Dzeko e Mkhitaryan, gli ex Roma rilanciano l’Inter del laziale Inzaghi

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MILANO — In comune non hanno solo il passato nella Roma e più di trent’anni di età. Ad accomunare Edin Dzeko, classe 1986, ed Henrikh Mkhitaryan, nato nel 1989, è anche la parabola gloriosa in questa stagione. Ai blocchi di partenza, in agosto, sarebbero dovuti essere riserve dell’Inter. Riserve di qualità, certo, ma pur sempre riserve: Dzeko di Lukaku e Lautaro, Mkhitaryan di Çalhanoglu e Barella. Il destino ha fatto in modo che i due giocatori divenissero i simboli della rinascita interista, dopo un avvio in affanno.

Dzeko e Mkhitaryan, decisivi nel momento che conta

Dzeko l’8 ottobre ha segnato una doppietta al Sassuolo, per poi svoltare con il suo ingresso in campo le sorti della partita contro la Fiorentina al Franchi e – dulcis in fundo – fare altri due gol al Viktoria Plzen, lanciando l’Inter agli ottavi di Champions con una giornata di anticipo. Stesse gare, altro giocatore: Mkhitaryan a Reggio Emilia contro i neroverdi ha servito un assist al suo ex compagno dei tempi della Roma, contro la Fiorentina ha segnato il rocambolesco gol del 3-4, e mercoledì sera a San Siro contro i cechi ultimi nel girone ha aperto le marcature. Insomma, in tre delle più decisive partite dell’Inter nell’ultimo mese c’è la firma di entrambi i vecchietti terribili, arrivati a Milano dalla Capitale senza che un euro fosse pagato alla loro ex squadra. Si erano messi in viaggio verso Milano per motivi diversi: il bosniaco era stato lasciato partire per l’ingaggio troppo alto (7 milioni), l’addio dell’armeno a parametro zero in estate aveva invece straziato Mourinho, che aveva fatto di tutto per convincerlo a rinnovare. Senza però riuscirci.

Dzeko e il rinnovo con l’Inter: dubbi sul futuro

Eletto dalla Uefa miglior giocatore della partita, Dzeko nell’intervista di rito ha dribblato le domande sul suo futuro. Il bosniaco, a contratto con l’Inter fino al prossimo 30 giugno a 9,25 milioni di euro lordi a stagione, si è limitato a dire: “Non penso al rinnovo. La stagione è in corso, penso a giocare. So quanti anni ho ma mi sento bene, voglio giocare a questi livelli perché sento che ce la faccio ancora. Mi basta stare bene fisicamente, il resto arriverà. Se mi vedo con la maglia dell’Inter? Certo, poi vedremo”. Immaginare un rinnovo del suo contratto, a 36 anni, solo tre mesi fa sarebbe stato difficile. Ma ora la domanda è: perché l’Inter dovrebbe privarsi di Dzeko? Di questo Dzeko, in particolare? Ecco un’altra questione da risolvere, sul tavolo di Marotta e Ausilio. Diversa la situazione di Mkhitaryan, a contratto fino alla fine della stagione 2023/24.

Inzaghi e il turnover nelle gare che contano

Con il pieno recupero di Lukaku, già anticipato dai dieci minuti con gol al Viktoria, e di Brozovic, che potrebbe recuperare in tempo per andare in panchina con la Samp, inevitabilmente le gerarchie cambieranno. Il belga, tornato a Milano da Londra con un prestito oneroso, è rientrato in Champions dopo due mesii di stop. Visto che il posto di Lautaro non è contendibile, e che l’ex laziale Inzaghi gioca con due punte, sulla carta toccherebbe proprio a Dzeko farsi da parte nelle gare più importanti, come d’altra parte faceva a inizio stagione, quando era abbonato ai venti minuti finali di partita. A centrocampo la dinamica è simile. Il croato è da anni la mente del gioco interista e il suo rientro spingerà Çalhanoglu, oggi regista supplente, a tornare alla mezzala. Visto che Barella è intoccabile – e ci mancherebbe – dovrebbe essere proprio Mkhitaryan a non avere più il posto sicuro. Ma come li metti in panchina due come Edin ed Henrikh? La risposta ovvia è: ci saranno tante partite, e spazio per tutti. Vero. Ma è vero anche che i due ex romanisti hanno dimostrato di sapere fare la differenza proprio nelle gare che contano di più. Quelle da “miglior undici possibile”, per intendersi.

Fonte Repubblica.it

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