Gioca, segna, festeggia: Mbappé sospeso tra Parigi e Madrid

REIMS – Kylian Mbappé non aveva l’aria di uno con la testa altrove. Domenica sera ha giocato a Reims dal primo all’ultimo minuto, ha fatto vincere il Psg con due gol da centravanti puro, lui che invece di solito segna con folate di vento, ha lottato, preso calci, mai tirato indietro la gamba. Nell’ultima mezzora s’è messo a disposizione di Messi, cercando di coinvolgerlo il più possibile durante i suoi primi passi nel Psg. Ha esultato con un sorriso felice, disteso: dopo la prima rete, un sontuoso colpo di testa su cross di Di Maria, è andato a festeggiare sotto la curva dei tifosi parigini, mentre dopo la seconda è corso a ringraziare Hakimi per l’assist al bacio. È insomma sembrato uno totalmente calato nella parte e nella realtà. In questa fase in cui a un sacco di calciatori viene il mal di pancia da mercato e se ne stanno in panchina a farselo passare (o glielo fanno venire mettendoceli, come Allegri con Ronaldo), Mbappé non ha fatto una piega e ci ha dato dentro come se niente fosse, come se non avesse deciso unilateralmente di andarsene al Real Madrid, o subito oppure tra un anno, quando scadrà il contratto con il Psg.

La resistenza di Leonardo e Pochettino

Da questo punto di vista, Mbappé ha dato una dimostrazione di impeccabile professionalità. E il club, a sua volta, ha reagito con fermezza alla tattica di Florentino Perez: ha respinto al mittente le due offerte madrilene (prima 160 e poi 180 milioni) e ha continuato a trattare Mbappé come se non fosse sul mercato, tenendolo al centro della squadra. C’erano dei dubbi, per esempio, sul suo impiego a Reims, ma Pochettino li ha sempre fugati e anche a fine match è rimasto coerente con la linea societaria (e con la sua): “Kylian è un nostro giocatore. L’industria del calcio è piena di voci, ma il nostro presidente e il nostro direttore sportivo sono stati molto chiari. Mbappé è uno dei migliori giocatori al mondo ed è un dono averlo con noi”.

Gli appelli di Verratti e Marquinhos

Gli appelli a restare si sono sprecati: domenica gliel’hanno rivolto Verratti e il capitano Marquinhos, ma il futuro è interamente nelle mani di Al-Khelaïfi e Leonardo e delle loro mosse da giocatori di poker: bluffano per fare in modo che il Real rilanci oltre i 200 milioni oppure sono davvero disposti a rinunciare a un affare economicamente sensazionale (incassare anche solo 150 milioni per un giocatore in scadenza di contratto sarebbe un’operazione di altissima finanza) pur di affermare la superiorità politica, economica e persino morale della proprietà qatariota? Al-Khelaïfi è una legittimazione internazionale che va cercando, dopo aver assunto la presidenza dell’Eca e un ruolo nel board Uefa: se il trasferimento di Mbappé è un gioco di potere, resterà al Psg. Se invece i parigini accetteranno di ragionare in termini meramente “calcistici”, andrà al Real.

Come Neymar nel 2019

Non manca molto al disvelamento della verità. Gli esperti più addentro alle vicende parigine fino a mercoledì scorso erano convinti che l’avrebbe spuntata Florentino, ma negli ultimi giorni ne sono assai meno persuasi e ripensano a quello che accadde due estati fa con Neymar: lui fece di tutto per andarsene, il Barcellona aveva preparato un’offerta fantasmagorica per farlo tornare ma Al-Khelaïfi e Leonardo rimasero sordi a ogni tentazione. Ma oggi può succedere lo stesso, visto il prezzo che avrebbe un no per Mbappé?

Fonte Repubblica.it

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