiva, da anni è in rotta di collisione con Gravina, sin dai tempi in cui l’attuale n.1 della Figc era alla Lega di C. Lotito è riuscito a trovare 12 voti e fare eleggere Blandini come consigliere indipendente di Lega: i presidenti non volevano Simonelli, sponsorizzato da Gravina e Dal Pino. Ma Lotito sarebbe in grado di imporre Blandini anche per la presidenza? Non è semplice. Nelle prime due votazioni, la seconda appunto è domani, martedì, ci vuole un quorum di 14 preferenze. Dalla terza, la prossima settimana, ne bastano 11: attenzione ai blitz. I presidenti su una cosa sembrano concordare: non vogliono che, passati 45 giorni di fumate nere, Gravina mandi un commissario con pieni poteri a Milano. Per questo stanno cercando qualcuno che abbia l’autorevolezza tale da poter trattare col governo e con parlamento. Ma l’ipotesi di un politico, o ex (Veltroni, Casini, Alfano, eccetera) sembra sfumare per ora.

Poi, c’è Aurelio De Laurentiis, che è anche proprietario del Bari: la decisione, pur tardiva, della Figc sulle multiproprietà (vedi caso clamoroso della Salernitana) potrebbe creargli qualche problema in futuro. Inoltre, già in passato DeLa aveva minacciato, insieme con Massimo Cellino, n.1 del Brescia ora in B, di staccarsi dalla Figc. Stile Premier League: ma Gravina gli aveva subito risposto. Poi ci sono i proprietari made in Usa di Bologna, Roma, Venezia, Spezia, Genoa e Fiorentina. Sei per ora ma entro fine anno potrebbero aumentare. A parte Commisso, che era già in rotta di collisione con Dal Pino, alleato di Gravina, gli altri proprietari per ora sembrano moderati, e anche preoccupati per la non facile situazione del calcio italiano (stadi inclusi).

La Lega deve ritrovare compattezza, anche perché, prima o poi, si dovrà pure aprire un tavolo col governo. E il calcio che credibilità ha?

Gravina e la battaglia con la A: "Io sono contro l'immobilismo"Fonte Repubblica.it

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