Effetto Vlahovic sulla corsa scudetto, ora la rimonta della Juve fa paura a tutti

TORINO – L’effetto Vlahovic sulla Juventus è oramai conclamato, è una botta di gol e di adrenalina, è la scarica elettrica che ha mandato in subbuglio la composizione chimica stessa della squadra bianconera, che da quando possiede il nuovo centravanti ha riscoperto il piacere di sentirsi forte e ha ricominciato a guardare di sottecchi l’alto della classifica. Vlahovic ha cambiato lo status della Juventus.

Vlahovic e l’effetto scudetto

Adesso c’è però anche un pesantissimo effetto Vlahovic sul campionato, perché nel giro di quattro settimane il centravanti serbo ha fatto capire di poter spostare gli equilibri e di essere l’unico giocatore della serie A ad essere davvero decisivo con la sua sola presenza. Oggi i rivali per lo scudetto non guardano più la Juve nello stesso modo e sentono il peso della pressione bianconera alle loro spalle: e se fosse questa una delle ragioni del brusco rallentamento di Inter e Milan? E se esistesse una sorta di effetto Vlahovic di sponda?

L’unico bomber a fare la differenza

Di sicuro, nell’alta classifica nessuno ha un giocatore così, in area di rigore. L’Inter si affida a un attaccante 35enne (Dzeko) e a una spalla più giovane (Lautaro) ma in piena crisi (e comunque mai prolifico come dovrebbe esserlo il bomber di una grande), il Milan ha due centravanti decisamente âgés (Giroud e Ibra) che alternano gol e acciacchi, tant’è che se le sue sorti realizzative sono adesso appese a una punta esterna mai andata in doppia cifra in carriera (Leao). Il Napoli avrebbe, lui sì, un attaccante in grado di confrontarsi con Vlahovic sul suo stesso terreno, ma per sfortuna o per fragilità Osimhen è da due anni un campione a mezzo servizio.

Il confronto (stravinto) con Osimhen

Il serbo viene da 61 partite su 63 giocate dall’inizio, il nigeriano da una sfilza infinita di problemi. In queste due stagioni, Vlahovic è stato titolare 64 volte su 72, Osimhen 35 su 86. Lo juventino ha saltato una sola partita per cause di forza maggiore: non venne convocato per Cagliari-Fiorentina, l’ultima gara in viola prima del cambio di casacca, senza una motivazione ufficiale, ma probabilmente a causa del coronavirus. Nello stesso periodo, Osimhen ha già avuto cinque infortuni diversi (spalla, testa, polpaccio, zigomo, Covid).

La connessione tra Dusan e i compagni

L’impatto di Vlahovic è dunque devastante e non ha paragoni in serie A se non con Immobile, che ha la stessa incidenza e i medesimi effetti sul gioco e i risultati della Lazio, che difatti in sua assenza ha vinto appena due volte su sei e per altro contro avversari di bassa classifica, Genoa e Venezia. Nessuno, insomma, ha lo stesso effetto terremotante sulla classifica che sta avendo e che potrà avere Vlahovic, che a Empoli ha anche giocato la prima vera partita “insieme” alla Juventus, scambiando palloni e posizioni con Kean e con Morata, fungendo sia da terminale che da punto d’appoggio offensivo. Se nel derby aveva ricevuto qualche richiamo da Allegri perché continuava a mantenere una posizione centrale anziché defilarsi per portare fuori zona il suo marcatore Bremer, a Empoli i suoi movimenti sono stati più ragionati. “È un ragazzo che ha voglia di vincere”, ha detto l’allenatore, “che ha carattere, che lotta e soprattutto che ha voglia di imparare molto: in quest’ultima partita si è mosso di più, non è rimasto solamente centrale e questo è stato un vantaggio importante per lui e per noi”.

Quell’esultanza trascinante per un fallo ricevuto

Inoltre, il 7 bianconero trascina i compagni anche con la personalità e l’esempio. Quando, al terzo minuto dopo il novantesimo, ha combattuto come un ossesso per difendere un pallone e guadagnare un fallo vicino alla linea laterale a due passi dalla panchina, ha esultato come se avesse segnato un gol contagiando d’entusiasmo persino Allegri, che non è uno che in genere si lasci trasportare dalle emozioni. Ma Vlahovic ha trasmesso elettricità pure a lui. Che effetto.

Allegri non crede allo scudetto, ma davanti “svengono”

Allegri non ha voluto correggere la quota scudetto. “Resta a 85, al massimo a 84”, vale a dire matematicamente fuori dalla portata della Juventus, che non può andare oltre 83. Ma è un dato di fatto che da quando Max disse, tre settimane fa, che “noi siamo fuori dal giro scudetto, a meno che quelle davanti non svengano”, là in alto si sono verificati ripetuti mancamenti, tant’è che sembra ben difficile che una delle tre davanti (“Le tre dell’Ave Maria”, le chiama Allegri) superi in cavalleria il limite degli 83 punti. “Il nostro obiettivo rimane il quarto posto”, posizione per la quale restano in lotta Lazio e Atalanta, altra squadra pesantemente penalizzata dalla mancanza di un centravanti dirimente, visti i ripetuti infortuni di Zapata e la stagione scadente di Muriel. Insomma, in serie A non c’è nessuno con le capacità decisive di Vlahovic, la cui ombra si sta sinistramente allungando sulle prime tre della classifica. Infatti alla Juve cominciano ad ammiccare: “Per istinto, un’occhiata al primo posto la diamo sempre”, sorride Szczesny. “Cerchiamo di vincere tutte le partite e di arrivare a 83 punti, poi vediamo cosa succede. Certo è che Vlahovic ci ha portato tanto entusiasmo e tanta qualità. E quando è davanti alla porta non sbaglia mai”. Prima, davanti alla porta la Juve manco ci arrivava, mentre adesso ci vede attraverso un futuro spalancato.

Effetto Vlahovic sulla corsa scudetto, ora la rimonta della Juve fa paura a tuttiFonte Repubblica.it

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