Ecco la Premier-Nba, Klopp insegue Guardiola, solo Ronaldo è in fuga

Ecco la Premier-Nba, Klopp insegue Guardiola, solo Ronaldo è in fuga

LONDRA. Riparte il campionato più bello del mondo e più deprimente per il resto del mondo. Venerdì sera Crystal Palace-Arsenal, primo dei tanti derby londinesi che inaugura la Premier League 2022/2023. Poi Fulham-Liverpool, Everton-Chelsea e Tottenham-Southampton (sabato) e Man United-Brighton e West Ham-Manchester City domenica. Come una Nba del calcio, o forse la vera Superlega, agli altri toccano gli scarti, spesso over 30, come i pur fenomenali Mané (al Bayern Monaco), Lewandowski (al Barça) o Di Maria e Wijnaldum a Juve e Roma. Qui in Inghilterra no. Escludendo Koulibaly preso dal disperato Chelsea in difesa, i grandi acquisti dei big hanno tutti meno di 30 anni: Haaland al City (22 anni per 62 milioni di cartellino), Richarlison al Tottenham di Conte (25 anni per 72 milioni), Darwin Nunez per il Liverpool (23 anni per 102 milioni), Sterling per il Chelsea (27 anni e 56 milioni), Lisandro Martinez allo United (24 anni e 68 milioni) Gabriel Jesus all’Arsenal (25 anni per 55 milioni) fino al 23enne Scamacca, al West Ham per 45 milioni. Cifre oramai impensabili persino per Real e Barcellona.

Insomma, il capitale umano, fisico e finanziario della Premier, quest’anno arricchito anche dal ritorno del Nottingham Forest con due Coppe Campioni in bacheca mentre uno come Cucurella del Brighton vale più di 60 milioni, oramai è debordante. Di questo passo (e velocità in campo), il divario con gli altri campionati aumenterà in futuro. Chissà perché Boris Johnson, e le proteste dei tifosi, hanno affondato la SuperLega l’anno scorso.

Guardiola e la sindrome Ibrahimovic

Lo spaventoso Haaland potrà essere un problema per Pep, devotissimo al “falso nueve”? Con Ibrahimovic Guardiola fallì al Barcellona, con Lewandowski non ha mai vinto una Champions. Ora, c’è la prova del fuoco con il norvegese concepito dai genitori nello spogliatoio del Leeds. Per i campioni in carica è andato via Sterling, ma è arrivata sostanza a centrocampo con Kalvin Phillips dal Leeds per 60 milioni. Il Manchester City è favorito, ancora una volta.

Il Liverpool e la maledizione del secondo posto

Via Origi e Mané, colonna del tridente di Klopp, dentro l’uruguaiano Darwin Nunez e attenti al giovanissimo Fabio Carvalho dal Fulham. Per il resto, serviva poco a una squadra che l’anno scorso ha sfiorato il quadruplete, mancando all’ultima curva campionato e Champions. Ma stavolta i Reds potrebbero spuntarla, come nella Supercoppa vinta giorni fa.

Il Chelsea a (poche) stelle e strisce

Sarà un anno di transizione per i Blues, forse rivoluzione, con il nuovo boss Todd Boehly al posto di Abramovich. Certo, Tuchel lavora al meglio nelle difficoltà, vedi la Champions di due anni fa. Difesa decimata dagli addii di Rudiger e Christiensen, Koulibaly ci ha messo una toppa (da vedere nella difesa a 3). Sterling perfetto per l’affilato gioco offensivo di Tuchel. Per il resto, poco o nulla: Lukaku è scappato, Timo Werner quasi.

Mal (United) di Ronaldo

Lisandro Martinez per la difesa per mettere in soffitta Maguire, la favola di Eriksen per il centrocampo, Malacia dal Feyernoord per l’attacco. Altrimenti, gli stessi Red Devils del disastroso anno scorso, senza Pogba e forse senza l’irrequieto Ronaldo. Ma la vera scommessa è l’allenatore Ten Hag, fenomenale con l’Ajax, sperando che non sia un altro Van Gaal.

Le polveri (asciutte?) dei Gunners

Arteta, provaci ancora. Quarto anno per il discepolo di Guardiola: riuscirà l’Arsenal ad arrivare almeno in Champions stavolta? Forse sì, se questi tre grandi colpi funzioneranno: Gabriel Jesus dal City finalmente al posto di Lacazette, attenzione a Fabio Vieira dal Porto e Zinchenko dal City.

E se Conte…

Dopo il posto Champions dell’anno scorso, Conte al Tottenham proverà a fare un altro miracolo, come al primo anno al Chelsea. Acquisti mirati (Perisic, Bissouma e Spence) altri roboanti (il “Ravanelli” brasiliano Richarlison), una macchina oliata e spietata che l’hanno scorso ha camminato su tutti. Non succede, ma se succede.

Fonte Repubblica.it

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