Finale di Champions a Parigi, la vittoria di Al-Khelaifi

Finale di Champions a Parigi, la vittoria di Al-Khelaifi

Non che servissero conferme, ma è sempre più evidente che Nasser Al-Khelaïfi è l’uomo forte del calcio mondiale. Il qatariota, presidente del Paris Saint Germain e dell’associazione dei club europei Eca, ha incassato l’ennesima pesante vittoria diplomatica. Dopo la decisione da parte della Uefa di non disputare la prossima finale di Champions a San Pietroburgo, in risposta alla guerra russa in Ucraina, come sede alternativa è stata scelta Parigi. La partita più importante della stagione calcistica europea per club sarà ospitata nella città del Psg, che in caso di finale giocherebbe quindi in casa. L’impianto prescelto è lo Stade de France, non il Parco dei Principi. E i criteri per la vendita dei biglietti dovrebbero essere tarati in modo da non avvantaggiare una delle due finaliste. Ma il dato resta: “Ici c’est Paris”, come recita il più noto slogan della tifoseria del club di Mbappé, Messi e Neymar.

L’asse Parigi-Doha nel calcio

È vero che una finale Champions a Parigi non si gioca dal 2006, quindi la scelta da un punto di vista della rotazione dei Paesi ospitanti è appropriata. Ma è vero anche che molte altre città si erano candidate, anche in modo esplicito. Il sindaco di Londra, Sadiq Khan, appoggiato dal governo britannico, aveva subito messo le mani avanti: “Sarebbe un privilegio per noi”. Ma non è bastato a scardinare l’asse Parigi-Doha, mai così forte come oggi.

Il Psg, che da solo ha un terzo del fatturato dell’intera Ligue 1, per la Francia è un patrimonio nazionale. E di quel patrimonio dispone Al-Khelaïfi. La stampa francese riferisce di pressioni da parte del governo sulla stella Kylian Mbappé per rinnovare il proprio contratto con il club. D’altra parte, quella fra Francia e Qatar è un’intelligenza calcistica tutt’altro che inedita, visto che è stato proprio le Roi Michel Platini, ai tempi in cui era presidente Uefa, uno degli sponsor del mondiale a Doha. Un impegno che gli ha procurato guai giudiziari.

L’ascesa di Al-Khelaïfi

Rispetto Mohamed Bin Hammam – per decenni ministro degli esteri de facto del progetto di grandezza calcistica della famiglia reale del Qatar, squalificato a vita per corruzione dalla Fifa nel 2011 – Al-Khelaïfi ha un profilo molto più spendibile. Bin Hammam, figlio di un’infermiera divenuto ricchissimo costruendo grattacieli, aveva tutti i crismi del self made man, nel bene e nel male.

Al-Khelaifi, presidente e amministrato delegato di beIN Media Group e del fondo sovrano Qatar Investment Authority, usa modi gentili ed è ben accolto nella cittadella della finanza mondiale. Ha sempre investito fortemente in Europa, spendendo le ricchezze del sovrano nei magazzini Harrods e nella Volskwagen,  nello sviluppo dell’area di Porta Nuova a Milano e ovviamente nel calcio, mondo in cui si è mosso con abilità assoluta. È stato il principale alleato del presidente Uefa Aleksander Ceferin nell’opporsi al progetto Superlega. Al-Khelaïfi è stato eletto come presidente dell’Eca dopo le dimissioni di Andrea Agnelli. Ha saputo sfruttare meglio di tutti la sospensione dei vincoli del Financial fair play in periodo di pandemia, portando a Parigi nell’estate del 2021 Messi, Hakimi, Sergio Ramos e Donnarumma. Ora si prepara a fare il padrone di casa per due volte in sei mesi, prima per la finale Champions, poi per i mondiali.

Fonte Repubblica.it

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