Fifa, Blatter e Platini “hanno truffato”: il pm svizzero chiede il rinvio a giudizio

BELLINZONA – Mandare a giudizio l’ex presidente dell’Uefa Michel Platini e l’ex numero uno della Fifa Sepp Blatter, incriminati per truffa: è la richiesta avanzata dal pubblico ministero della Confederazione elvetica per il caso del pagamento sospetto di 2 milioni di franchi (1,8 milioni di euro) che dal 2015 ha portato i due noti personaggi ad essere banditi dal calcio mondiale. Spetta ora al Tribunale penale federale di Bellinzona, dove verranno depositate le accuse, decidere sullo svolgimento di un processo contro i due ex dirigenti, perseguiti anche per “appropriazione indebita”, “violazione di fiducia” e “falsificazione di titoli”.

Pm: “Pagamento a Platini predisposto illecitamente”

Al termine delle indagini durate sei anni, il pm accusa l’ex numero uno della Fifa e “Le Roi” di “aver illecitamente predisposto il pagamento di 2 milioni di franchi a Michel Platini da parte della Fifa”, come riporta in un comunicato la procura confederale. Il tre volte Pallone d’Oro ha infatti assistito il dirigente svizzero tra il 1998 e il 2002, durante il suo primo mandato alla Fifa, secondo un contratto scritto firmato nel 1999 e concordando un compenso annuo di 300.000 franchi svizzeri, “fatturato dal Sig. Platini e interamente versato dalla Fifa”. Tuttavia nel 2011, “a più di otto anni dalla fine della sua attività di consulente”, l’ex capitano dei Bleus “ha affermato una pretesa di 2 milioni di franchi svizzeri”, pagati dall’autorità calcistica “con il concorso” di Sepp Blatter, ritenuta “infondata” dall’accusa.

La difesa dei due ex dirigenti

I due diretti interessati hanno sempre sostenuto, fin dall’inizio dell’indagine, di aver deciso oralmente uno stipendio annuo di un milione di franchi svizzeri per questo lavoro di consulenza, senza che le finanze della Fifa lo consentissero al momento, per cui il saldo della cifra è avvenuto poi in ritardo. Secondo il diritto svizzero, la semplice truffa è punita con cinque anni di reclusione “o con una sanzione pecuniaria” .

Fonte Repubblica.it

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