Gol a grappoli e difesa d’acciaio: Sarri si è preso la Lazio a suon di 4-0

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Quando senti Maurizio Sarri dire cose così: “Prima di smettere, il mio sogno è giocare una partita della Lazio al Flaminio, con il nome dello stadio intitolato a Maestrelli”. Oppure così: “Sto bene con i miei giocatori. E il popolo laziale è qualcosa di particolare, ti entra nella pelle dopo un po’ che lo vivi: qui mi hanno fatto ritrovare la voglia di allenare”. Ecco, quando senti frasi di questo genere da un allenatore famoso per andare controcorrente, e cioè dire sempre quello che pensa senza curarsi delle conseguenze, allora si può capire meglio il segreto della Lazio in volo, terza in campionato e capace di vincere – prima della storia della Serie A – tre gare di fila 4-0. E i successi consecutivi sono 4. Ancora: i biancocelesti hanno il secondo miglior attacco e soprattutto la migliore difesa, con appena 5 gol subiti in 9 giornate. Incredibile per un “giochista” come Sarri, teorico del calcio offensivo.

Il segreto, dicevamo. È tutto lì, nella sintonia che si è creata quest’anno – ma già nella seconda parte della scorsa stagione – sull’asse Sarri-Lotito (che è innamorato del suo allenatore)-giocatori-tifosi. Non è una questione di Sarrismo o di Sarrilandia, anche se a vedere la Lazio ci si diverte (ha la migliore differenza reti del torneo, tra l’altro), perché il tecnico toscano ha dimostrato – come ha inutilmente ripetuto per anni – di non essere affatto integralista: ha mantenuto i suoi principi di gioco, certo, ma li ha adattati ai calciatori a disposizione, come un grande allenatore deve fare. “Non posso non tenere conto che ho un centravanti fortissimo ad attaccare la profondità”, è il concetto-base. Quindi non è un delitto a volte raccogliersi, abbassando un po’ il baricentro, per lanciare poi in verticale Immobile, che ha già raggiunto Arnautovic in testa alla classifica cannonieri con 6 gol. E in tutto in Serie A è arrivato a 188, come personaggi del calibro di Beppe Signori, Del Piero e Gilardino. In alcune partite la Lazio ha pressato alto e recuperato il pallone in tempi rapidissimi (la famosa regola dei sei secondi) come il Sarrismo impone; in altre invece è stata più furba, ha perfino tenuto la palla meno degli avversari ma li ha colpiti al momento giusto, come ieri a Firenze.

Insomma la Lazio è sarriana per la qualità che esprime, però è diventata più imprevedibile perché ha imparato a giocare in diversi modi, sa interpretare le partite e i momenti della gara. Certo è presto per sbilanciarsi sulla maturità della squadra, non a caso in Europa League fatica (grave la caduta in Danimarca) e la continuità tra le due competizioni è un obiettivo non ancora centrato, ma le potenzialità per restare in zona Champions ci sono, eccome. Soprattutto se il portiere Provedel (che sorpresa!), lo sprinter Lazzari, la coppia centrale Patric-Romagnoli, le ali Zaccagni – il migliore a Firenze – e Felipe Anderson si confermeranno ai livelli visti in questa prima parte di stagione. E poi attenti ai soliti due, cioè il genio matto Luis Alberto – utilizzato part-time è tornato a fare la differenza – e il “Sergente” Milinkovic, ormai stella acclarata del nostro campionato: è in testa alla classifica degli assist (7), vuole giocare un grande Mondiale con la Serbia ma intanto diverte e si diverte con la sua Lazio. Ci hanno messo un po’ a capirsi, Sergej e Sarri: da quando tra loro è scoccata la scintilla, la squadra ha iniziato il decollo.

Fonte Repubblica.it

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