Esame d’inglese e Mancini bacchetta: “Italia a chi la ama”

Esame d'inglese e Mancini bacchetta: "Italia a chi la ama"

Esame d'inglese e Mancini bacchetta: "Italia a chi la ama"

MILANO – «I giocatori devono essere contenti di venire in Nazionale sempre, non certi mesi sì e certi altri no». Si apre l’era del pugno duro di Mancini e del team manager Oriali. D’ora in poi le porte di Coverciano saranno molto meno girevoli per chi non dimostra attaccamento alla maglia azzurra: le troverà sbarrate.  È indicativo che la svolta avvenga prima dell’appuntamento che evoca il periodo più felice, quando il gruppo sembrava senza crepe. C’era una partita gioiosa dell’Italia con l’Inghilterra, poco più di 14 mesi fa a Wembley: la finale dell’Europeo. Stasera ce n’è un’altra a San Siro, ben più malinconica: ci si gioca la salvezza nella Lega A della Nations League, anche se gli azzurri, vincendo, ripetendosi lunedì in Ungheria e sperando che la Germania non si prenda 6 punti, potrebbero ancora aspirare alla Final Four. Però gli inglesi, che sono ultimi con 2 punti e che canteranno per la prima volta l’inno “God Save the King”, potranno consolarsi col Mondiale. La Nazionale invece no: se non perde, può quasi blindare la testa di serie per le qualificazioni a Euro 2024, ma poi senza Qatar rischia nel ranking Fifa (oggi è al 7° posto) di tornare a dicembre diciottesima o giù di lì, come nel maggio 2018, inizio del ciclo Mancini. Il quale tuttavia al gioco dell’oca non ci sta: basta con l’indulgenza.

Oggi Paolo Rossi avrebbe compiuto 66 anni e a lui, che da calciatore rispondeva all’appello anche se il dolore alle ginocchia lo faceva piangere, non sarebbe dispiaciuto il monologo del ct contro chi torna a casa al minimo dolorino oppure perché fiuta aria di tribuna o perché i club lo pressano o addirittura perché ha prenotato le vacanze. Le prime due cose sono accadute più di una volta, dopo l’Europeo, e hanno contribuito alla mancata qualificazione al Mondiale. Nella finestra di Nations di giugno i lievi infortuni di Zaccagni e Lazzari avevano suscitato più di un sospetto e i cori antilaziali di Zaniolo erano valsi la censura al romanista, che alla Nazionale immolò un ginocchio. Il castigo per i tre era dunque scritto, al di là dell’attuale infortunio di Lazzari. Ma il fastidio del ct per le formazioni troppo appese alle lune altrui si estende dal presente – sembrano al di sopra di ogni sospetto le partenze anticipate di Verratti, Politano, Pellegrini e Tonali, che fino all’ultimo prova a restare – al passato prossimo e remoto. Come dimenticare certi fuggi fuggi, anche alla vigilia di partite fondamentali (vedi Irlanda del nord), di giocatori poi scesi in campo col loro club?

Non si è mai tirato indietro, lo attesta l’aggancio a 117 presenze di Chiellini e De Rossi, il goleador di Wembley Bonucci. Il neocapitano, in piena tempesta juventina e personale, avvisa il pubblico del Meazza: guai a chi fischia Donnarumma, come nell’ottobre 2021: «Era gente senza cervello». Peggiori, già bollati da Acerbi e Immobile, sono gli odiatori via web:«È una piaga sociale». Gli inglesi hanno dato l’esempio: un tweet razzista a Rashford, per il rigore sbagliato a Wembley, è costato all’autore 6 settimane di reclusione.

In tutto questo c’è anche la partita. Per Southgate è una prova di Mondiale, sotto esame Tomori e forse per uno spezzone il neofita Toney, mentre Kane (50 gol) avvista il record di Rooney (53). A Mancini l’emergenza ha suggerito l’alternanza tra il 4-3-3 classico, il 3-5-2 e il 4-4-2. In caso di tridente, ballottaggio a sinistra tra Raspadori e Grifo, a destra tra Cancellieri e Gabbiadini a quasi 5 anni dalla sua ultima volta proprio a San Siro nello spareggio con la Svezia. Al Meazza, per Milan e Inter, sono state già superate 7 volte le 70 mila presenze. Ma stasera 50 mila sarebbero un successo, a dispetto dei prezzi popolarissimi.

Fonte Repubblica.it

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