Germania: finse la sua morte, 46 mesi di carcere per l’ex Schalke Hiannick Kamba

Era morto in un tragico assalto in Congo il 7 gennaio del 2016, con tanto di necrologio. Quattro anni dopo, nel maggio del 2020, la resurrezione: Hiannick Kamba, promessa mancata dello Schalke 04 è vivo e vegeto e lavora in Germania come chimico, stipendiato da una compagnia elettrica. Lo scopre il quotidiano tedesco Bild e da quel momento per l’ex giocatore iniziano i guai. Ora arriva anche la condanna a 46 mesi di carcere per frode. Esatto, non per il fatto di aver simulato la sua morte, ma perché quella morte è servita ad altro, è servita a riscuotere un’assicurazione sulla vita da un milione e duecentomila euro. Con lui è stata condannata anche la moglie, complice di questa truffa.

L’amicizia con Neuer, poi l’anonimato

Una storia strana quella di Hiannick Kamba. Scappato dalla guerra civile del suo paese, arriva in Germania all’età di 10 anni dove inizia a giocare nelle giovanili dello Schalke 04. Qui conosce e diventa amico di Manuel Neuer e dell’ex Juve Benedikt Howedes. A 18 anni il contratto con la formazione della Ruhr gli evita l’espulsione dal Paese, ma le sue doti calcistiche non sono così spiccate da portarlo a giocare in Bundesliga. Così inizia la trafila nelle serie minori del calcio tedesco da dove nasce l’idea: sparire dalla circolazione e incassare l’assicurazione sulla vita: un premio di 600mila euro che raddoppiava in caso di morte violenta. Così è, e l’assegno va nelle tasche della moglie Christina. Qualcuno, però, lo riconosce e fa partire le indagini.

Una storia tragicomica

Kamba, durante il processo, ha sempre negato ogni accusa dichiarando di essere stato rapito, trascinato in un villaggio e lasciato lì, senza soldi e senza la possibilità di contattare parenti e amici per smentire la sua prematura dipartita. Una morta inscenata, secondo l’ex giocatore, dalla moglie e dalla madre che avrebbero portato come prove anche un certificato di morte congolese. Nel 2018 Kamba, stando sempre alla Bild, si presentò all’ambasciata tedesca di Kinshasa, in Congo, dove di fatto smentì la sua morte. Ma nessuno, a quanto pare, gli credette. Una storia talmente assurda da sfociare nel grottesco. Ad ogni modo il giudice non si è fatto ammorbidire e ora, dopo i soldi, arriva il carcere, per lui e per la moglie. Uniti ancora una volta nel bene, ma anche nel male.

Fonte Repubblica.it

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