Francia-Spagna vale la Nations League. Luis Enrique: “Loro favoriti, come lo era l’Italia…”

MILANO – “La Nations League magari non è attraente come il Mondiale, ma è comunque un trofeo da portare a casa”: nella cruda sintesi di Hugo Lloris, portiere e capitano della Francia, c’è il senso della finale di San Siro tra i Bleus e la Spagna: la Nations non incendia anime e cuori, ma è certo che chi la vincerà se ne farà gran vanto.

La Spagna cerca il primo successo, la Francia il riscatto

Le motivazioni sono differenti: la giovanissima Spagna di Luis Enrique sta mettendo le basi per conquistare il futuro, sperando magari di raccogliere già qualcosa lungo la strada per raggiungerlo. La Francia campione del Mondo in carica ha invecec bisogno di ritrovare se stessa dopo la delusione europea: ha il potenziale tecnico più smisurato del pianeta, ma ultimamente ha esitato a farlo notare. E Lloris lo conferma: “Avevamo perso fiducia ed eravamo alla ricerca di un match chiave che ce la restituisse: nella gara contro il Belgio si sono presentate tutte le condizioni e lo abbiamo avuto”.

Deschamps: “La Spagna confisca il pallone”

Se quella vittoria in rabbiosa rimonta è stato davvero l’interruttore che ha riacceso la Francia, lo sapremo domani sera. “La Spagna è una squadra che confisca il pallone”, sorride Deschamps, “e questo non possiamo impedirlo, ma solo limitarlo”. La chiave della partita sarà dunque nella capacità francese di non spolmonarsi all’inseguimento del palleggio spagnolo. Deschamps tiene nascoste le sue scelte tattiche e quasi si irrita ogni volta che gli si chiede se la Francia, in difesa, si schiererà a tre o a quattro, anche se ormai l’evoluzione verso il 3-4-3 sembra assodata.

Nessun positivo oltre a Rabiot: “Non è vaccinato”, dicono in Francia

Stasera mancherà Rabiot, fermato dal Covid (in Francia si dice che non si sia vaccinato): al suo posto il giovane e fortissimo Tchouaméni del Monaco. “Non è stata una notizia piacevole”, ammette Deschamps, “ma abbiamo subito fatto un giro di tamponi rapidi e non sono emerse altre negatività”.

Le ambizioni di Luis Enrique

“Mercoledì abbiamo battuto i campioni d’Europa e adesso sfidiamo i campioni del Mondo: non c’è niente di meglio, come motivazione”: l’irriverente Luis Enrique è pronto a un’altra sfida dall’apparenza impossibile, con la sua squadra di ragazzi scanzonati che gioca come se fosse nel cortile di casa. “Ma non ci sono giovani o esperti: siamo un gruppo, una selezione che cerca di dare gioia ai propri tifosi”.

“Loro i più forti, ma la filosofia non cambia”

Anche a San Siro la Spagna proporrà i suoi ragazzi e la sua filosofia. “La Francia a livello individuale è la nazionale più forte del mondo, ma il calcio è uno sport di squadra. Dovremo adattarci, certo: loro giocano con cinque difensori e hanno un tridente formidabile, ma non è un buon motivo per rinunciare alla nostra mentalità e al nostro stile. Se il pallone ce l’abbiamo noi è meglio, perché non ce l’hanno loro: e questo è il senso. Loro favoriti? Certo, come lo era l’Italia mercoledì e come lo era anche quest’estate a Wembley. Ma ci hanno battuto solo ai rigori e l’ultima volta abbiamo vinto noi. Eravamo i meno favoriti di questa Nations League ma adesso possiamo vincerla, anche se continuiamo a essere umili e rilassati: il nostro primo obiettivo è crescere”.

Torres in dubbio: “Ma voglio il nostro primo trofeo”

I dubbi di Luis Enrique sono legati alle condizioni di Ferran Torres, il giustiziere degli azzurri, che ha dolore a un piede: “Spero di giocare, sto meglio, ma deciderò prima della partita”. L’attaccante del City è il simbolo di questa Spagna senza stelle: a 21 anni, ha già segnato 12 gol per la Spagna senza neanche essere un centravanti: “Difatti sono meglio come ala. Per me è importante segnare, ma la motivazione è giocare per la Spagna: è una finale e per tanti di noi è la prima volta, sarebbe fantastico vincere”. E se non avessero ancora l’età per farlo: “Guardiamo la qualità dei giocatori, non l’età”.

Laporte francese di Spagna, gli Hernandez spagnoli di Francia

Lo stopper francese Laporte, già convocato da Deschamps nel 2020 (ma si infortunò e non debuttò) giocherà con la Spagna, la nazione in cui si trasferì sedicenne, reclutato dall’Athletic Bilbao. I fratelli Hernandez, che sono invece cresciuti in Spagna, dove la madre si trasferì quando il padre abbandonò la famiglia e Theo e Lucas ancora piccolissimi, hanno scelto di rappresentare la Francia. Anche Griezmann è stato in bilico, visto che si è formato nella Real Sociedad, dove è approdato quando aveva solo 13 anni: non ha mai giocato in un club francese, ma solo nella Liga.

Fonte Repubblica.it

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