Gianfranco Zola: “Il Napoli ha una marcia in più, ma occhio alla Juve: è già vicina”

“Il Napoli è un passo avanti su tutte. Ma starei attento alla Juve”. Gianfranco Zola e la serie A che scalda i motori. Commentatore delle coppe per Amazon, voce e volto dei prossimi mondiali in Qatar, il baronetto della regina divora partite dal vivo e in tv. “La serie A è in una fase di effervescente ripartenza, anche per valori tecnici e tattici. Con giocatori e allenatori top che completano un quadro pregiato, aperto dal successo agli Europei. Il calcio italiano deve cogliere questa opportunità”. Pallone, dunque. Ma anche golf (“Gioco da anni con Iniesta e altri in un circuito per beneficienza”) e padel: “Mi secca aver perso da Di Matteo e Wise, per di più a Puntaldia, casa mia!”. Magic box se la ride. Spirito e umiltà, identica miscela che ha stregato gli inglesi e chiunque lo conosca. Sempre dalla stessa parte mi troverai, canta Francesco De Gregori. Ecco, Gianfranco Zola è lì.

La serie A è il torneo dei tecnici che fanno la differenza?
“È positivo che siano in gioco, portano valore, creano fiducia nei club, nei giocatori e nell’ambiente. Il campionato ne aveva bisogno. È presto per parlare di valori, ma c’è equilibrio e competitività. Sarà decisiva la guida tecnica, negli scontri diretti, tra gestione del gruppo e impegni di  coppa”.

Anche se parziali, quali sono i voti in pagella?
“Il Napoli ha una marcia in più. La vittoria, pur soffrendo con il Torino di Juric che lavora bene e si vede, svela la mentalità trasmessa da Spalletti. La squadra ha qualità, energia e fiducia. Giocare contro il Napoli significa sbattere su un muro. Poi, Osimhen è devastante”.

Da secondo di Sarri ha vinto l’Europa League al Chelsea. È l’uomo giusto per la Lazio?
“Sì. Sarri deve avere tempo e, pur con qualche passo falso, si vedono buone cose. La squadra si sta plasmando. Non vende fumo, lavora e i risultati li porterà”.

La vittoria sull’Inter come va letta?
I 3 punti li ha presi la squadra più cinica. Potevano vincerla entrambe, la Lazio è stata brava ad approfittare delle opportunità. L’Inter mostra buone soluzioni dettate da Simone Inzaghi. Partono dall’autostima e dal sapere che sono padroni del proprio destino. Per il titolo ci sono, eccome”.

Intanto, Pioli zitto zitto…
“Stefano ha dimostrato di essere bravo a gestire uomini e situazioni. Il gruppo è con lui e questo è fondamentale. I tifosi si divertono e sanno di essere sul treno giusto. Sentirò a breve Giroud, mi dicono che l’intesa e l’entusiasmo nello spogliatoio tra big e giovani sia una delle armi in più”.

Con Ibra in campo a 40 anni. Che storia!
Zlatan è fenomenale per la testa e per il fisico. Non mi sorprende che sia ancora competitivo. È un personaggio che fa bene al mondo del calcio”.

Perché Pirlo ha toppato alla Juventus?
“Perché alla Juve le transizioni non sono ammesse. Avrebbe avuto bisogno di respiro per mettere in campo progetto, idee e uomini. Un club che vince tanto e da tempo non può permettersi di non vincere. Andrea avrà altre occasioni, è un vincente”.

Dunque, il timone va a chi conosce bene la situazione?
“Sì. Max, può non piacere a tutti, ma è pratico e i conti li fa tornare. La Juve è già a ridosso delle prime con personalità e un’identità precisa. Cambiare l’abito a una donna elegante non è mai facile. Ma il sarto capace, prima della stoffa e dei colori, deve capire cosa piace al marito e agli ammiratori. La Juventus che muta pelle passa anche per risultati imprevisti. Allegri può riuscirci rischiando il minimo indispensabile”.

L’Italia se la gioca con la Svizzera per andare ai mondiali. Sensazioni?
“Siamo i campioni d’Europa non per caso. La partita è delicata, la Svizzera ci conosce, è forte e recupera Shaka. Ma l’Italia di Barella, Chiesa e Pellegrini, guidata al top da Mancini è affidabile e ne uscirà a testa alta”.

In Premier Ranieri al Watford e Jorginho in corsa per il Pallone d’oro. Sensazioni?
“Su Jorginho dico da tempo che merita il Pallone d’oro. Ranieri merita un forte in bocca al lupo, ha un bel compito. La Premier è tosta, ho visto il Brantford neopromosso mettere in crisi il Chelsea”.

Gianfranco, Buffon è tornato in B a 41 anni. Qual è il messaggio?
“Lo ricordo al Parma pressoché bambino. La scelta premia carattere, cura del proprio corpo, mentalità. L’ho fatto anche io, tornando in B al Cagliari a 37 anni. A volte un passo indietro, specie umano, è appagante. Per me lo è stato, auguro lo stesso a Gigi”.

Fonte Repubblica.it

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